1 Ottobre 2022

Perquisita la redazione di Report per l’inchiesta sui depistaggi della strage di Capaci

La notizia data dal direttore Sigfrido Ranucci fa pensare ad un atto intimidatorio

Le parole di supporto da parte dei sindacati della stampa italiana fanno subito da eco, ma non bastano. Serve l’intervento del legislatore per evitare ulteriori incidenti

Il mandato di perquisizione a Report

Ieri la procura Nissena ha mando mandato alla DIA di Caltanissetta di perquisire la redazione di Report e la casa di Paolo Mondani, inviato di report e autore dell’inchiesta che svela gli intrecci tra mafia, estrema destra criminale e apparati dei servizi segreti. Tutto questo accade a 30 anni dalla strage di Capaci. Un atto barbaro, da cui forse ancora non ci siamo ripresi e in cui sembrano coinvolti anche apparati dello Stato. La notizia è stata data da Sigfredo Ranucci, direttore responsabile della nota trasmissione di Raitre. “Il motivo – svela il giornalista – sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l’inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci. Gli investigatori cercano atti e testimonianze anche su telefonini e pc”. La Federazione nazionale della Stampa italiana è subito intervenuta “al fianco del conduttore Sigfrido Ranucci, di Paolo Mondani e di tutta la redazione di Report ed è pronta a sostenere, insieme con l’Usigrai, tutte le iniziative che i colleghi riterranno necessario intraprendere a difesa del proprio lavoro e del diritto di cronaca. Quanto accaduto ai colleghi di Report, incalza la Fnsi, “è inaccettabile perché, nonostante la dichiarata disponibilità a collaborare con gli inquirenti, è stata disposta anche l’acquisizione di copie dei dati presenti su computer e telefoni”.

Le parole del procuratore

Stiamo parlando di un chiaro atto intimidatorio, nei confronti di chi con coraggio affronta temi che purtroppo sembrano ancora un tabù per gli inquirenti. Ma quello che infastidisce di più è la negazione di ogni evidenza. Infatti secondo il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, “la perquisizione non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta dal giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario”.  Il procuratore spiega come l’inchiesta sul contenuto della trasmissione, con la perquisizione eseguita dalla Dia nei confronti di “un giornalista che non è indagato”, punta semplicemente a “verificare la genuinità delle fonti”.

Noi ci chiediamo come una perquisizione in redazione possa dare luce sulla “genuinità delle fonti”, ma soprattutto vorremmo chiedere al procuratore che senso avrebbe entrare a casa di un giornalista che in modo onesto svolge il suo lavoro. La Federazione nazionale della Stampa italiana «è al fianco del conduttore Sigfrido Ranucci, di Paolo Mondani e di tutta la redazione di Report ed è pronta a sostenere, insieme con l’Usigrai, tutte le iniziative che i colleghi riterranno necessario intraprendere a difesa del proprio lavoro e del diritto di cronaca. Quanto accaduto ai colleghi di Report, incalza la Fnsi, «è inaccettabile perché, nonostante la dichiarata disponibilità a collaborare con gli inquirenti, è stata disposta anche l’acquisizione di copie dei dati presenti su computer e telefoni».