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Zuppi, prete di strada a presiedere i vescovi

Una vita al servizio dei più deboli Don Matteo, dalla Comunità di Sant’Egidio alla mediazione internazionale per la guerra in...

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Una vita al servizio dei più deboli

Don Matteo, dalla Comunità di Sant’Egidio alla mediazione internazionale per la guerra in Mozambico: si spera in un buon auspicio anti-bellico

Il nuovo Presidente della CEI Conferenza Episcopale Italiana, eletto da Papa Francesco, sarà Matteo Maria Zuppi che lascia l’incarico di arcivescovo di Bologna. Uomo di formazione letteraria, già dagli anni ’70 collabora con la Comunità di Sant’Egidio, lavorando sempre per gli “ultimi”, nelle scuole popolari delle baraccopoli di Roma, con le persone con disabilità, i tossicodipendenti, gli anziani e i migranti. Ha svolto la funzione di vicario parrocchiale e poi di rettore in diverse Chiese nel centro di Roma, mentre dagli anni 2000 ha lavorato  in alcune Chiese della periferia di Roma Est. Negli anni ‘90 insieme al fondatore della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi ha cercato di mediare fra il partito socialista e quello conservatore, nella guerra civile, ottenendo ottimi risultati diplomatici e divenendo così cittadino onorario del Mozambico. L’impegno di Zuppi e Riccardi fu notevole, viaggiavano continuamente, avevano imparato il portoghese e alla fine fu firmata la pace proprio a Roma, nella sede della Comunità di Sant’Egidio. Ha conosciuto Desmond Tutu con cui ha condiviso progetti e ideali contro l’apartheid per la “nazione arcobaleno”, e ha partecipato al processo di pace al fianco di Nelson Mandela, a seguito dei genocidi africani, il massacro dei Tutsi da parte degli Hutu e le guerre fra Burundi e Repubblica democratica del Congo. In Italia ha lavorato al fianco di intellettuali impegnati e movimenti dal basso, a sostegno dei migranti di qualunque provenienza, denunciando sempre le omissioni di soccorso in mare, su cui ha anche pubblicato nel 2019, con Lorenzo Fazzini, il libro Odierai il prossimo tuo come te stesso (Per- ché abbiamo dimenticato la fraternità. Riflessioni sulle paure del tempo presente) . Nel 2016, insieme a Guccini ha accompagnato numerosi studenti ad Auschwitz

Triade virtuosa

Secondo il Sir – Servizio Informazione Religiosa – Zuppi ha dichiarato “Comunione e missione sono le parole che sento nel cuore. Cercherò di fare del mio meglio, restiamo uniti nella sinodalità”. Quest’ultima parola chiave insieme a carità e collegialità costituisce una triade di dinamiche virtuose nel contesto ecclesiastico, poiché egli aspira ad una Chiesa che si fa per strada nella multiculturalità contemporanea: “la Chiesa […] parla un’unica lingua, quella dell’amore, nella babele di questo mondo».

Accoglienza fra i politici

L’annuncio ai vescovi è stato Il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia ha comunicato la decisione papale ai vescovi, che riuniti per la loro 76ª assemblea generale avevano eletto tre nomi papabili. della terna per la nomina del Presidente, secondo quanto previsto dallo Statuto. I rappresentanti delle diverse fazioni hanno espresso le loro felicitazioni all’unanimità, dai Cinque Stelle a Forza Italia; ognuno ha focalizzato l’attenzione sul vissuto del nuovo presidente, sempre a contatto con la sofferenza umana per contribuire a trasformarla e una simile propensione non poteva che apparire di buon auspicio in una situazione disperata come quella contemporanea di pandemia e guerra. Il suo passato nella mediazione culturale e politica è parimenti gradita rispetto alle posizioni della Chiesa nell’attuale guerra e lo stesso Zuppi, nel suo discorso non ha dimenticato il riferimento a tutte le altre guerre in atto, ben più trascurate di quella ucraino-russa.

Auguri dalla sua attuale città

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha dichiarato, sempre su Androknos: “La sua presenza costante, il dialogo profondo con credenti e non credenti, lo spirito di collaborazione e il modo diretto e naturale con il quale entra in relazione con le persone sono qualità preziose, che saranno da oggi patrimonio di un impegno più grande”.

Cara Costituzione

Lo scorso anno in piena pandemia Don Matteo aveva scritto una lettera alla Costituzione, a riprova del suo instancabile impegno civile oltre che religioso, in cui parlava delle sofferenze fisiche e psichiche di persone di ogni generazione, accentuando l’importanza della collettività, di “essere sulla stessa barca” e poterne uscire solo tutti insieme. Si riferiva al mutualismo, alla cooperazione sociale e ai sussidi alle famiglie, con rammarico per la bassa natalità italiana, esaltando lo spirito imprenditoriale, ma solo se abbinato all’utilità sociale e al sostegno della dignità umana. Interessante e purtroppo attuale il riferimento alla guerra: “Tu ricordi che la pace va difesa ad ogni costo (art. 11). Tu sei nata dopo la guerra. Avevi nel cuore l’Europa unita perché avevi visto la tragedia della divisione. Senza questa eredità rischiamo di rendere di nuovo i confini dei muri e motivo di inimicizia, mentre sono ponti, unione con l’altro Paese. Solo insieme abbiamo futuro! Abbiamo tanto da fare in un mondo che è bagnato dal sangue nei tanti pezzi della guerra mondiale!” (Ibidem, pag. 5)

 

 

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