25 Settembre 2022

Greenbone Ortho, startup italiana leader nel settore medtech

Esiste una PMI innovativa nel campo della rigenerazione ossea, costituita nel 2014 a Faenza

Greenbone offre una risposta concreta alle necessità mediche insoddisfatte della chirurgia ortopedica e traumatologica

Il suo nome è Greenbone Ortho. Azienda tra le più innovative nel panorama medtech italiano, la startup ha sviluppato impianti ossei brevettati, derivati da strutture naturali come il legno, dotati di proprietà altamente rigenerative adatte ad affrontare la perdita di porzioni considerevoli delle ossa lunghe portanti carico a seguito di traumi, tumori ed altri danni all’apparato scheletrico. La sua fondatrice Anna Tampieri ha vinto tanti premi, come l’Italian StartCup Competition, il Premio speciale per l’innovazione della Svizzera e il premio Itwiin per le donne innovatrici. Il progetto Greenbone, inoltre, è stato selezionato anche tra le 10 più innovative start up europee. Gli innesti ossei (scaffold) oggi a disposizione dei medici possono essere autologhi (ossa prelevate dal corpo del paziente, spesso dalla cresta iliaca), un allotrapianto (osso cadaverico solitamente ottenuto da una banca ossea) o sintetico (di natura chimica o metallica): tutte queste tecniche attuali presentano notevoli limitazioni che lo scaffold di Greenbone tende a eliminare.

L’impatto sociale dell’azienda è notevole, in quanto quest’ultima consente di ridurre i tempi di guarigione, migliorare la qualità di vita del paziente e contenere notevolmente i costi sociali e del servizio sanitario tipicamente alti per tali pazienti. Un perfetto esempio di come la natura, mescolata alla tecnologia, può venire in soccorso della medicina.

La società ha chiuso un round di serie B pari a 10 milioni di euro supportata dagli attuali investitori: Innogest, 3B Future Health Fund, Meta Group, CDP Venture Capital Sgr attraverso il Fondo Italia Venture I, i business angels di IAG ed altri investitori privati. Questa operazione porta il totale delle risorse finanziarie raccolte ad oggi dalla società a 22 milioni di euro. Spiega Tampieri, “il nostro metodo permette la formazione di nuovo tessuto osseo che si va a sostituire al device: spesso questa tecnologia permette la produzione in qualsiasi dimensione e forma del prodotto in modo tale da risolvere risolvere problemi ed esigenze cliniche che il chirurgo ortopedico riscontra quotidianamente. Inoltre ha il vantaggio di poter essere direttamente modellato dal chirurgo in fase operatoria e quindi permette di andare a realizzare il prodotto in modo che sia estremamente adattabile al difetto osseo in questione cosa molto vantaggiosa e importante perché spesso la reale forma e la dimensione del difetto osseo si scopre solo durante la fase operatoria”. Ma il progetto è uno sviluppo ulteriore a livello internazionale: “L’idea sarebbe quella di partire con quella che è la nostra forza, la nostra struttura nonché presenza in Italia, ma replicare tutto quello che stiamo per iniziare a fare in Italia quest’anno a partire dal prossimo anno anche in altri Paesi europei in cui abbiamo intenzione di avere una presenza diretta. Andremo a ricreare una rete di Specialist che andrà in ospedale dal chirurgo ortopedico e ci permetterà di entrare in sala operatoria anche in altri Paesi europei”.

GreenBone risponde a un ‘clinical need’ che fino ad oggi non ha soluzione e si propone di ovviare al problema delle infezioni ossee che intervengono quando la rigenerazione di tali grandi segmenti non va a buon fine, con conseguente probabilità di amputazione. La società è guidata dal CEO Lorenzo Pradella e conta su un team di elevato profilo che ha già portato diversi prodotti ortopedici e ‘medical device’ a mercato.

Giulia Cortese