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I 5 referendum abrogativi sulla giustizia del 12 giugno

Tra un mese voteremo 5 referendum abrogativi sulla giustizia Il 12 giugno 2022 gli italiani sono chiamati a votare per...

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Tra un mese voteremo 5 referendum abrogativi sulla giustizia

Il 12 giugno 2022 gli italiani sono chiamati a votare per cinque referendum ammessi dalla Corte costituzionale. Tutti e cinque riguardano la giustizia.

La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili tre quesiti: fine vita, cannabis e responsabilità diretta dei magistrati. Ne ha ammessi invece cinque, che intervengono su aspetti dell’ordinamento penale e giudiziario.

Tre di questi cinque quesiti, tuttavia, (quelli inerenti a consigli giudiziari, correnti del Csm e separazione delle funzioni) potrebbero essere annullati se, prima della data delle elezioni, venisse approvata definitivamente dal Parlamento la “riforma Cartabia”, che interviene sulle medesime questioni.

Primo quesito: incandidabilità per i politici con reati gravi

Come riporta il sito informativo dedicato al Referendum sulla giustizia, “il decreto legislativo (la legge Severino) che porta la firma dell’ex ministro della Giustizia Paola Severino prevede incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, per i consiglieri regionali, per i sindaci e per gli amministratori locali in caso di condanna”.

Ha valore retroattivo e prevede, anche a nomina avvenuta regolarmente, la sospensione di una carica comunale, regionale e parlamentare se la condanna avviene dopo la nomina del soggetto in questione. Per coloro che sono in carica in un ente territoriale basta anche una condanna in primo grado non definitiva per l’attuazione della sospensione, che può durare per un periodo massimo di 18 mesi.

Il quesito è dunque: “Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190)?”.

Secondo quesito: misure cautelari

La custodia cautelare “è una misura coercitiva con la quale un indagato viene privato della propria libertà” nonostante non sia stato ancora riconosciuto colpevole di alcun reato. “Circa mille persone all’anno vengono incarcerate e poi risulteranno innocenti. Dal 1992 al 31 dicembre 2020 si sono registrati 29.452 casi”. Come si legge su referendumgiustizia.it, l’Italia è il quinto Paese dell’Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in custodia cautelare: il 31%, un detenuto ogni tre.

Quesito: “Volete voi che sia abrogato il Decreto del Presidente della Repubblica (…) limitatamente alla seguente parte (…) “o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni nonché’ per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui all’articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195 e successive modificazioni”.

Terzo quesito: la separazione delle carriere

Per l’ordinamento italiano i magistrati possono passare più volte dalla carriera di Pubblico Ministero, che si occupa di indagini, a quella di giudice che invece emette le sentenze. Se passa il sì a inizio carriera il magistrato dovrà scegliere una delle due professioni da perseguire. Ad oggi non c’è nessuna differenza oggi tra i magistrati che accusano e quelli che giudicano.

Quesito: si vota se il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale.

Quarto quesito: valutazione dei magistrati

La valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati è operata dal CSM che decide sulla base di valutazioni fatte anche dai Consigli giudiziari, organismi territoriali nei quali, però, “decidono solo i componenti appartenenti alla magistratura. Questa sovrapposizione tra “controllore” e “controllato” rende poco attendibili le valutazioni e favorisce la logica corporativa”.

Il quesito: Col sì anche avvocati e professori universitari, che oggi fanno parte dei consigli senza diritto di voto, potranno esprimersi. Per il sì il nuovo corso porterebbe a valutazioni più obiettive e attendibili. Per i no l’avvocato, che svolge un ruolo di controparte del magistrato, non dovrebbe occuparsi delle valutazioni di Pm e giudici.

Quinto quesito: elezione del Consiglio Superiore della Magistratura

Il Consiglio superiore della magistratura (CSM) è l’organo di autogoverno dei magistrati e ne regola la carriera. Per due terzi è composto da magistrati eletti. “Oggi su capacità e competenza prevale il sostegno delle correnti: con il sì al referendum se ne elimina il peso nella selezione delle candidature, colpendo il “correntismo” e il condizionamento della politica sulla giustizia”.

Quesito: Con il sì viene abrogato l’obbligo a trovare le firme, sarà necessaria la presentazione della propria candidatura. Per i favorevoli al sì la raccolta delle firme non è sinonimo di merito ma solo di accordi politici e di correnti. Per i sostenitori del no questo cambiamento non eliminerebbe il peso del cosiddetto sistema delle correnti. Affinché il voto di un referendum possa essere ritenuto valido, tuttavia, come si legge su Greenme.it, “occorre raggiungere un quorum ovvero dovrà andare a votare la maggioranza degli aventi diritto”. Prima dell’apertura dei seggi, i quesiti numero 1, 4 e 5 potrebbero decadere se nel corso di queste settimane verrà approvata la riforma Cartabia che tratta anche queste materie.

Possono votare tutti i cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali del Comune e che avranno compiuto il diciottesimo anno di età il 12 giugno 2022. I cittadini italiani residenti all’estero (AIRE), possono votare all’estero. Per quanto riguarda la modalità di voto, ciascun elettore può: apporre un segno sul SI se desidera che la norma sottoposta a Referendum sia abrogata, oppure, apporre un segno sul NO se desidera che la norma sottoposta a Referendum resti in vigore.

12 giugno: le elezioni comunali

Il 12 giugno è anche giorno di elezioni amministrative per 982 comuni italiani. Fra le maggiori città ci sono Alessandria, Belluno, Catanzaro, Como, Genova, La Spezia, L’Aquila, Lucca, Messina, Monza, Oristano, Padova, Palermo, Parma, Taranto e Verona.  

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