22 Maggio 2022

Diritti umani, la situazione in Italia non è buona. Il Rapporto di Amnesty International del 2021

Il “Rapporto 2021 – 2022. La situazione dei diritti umani nel mondo”, pubblicato da Amnesty International, svela ancora una volta le violazioni ai danni dei cittadini di 154 Paesi analizzati. Ecco la situazione italiana

Femminicidi, Ddl Zan, diritto al lavoro e alla salute negati, migranti respinti e criminalizzazione di chi li aiuta, come Mimmo Lucano. E poi gli accordi con la Libia e le torture da parte delle forze dell’ordine. La situazione dei diritti umani in Italia è pessima.

Il “Rapporto 2021 – 2022. La situazione dei diritti umani nel mondo”, pubblicato da Amnesty International, ha analizzato le violazioni ai danni dei cittadini di 154 Paesi. La situazione italiana è inquietante. Durante il secondo anno di pandemia, infatti, sono stati violati i diritti dei lavoratori, a partire dagli operatori sanitari, ma anche il diritto alla salute, con gli anziani delle Rsa maltrattati. Pessimo anno per la violenza di genere, con 102 femminicidi, diritto all’aborto negato e affossamento del disegno di legge Zan per combattere le discriminazioni sessuali. Lo stesso si può dire dei diritti dei migranti, a causa anche della cooperazione con la Libia e la criminalizzazione di chi solidarizza con loro. Amnesty ricorda infatti la condanna a 13 anni inflitta all’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano e la criminalizzazione delle Ong. Accuse di tortura e maltrattamenti per le guardie del carcere di Santa Maria Capua Vetere .

Diritti dei lavoratori

Nell’ottobre 2021, Amnesty International aveva chiesto al governo italiano di rispondere alle preoccupazioni lanciate dalle operatrici e gli operatori sanitari e sociosanitari sulla gestione del loro lavoro durante la pandemia. Le preoccupazioni riguardavano le condizioni irrispettose della salute e della sicurezza, i lunghi turni senza adeguati riposi e soprattutto le inadeguate condizioni di lavoro e di sicurezza nelle strutture residenziali per persone anziane e le ritorsioni subite per averle denunciate. Emblematico il caso di un lavoratore che, a marzo 2020, era stato licenziato per aver rivelato le precarie norme di sicurezza in una struttura residenziale privata per anziani. Il Tribunale di Milano, nel maggio 2021, ha dichiarato ingiusto il licenziamento perché le sue rivelazioni erano di interesse pubblico per prevenire i decessi.

Diritto alla salute

La condizione di vita degli anziani, messe a dura prova nelle Rsa, è peggiorata per la mancanza di contatti con il mondo esterno. Nonostante le riaperture e la legge sul Green Pass, che consentiva visite quotidiane, molte case di riposo sono rimaste chiuse e hanno negato agli ospiti le visite famigliari. A fine 2021, ancora nessun inchiesta era stata fatta su questi comportamenti.

Violenza sulle donne

Un numero ancora altissimo di femminicidi è stato commesso durante il 2021. Ben 102 donne sono state uccise, 70 delle quali da partner o ex partner.  A dicembre, il governo ha approvato un disegno di legge per rafforzare le misure di prevenzione, tra cui un risarcimento provvisorio anticipato durante le indagini penali per le vittime che denunciano l’abuso e poteri più ampi per le autorità di adottare misure di sorveglianza e coercitive contro i perpetratori di violenza. A livello culturale, poco o nulla è stato fatto. Le donne si sono viste negare, inoltre, il diritto all’aborto, con un numero sempre crescente di medici che si sono rifiutati di praticarlo.

Ddl Zan

Amnesty International segnala che la mancata approvazione in Senato del Ddl Zan, in ottobre, ha leso i diritti delle persone disabili e Lgbt. Il disegno di legge, volto a combattere la discriminazione e la violenza basate sul genere, l’orientamento sessuale e la disabilità, avrebbe consentito le stesse tutele a disposizione delle vittime di incitamento all’odio e di crimini d’odio basati su motivi razzisti, religiosi, etnici e nazionalisti.

