28 Settembre 2022

Il 28% della terra coltivata persa in 25 anni: è allarme in Italia

Poche campagne significa un rischio per la sicurezza ambientale e alimentare del Paese: allarme della Coldiretti

Rischi idrogeologi per il 94% dei comuni italiani

ROMA – In solo un quarto di secolo, il tempo di far diventare adulta una sola generazione, l’Italia ha perso il 28% del terreno coltivato,più di 1 campo agricolo du 4, la causa: secondo una ricerca della Coldiretti potrebbe essere in seguito a un modello di sviluppo sbagliato.  più di un terreno agricolo su quattro seguendo un modello di sviluppo sbagliato, in un momento storico come questo segnato dalla guerra in Ucraina che ha portato pesanti conseguenze sulle forniture alimentari facendo impennare i prezzi (e colpendo direttamente le tasche semivuote degli italiani), viene da chiedersi quanto utilizzare correttamente questo 28% avrebbe potuto prevenire o impedire questo caro cibo.

400 milioni di chili di prodotti agricoli persi in 10 anni.

In Italia la superficie agricola utilizzabile si è già ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari a causa dell’abbandono e della cementificazione con la copertura artificiale di suolo coltivato che ha toccato la velocità di due metri quadri al secondo e la perdita di oltre 400 milioni di chili di prodotti agricoli in un decennio, un problema enorme per un Paese che deve ancora colmare il pesante deficit produttivo in molti settori importanti dalla carne al latte, dai cereali fino alle colture proteiche necessarie per l’alimentazione degli animali negli allevamenti.

Per riuscire a sfamare chi vive sul suolo italiano, l’Italia deve per forza importare il 64% del grano per il pane, il 44% di quello necessario per la pasta, ma anche il 16% del latte consumato, il 49% della carne bovina e il 38% di quella di maiale, in più la coltivazione di soia e mais necessari per l’alimentazione degli animali in allevamento copre rispettivamente appena il 53% e il 27% del fabbisogno italiano, questo secondo l’analisi del Centro Studi Divulga.

Insomma, siamo un popolo che non è autosufficiente e che, se lasciato a se stesso, correrebbe davvero il rischio di morire di fame.

Rischi idrogeologici creati dalla cementificazione

Il problema di perdere campi coltivati non è solo per gli approvvigionamenti alimentari, dal 2012 ad oggi il suolo cementificato non ha potuto garantire l’assorbimento di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana che ora scorrono in superficie aumentando la pericolosità idraulica dei territori con danni e vittime.

Questa situazione, già di per sè piuttosto grave, viene aggravata ulteriormente dai cambiamenti climatici che fanno registrare numerosi eventi climatici estremi: 6 al giorno nell’ultimo anno, caratterizzati da periodi infiniti di caldo torrido e siccità alternati a precipitazioni violente che causano allagamenti e catastrofi, distruggendo colture già penalizzate dall’eccessivo caldo e dalla precedente siccità; in Italia il 94% dei comuni è a rischio idrogeologico, secondo l’analisi Coldiretti su dati Ispra.

«Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, l’Italia deve difendere il patrimonio agricolo e la disponibilità di terra fertile puntando a una forma di sovranità alimentare con i progetti del Pnrr- afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – occorre anche accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio».