26 Settembre 2022

Sparatorie e armi “facili”: non tutto è come sembra

La libera circolazione di armi provoca più sparatorie?

Diversi numeri e statistiche suggeriscono altro

La strage di Uvalde (Texas) dello scorso 24 maggio, in cui sono morti 19 bambini e due adulti, ha riacceso negli Stati Uniti il dibattito sul gun control, ossia sulla possibilità di rendere più difficile, per i cittadini, procurarsi un’arma. L’ondata di indignazione pubblica ha portato i primi risultati: lo scorso 13 giugno un gruppo bipartisan di senatori ha raggiunto un accordo che prevede misure più restrittive per l’acquisto di armi da fuoco, soprattutto per gli under 21.
Nell’immaginario collettivo (italiano e americano) la questione è molto semplice: gli Stati Uniti sarebbero (ancora) una sorta di Far West, in cui un’arma da fuoco si può comprare con la stessa facilità di un cheesebuerger, e ciò sarebbe la causa principale delle numerose sparatorie che avvengono annualmente.
Da ciò derivano diversi corollari, a partire dall’equazione “più gun control = meno sparatorie”. Tuttavia i numeri e le statistiche che abbiamo a disposizione dimostrano – una volta di più – che la realtà è decisamente più complessa.

Il maggior numero di stragi? In California, dove ci sono più restrizioni sulle armi

Va innanzitutto ricordato che gli Stati Uniti sono una confederazione di Stati, ognuno dei quali gode di ampia libertà legislativa in svariate materie, tra cui naturalmente la circolazione di armi. Così la California ha la legislazione più restrittiva di tutti gli Stati Uniti (più severa anche rispetto a quella italiana), mentre in Texas non serve neanche il porto d’armi per girare con una pistola.
E qui si incontra la prima verità contro-intuitiva: proprio la California guida la classifica delle sparatorie di massa (con 23 casi) dal 1982 ad oggi. Il Texas è al terzo posto, con 12 casi.
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Gli stragisti preferiscono gli Stati con il gun control

Altri dati interessanti li fornisce la Heritage Foudnation: dal 2002 al 2016, negli Stati Uniti, ci sono state 54 sparatorie di massa. Di queste, la maggior parte (37) è avvenuta in zone con forti restrizioni sul possesso di armi, mentre solo 17 si sono verificate in aree dove ai cittadini era consentito girare armati. Non solo: come mostra la figura 1, nelle zone a più alto gun control soltanto due volte gli stragisti sono stati fermati da civili armati; viceversa, nelle zone con meno restrizioni ciò è avvenuto 5 volte.

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I dati sono consultabili sul sito Mass Shootings in America, un progetto dell’Università di Stanford.

Armi e prevenzione del crimine

Un punto che non viene mai preso in considerazione, nel dibattito pubblico specialmente italiano, è il ruolo che le armi possono svolgere nella difesa personale. Un tema importante specialmente in un Paese come l’Italia, la cui classe dirigente da anni si straccia pubblicamente le vesti per il dramma dei femminicidi, salvo poi limitarsi ad introdurre le mitologiche pene-più-severe, panacea di tutti i mali; secondo i legislatori italici, evidentemente, un uomo violento in preda ad un raptus omicida dovrebbe improvvisamente fermarsi con il coltello a mezz’aria, sapendo che, dopo l’introduzione della nuova legge, rischia qualche anno di galera in più se uccide la moglie. Naturalmente la realtà arriva sempre puntuale a demolire queste certezze: il numero dei femminicidi, nel Belpaese, non è affatto crollato da quando è stata introdotta l’agognata legge apposita.
Viceversa, il possesso di un’arma pare un tantino più efficace. Secondo Gary Cleck, Professore emerito di criminologia alla Florida State University, negli Stati Uniti le armi prevengono ogni anno 2,5 milioni di crimini; di questi, il 7,7% sono azioni messe in atto da donne che si difendono da aggressioni e abusi. In molti casi l’arma non solo non uccide, ma viene semplicemente mostrata all’aggressore, senza spargimento alcuno di sangue.
Vale infine la pena allargare lo sguardo al di fuori degli USA per rendersi conto che non esiste una correlazione automatica tra libera circolazione delle armi e stragi di massa. La Svizzera, ad esempio, ha una delle legislazioni più liberali del mondo in quanto a possesso di armi, eppure non è certo nota per le stragi di massa.

Il dito e la luna

Molto più sensato sarebbe indagare le ragioni economiche, sociali e culturali che esistono dietro alle stragi statunitensi. Il più delle volte gli stragisti sono persone con disturbi psichici, emarginati sociali sobillati da propaganda online di vario genere (dal suprematismo bianco all’estremismo islamico), e abbandonati a sé stessi, senza alcun tipo di assistenza psicologica e talvolta neanche medica. Ma tutto ciò, naturalmente, implicherebbe un approccio razionale, scientifico e che accetti la complessità del mondo in cui viviamo: purtroppo la politica, ad ogni latitudine, ha abbandonato questo approccio da diversi anni.