25 Settembre 2022

India: balzo in avanti dell’economia

Dopo cinque anni di stagnazione, nel primo semestre del 2022 New Delhi è diventata un attore geoeconomico di primo piano

Crescita dell’economia interna, gestione del mercato del lavoro ma anche strategie per fronteggiare il cambiamento climatico contribuiscono al miglioramento dell’«indice di competitività»

Salto di quantità

Secondo l’Istituto internazionale per lo sviluppo gestionale (Imd), dopo un quinquennio di stabilità, ma anche di stagnazione, l’India ha registrato un sensibile aumento del proprio indice di competitività economica, balzando dalla quarantatreesima alla trentasettesima posizione nella relativa classifica, che comprende 63 paesi del mondo. Si tratta del maggior balzo in avanti tra le economie asiatiche, dovuto soprattutto, secondo le stime, al miglioramento dell’ «efficienza economica». In testa alla classifica si trova la Danimarca, che lo scorso anno era terza, mentre secondo e terzo posto spettano, rispettivamente a Svizzera e Singapore. A seguire, Hong Kong, Paesi bassi, Taiwan, Finlandia, Norvegia e Stati uniti. Tra le economie asiatiche, invece, le più efficienti sono risultate quelle di Singapore (terza nella relativa classifica mondiale), Hong Kong (quinta) e Cina (diciassettesima). Quanto ai mercati interni, l’India ha compiuto un balzo in avanti, passando dalla trentesima alla nona posizione, mentre ha ottenuto risultati notevoli anche per quanto concerne il mercato del lavoro, le pratiche gestionali e le attitudini commerciali. Eppure il suo indice di competitività è legato altresì agli investimenti stanziati dal governo del primo ministro Narendra Modi in settori come quelli dell’industria aerospaziale, inclusa la produzione di droni, e della mappatura geo-spaziale. Peraltro, sempre secondo l’Imd, New Delhi si è rivelata un attore asiatico chiave nella lotta al cambiamento climatico mediante lo sviluppo tecnologico. Di contro, la Cina ha perso una posizione nella classifica dell’indice di competitività, pur avendo compiuto progressi nell’efficienza e malgrado la crescita del suo prodotto interno lordo rispetto al 2021.

La questione del lavoro

In altri termini, tra i livelli record delle esportazioni, i profitti delle società quotate in borsa raddoppiati e le stime secondo cui la sua crescita sarà la più consistente a livello globale, l’India sembra avviata verso un futuro di potenza, almeno regionale, anche grazie al suo peso demografico, giacché quest’anno la sua popolazione dovrebbe superare il miliardo e 400 mila abitanti. Al punto che, secondo il capo consigliere economico Anantha Nageswaran, il valore complessivo dell’economia indiana, che attualmente è di 3,3 miliardi di dollari, dovrebbe giungere a 5 miliardi di dollari entro il 2026/2027, mentre entro il 2033/2034 dovrebbe arrivare a 10. Discreti risultati, inoltre, sono stati conseguiti da New Delhi nello sviluppo di una cospicua classe media, che, tuttavia, fatica a trovare un proprio spazio professionale. Molti, soprattutto giovani, lavorano nel mercato informale, con paghe insufficienti e senza un riconoscimento per le loro competenze, mentre le diseguaglianze sociali sono acuite dagli alti livelli di inflazione, causati soprattutto dai rincari dei generi alimentari. Per questo, secondo il New York Times, la ragione di queste incongruenze risiede nella «crescita irregolare» dell’economia indiana, il cui risultato sociale è un profondo divario, aggravato dall’emergenza sanitaria del biennio precedente, tra le classi più abbienti (secondo Oxfam, il numero dei miliardari, durante la pandemia, è persino aumentato) e le decine di milioni di persone che vivono nella povertà. Inoltre, secondo The Hindu BusinessLine, la pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina, che hanno avuto serie ripercussioni sull’economia mondiale (tanto sui mercati «avanzati», quanto su quelli emergenti), hanno colpito anche l’India, traducendosi soprattutto in un aumento dell’inflazione e in un rallentamento della crescita.