giovedì23 Marzo 2023
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Salario minimo, l’Unione Europea raggiunge un accordo sulla direttiva

La norma europea non obbliga l’istituzione di un salario minimo, ma consente una scelta tra l a sua adozione e...

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La norma europea non obbliga l’istituzione di un salario minimo, ma consente una scelta tra l a sua adozione e il rafforzamento della contrattazione collettiva

 La direttiva ha previsto anche meccanismi di controllo e monitoraggio 

Dopo una lunga notte di contrattazione è arrivato l’accordo sul salario minimo. Le tre istituzioni europee: Commissione, il Consiglio e il Parlamento hanno raggiunto l’intesa sulla materia. “Le nuove regole sul salario minimo proteggeranno la dignità del lavoro e daranno la sicurezza che il lavoro paga”. Si legge in un tweet della Commissione Europea dedicato all’accordo.

La chiusura dei negoziati è arrivata dopo una lunga contrattazione. La proposta di una direttiva per il salario minimo era stata presentata dalla Commissione Europea a maggio 2020.

La direttiva europea, in conformità ai trattati comunitari che vietano alle istituzioni europee di legiferare sulle retribuzioni, ha consentito agli stati dell’Unione di operare delle scelte. Le nazioni che non hanno adottato il salario minimo potranno istituirlo o migliorare la contrattazione collettiva. Quelle che invece lo hanno previsto, dovranno aggiornarlo ogni due anni secondo criteri chiari. L’Italia non ha un salario minimo, ma ha un’ampia diffusione della contrattazione, e quindi non è vincolata ad adottare la direttiva.

Cosa prevede la norma

L’obiettivo della direttiva è di migliorare le condizioni economiche dei lavoratori. “I salario minimi adeguati sono importanti per rafforzare l’equità sociale e sostenere una ripresa economica sostenibile e inclusiva“. Si legge nella nota della Commissione Europea che ha proseguito spiegando che: ” Il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro va anche a vantaggio delle imprese, come pure delle società e dell’economia in generale, stimolando la produttività e la competitività”. Il punto di partenza della norma è la constatazione che i salari minimi, nei paesi dove esistono, non sono sempre adeguati, ed esistono lacune nella copertura della protezione.

La direttiva europea punta a tutelare il salario minimo con la fornitura di un quadro per definire un’adeguata protezione del salario minimo. Nello specifico ha previsto che gli stati che adottano un salario minimo devono: “fornire criteri chiari per determinalo, l’utilizzo di valori indicativi di riferimento per guidare la valutazione dell’adeguatezza dei salari minimi, aggiornamenti regolari e tempestivi dei salari minimi; l’istituzione di organi consultivi ai quali le parti sociali potranno partecipare; assicurare che le variazioni e le detrazioni del salario minimo legale rispettino i principi di non discriminazione e proporzionalità, compreso il perseguimento di un legittimo scopo; e coinvolgere efficacemente le parti sociali nella fissazione e nell’aggiornamento del salario minimo legale”.

Contrattazione collettiva

La direttiva affronta anche il tema della contrattazione collettiva. L’obiettivo è consentire che lo strumento negoziatorio permetta ai lavoratori di conseguire salari più elevati e di diminuire le disuguaglianze. “I paesi con un’elevata copertura della contrattazione collettiva tendono ad avere una quota inferiore di lavoratori a basso salario, minori disparità salariali e salari più elevati”. Ha spiegato la nota della Commissione Europea. Nello specifico la Direttiva chiede agli stati dove la copertura della contrattazione collettiva è minore dell’80% di definire un piano d’azione per promuoverla.

Monitoraggio e applicazione del salario minimo

La direttiva ha previsto anche dei meccanismi di controllo dell’applicazione del salario minimo: “Gli Stati membri dovranno raccogliere dati sulla copertura e sull’adeguatezza del salario minimo e garantire che i lavoratori possano accedere alla risoluzione delle controversie e avere il diritto di ricorso. La conformità e l’applicazione efficace sono essenziali affinché i lavoratori beneficino effettivamente dell’accesso alla protezione del salario minimo e promuovano un contesto competitivo basato sull’innovazione, la produttività e il rispetto degli standard sociali”. Ha spiegato la nota.

Marco Orlando

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