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Salario minimo per legge, favorevoli e contrari

“L’intesa raggiunta ieri a Strasburgo sul #salariominimo è un fatto importante. E’ ora di adottare una legge sul salario minimo...

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“L’intesa raggiunta ieri a Strasburgo sul #salariominimo è un fatto importante. E’ ora di adottare una legge sul salario minimo entro la legislatura per dare finalmente dignità a milioni di lavoratori giovani e meno giovani del nostro Paese!”.

Così ha scritto sul suo blog e sui suoi canali social Grillo, il fondatore e garante del Movimento 5 Stelle, commentando l’intesa raggiunta a Bruxelles.

Per il fondatore e garante del M5S Beppe Grillo, che quantifica a 5 milioni il numero poveri in Italia, l’intesa raggiunta a Strasburgo deve spronare l’Italia ad adottare una legge sul Salario minimo entro la legislatura.

La direttiva dell’Unione Europea sul salario minimo, la cui bozza è stata approvata la notte del 7 giugno a Strasburgo, ha già creato uno spartiaque nella politica italiana, producendo una sorta di eco elettorale in vista delle elezioni politiche del 2023. Il rischio è che il salario minimo sia destinato a prendere il posto del contestato reddito di cittadinanza come slogan sostitutivo. Nel frattempo, al ministero del Lavoro è allo studio un ‘Patto sociale’ contro il lavoro povero, evocato anche dal premier Mario Draghi che, non appena i tempi saranno maturi, incontrerà i sindacati e Confindustria per discutere e cercare l’accordo finale.

Attualmente il salario minimo per legge esiste in 21 Paesi su 27 dell’Unione Europea. Non lo hanno Italia, Danimarca, Finlandia, Austria, Svezia, Cipro. In futuro gli Stati UE dovranno fissare con precisione i loro salari minimi legali e valutarne l’adeguatezza in base ad altrettanto precisi criteri numerici. La soglia sotto la quale non si può scendere è quella di 9 euro all’ora, la soglia minima fissata dal disegno di legge ora fermo al Senato.

Il Movimento 5 Stelle ed il Partito Democratico sono i principali partiti in Parlamento a favore dell’introduzione di un salario minimo legale, che a settembre 2019 era stata inserita nell’accordo a sostegno del secondo governo Conte, promessa poi non mantenuta. “Anche l’Europa abbraccia la riforma del salario minimo. La cosa bella è che in Italia quando si tratta di seguire le ricette dell’austerità tutti a seguire l’Europa, adesso voglio vedere se la seguiranno anche sul salario minimo, ha affermato il leader M5S Giuseppe Conte parlando con i giornalisti a Palermo. “A questo Paese serve un salario minimo, che deve essere approvato in questa legislatura”, ha rilanciato il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli. “Il M5S lo chiede ormai da 9 anni, un appello rimasto inascoltato da quasi tutte le altre forze politiche, che nel corso di questi anni hanno ostacolato questa fondamentale riforma di civiltà“, ha aggiunto Patuanelli, sottolineando che “solo oggi, dopo la pubblicazione degli scandalosi dati Ocse, l’arco politico italiano sembra essersi svegliato sul tema” e “la direttiva europea rappresenta una rivoluzione per tutti quei Paesi che ancora oggi, assurdamente, non lo hanno ancora introdotto”.

Anche nel Partito Democratico, oltre al sottosegretario Amendola, altri esponenti intervengono per chiedere un cambio di rotta: “Un passo decisivo per la costruzione dell’Europa sociale. E la Repubblica fondata sul lavoro non può rimanere indietro”, scrive su Twitter il vicesegretario dem Peppe Provenzano. “Dopo lunghi mesi di negoziato, questa notte a Strasburgo si è chiuso l’accordo sul salario minimo. Un passo avanti importante nella costruzione di un’Europa che mette al centro i diritti dei cittadini e la dignità del lavoro”, sottolinea Irene Tinagli, vicesegretaria del PD. Il dem Andrea Orlando parla di un patto contro il lavoro povero. E racconta di aver proposto già “alle parti sociali in via ufficiosa un’ipotesi: prendere come salario minimo il Trattamento economico complessivo (Tec) dei contratti maggiormente rappresentativi, settore per settore. Basterebbe una norma semplice di recepimento di questo principio. L’effetto sarebbe alzare il livello dei salari più bassi”.

Per la Cgil – come spiegato in un’intervista al Corriere della Sera dalla segretaria confederale Cgil Francesca Re David – si tratta di un passo importante. In ogni caso per la Confederazione è necessario fare presto perché, come ribadisce il segretario generale Maurizio Landini, la “situazione si è fatta ormai esplosiva”.

All’interno della Lega, il ministro dello sviluppo economico Giorgetti frena: “Il salario minimo non deve essere un tabù ma bisogna stare attenti a come si fa”. Più aperto si mostra invece il ministro delle Infrastrutture Giovannini, secondo cui la misura sarebbe un modo per “per assicurare un salario dignitoso a tanti lavoratori”.

Dentro Forza Italia è fortemente contrario il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta, che a margine dell’Assemblea 2022 di Confcommercio ha dichiarato: “Abbiamo bisogno di più Europa, non abbiamo bisogno del salario minimo per legge perché le nostre relazioni industriali bastano e sono sufficienti per salvaguardare le categorie più deboli”. Per ora l’esecutivo guidato da Mario Draghi non sembra intenzionato a scendere nella contesa. Il rischio, stando a quanto traspare da Palazzo Chigi, sarebbe quello di inasprire ulteriormente lo scontro tra i partiti che reggono la maggioranza.

Giulia Cortese

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