28 Settembre 2022

Referendum Giustizia, le ragioni del flop. Intervista a Luca Palamara

Luca Palamara, ex membro del Consiglio superiore della magistratura e già a capo dell’Associazione Nazionale Magistrati, commenta l’esito del Referendum giustizia del 12 giugno.

Radiato dal Csm, disse: “ho squarciato un velo di ipocrisia, correnti e corporazioni interne sono il male della magistratura. Porterò il mio caso in Europa”.

– Il flop del referendum sulla giustizia è evidente. Non c’è mai stato un silenzio assordante da parte dei media come quello che c’è stato per questo referendum. L’Italia ha perso l’occasione di diventare un Paese migliore?

Che in Italia serva una riforma della giustizia è un dato che non si può più ignorare. Serve per ridare autorevolezza ad una magistratura ammaccata nella immagine dallo strapotere delle correnti e serve perché i cittadini, come previsto dalla nostra Costituzione, hanno diritto ad avere una giustizia giusta rapida e imparziale, giudici non politicizzati che li giudichino è un processo rapido che non duri decenni. Al di là del dato numerico, il referendum deve essere considerato un pungolo per il legislatore per procedere verso una riforma strutturale della giustizia che non rappresenti un semplice pannicello caldo.

– Nel suo libro “Lobby e Logge” lei descrive le manovre di oscuri gruppi di potere, infiltrati nelle crepe del potere giudiziario, per deviare la politica dal corso voluto dalla sovranità popolare. Un diverso esito dei referendum sulla giustizia avrebbe potuto contribuire a contrastare questo stato di cose?

La denuncia è servita a scoperchiare il vaso di Pandora. E a dire che il re è nudo e che esiste un Sistema che andrebbe abbattuto ma quanto meno se non proprio abbattuto sicuramente va emendato. Ovvio che la denuncia da sola non basta. Ma è una valida base di partenza: sottolineare che il problema esiste e che è grave serve a indicare che occorre muoversi per trovare una soluzione. La denuncia per essere efficace oltre a trovare consenso deve essere accompagnata da una azione politica mirata che come ho detto il referendum può servire a pungolare.

– Il senatore della Lega Roberto Calderoli ha parlato di “Complotto per non far raggiungere il quorum”, aggiungendo “una certa responsabilità c’è anche da parte del Governo, che a maggio aveva spinto affinché si approvasse la riforma Cartabia facendo venir meno tre dei quesiti referendari”.

Forse per qualcun, oltre che prevedibile, era voluto e studiato a tavolino. A fronte di una Tornata elettorale amministrativa che prevedeva solo qualche comune, a fronte di un silenzio pressoché totale dei mezzi di informazione, a fronte persino di una calura estiva anche se siamo in primavera: è difficile motivare le persone ad andare a votare. Molte non se ne sono nemmeno accorte del referendum. E molte addirittura sono le stesse che hanno firmato affinché quei referendum si facessero. Penso comunque che una riforma della giustizia sia irrinunciabile e che il referendum costituisca comunque un pungolo per sensibilizzare il legislatore.

Giulia Cortese