Diritti dei migranti e dei rifugiati

Moussa Balde, cittadino della Guinea, si è ucciso nel maggio del 2021 mentre era detenuto nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Torino. La sua morte è l’emblema dello status dei rifugiati e dei migranti in Italia, detenuti in condizioni che violano i diritti umani, afflitti da mancate regolarizzazioni, schiavizzati e vittime di gravi aggressioni, come il caso di tre braccianti africani che, in aprile, sono stati colpiti da colpi di arma da fuoco sparati da un’auto in corsa. L’aggressione è avvenuta in provincia di Foggia, mentre i tre lavoratori stavano rientrando nelle loro case di Rignano. Due di loro sono rimasti feriti, di cui uno in modo grave. Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, in ottobre, ha rilevato che gli stranieri che lavorano nell’agricoltura, nell’abbigliamento e nella logistica in Italia sono intrappolati in un ciclo di sfruttamento, schiavitù del debito e violazioni dei diritti umani. Il governo italiano aveva varato, nel 2020, una misura di regolarizzazione che mirava a garantire che le persone con status irregolare potessero ottenere permessi di soggiorno e di lavoro e accedere ai servizi sanitari durante la pandemia. La misura, secondo Amnesty, ha raggiunto risultati limitati. Su 230 mila richieste, solo 60 mila persone avevano ottenuto qualche documentazione. 300 mila persone erano, a fine anno, ancora senza documenti, il che ha reso difficile per loro anche l’accesso al vaccino.

Cooperazione con la Libia

L’Italia e l’Unione Europea continuano a collaborare con la Libia nonostante le prove degli abusi che commette sui migranti. Sono state più di 32 mila le persone che sono state fermate in mare dalla Guardia Costiera libica e riportate nel Paese. Si tratta del numero più alto registrato finora. L’Italia ha prolungato di un altro anno il dispiegamento di personale militare e civile in Libia per assistere le autorità di controllo delle frontiere, aiutando anche con risorse essenziali per le intercettazioni marittime. I programmi italiani per l’evacuazione dalla Libia per i richiedenti asilo, invece, sono stati disattesi. Solo 45 persone a giugno e 93 a novembre sono state trasferite in Italia. Aumentate le morti accertate nel Mar Mediterraneo: nel 2021 sono morte 1.553 persone rispetto alle 999 dell’anno precedente.

Il caso Mimmo Lucano e le Ong del mare

Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, per molti anni ha organizzato un sistema di accoglienza per rifugiati, richiedenti asilo e migranti nel suo piccolo paese della Calabria. Un modello di accoglienza acclamato a livello internazionale, ma che in Italia è stato criminalizzato. Mimmo Lucano è stato condannato, infatti, a 13 anni e due mesi di reclusione per cattiva amministrazione e appropriazione indebita, nonostante sia stato riconosciuto che non aveva tratto profitto dalla sua condotta. Criminalizzazione che è avvenuta anche nei confronti delle Ong che operano in mare, salvando migliaia di vite. In Sicilia, infatti, sono state incriminate 21 persone appartenenti agli equipaggi di Iuventa e delle navi di Medici senza frontiere e Save the Children, per “favoreggiamento dell’immigrazione irregolare”, in relazione alle operazioni di soccorso condotte nel 2016 e nel 2017.

Torture in carcere

A settembre, i pubblici ministeri hanno formulato accuse di tortura e altri maltrattamenti contro 120 guardie carcerarie e alti funzionari dell’amministrazione penitenziaria, per un pestaggio di gruppo avvenuto nell’aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in Campania. Le torture hanno riguardato 177 detenuti e hanno causato la morte di uno di loro. Amnesty International ha mostrato la sua preoccupazione per il ripetersi di casi di tortura nei confronti di persone in carcere e in custodia di polizia.