3 Luglio 2022

È morto “Mario”, primo caso di suicidio assistito in Italia

“Ora sono libero di volare dove voglio” ha detto prima di morire

Federico Carboni, 44enne di Senigallia, fino a ora conosciuto come “Mario”, è la prima persona morta con il suicidio assistito in Italia. Ci sono voluti due anni per ottenere ciò che la Corte Costituzionale aveva deciso nel 2019. “Ora sono libero di volare dove voglio” ha detto Carboni prima di morire. L’Associazione Luca Coscioni: “Per Federico, abbiamo dovuto sostituire lo Stato nell’attuazione dei diritti”

La mattina del 16 giugno è morto Federico Carboni, 44enne di Senigallia, fino a ora conosciuto come “Mario”. Tetraplegico dal 2010 per un grave incidente stradale, Federico Carboni è il primo italiano ad aver chiesto e ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito, reso legale dalla sentenza della Corte costituzionale 242/2019 sul caso Cappato-Antoniani, conosciuto com Dj Fabo, anche lui tetraplegico dopo un incidente stradale, che dovette recarsi in Svizzera per il suicidio assistito. Il giorno dopo la morte di Dj Fabo, Marco Cappato, Segretario Nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, si autodenunciò per aprire un nuovo capitolo sull giurisprudenza italiana, con la Corte costituzionale che ha poi riconosciuto legalmente il suicidio assistito. La legge, tuttavia, è ancora ferma al Senato.

“Ora sono libero di volare come voglio”

La vera identità di “Mario” è stata rivelata dopo la sua morte, come da lui deciso. Federico è morto nella sua abitazione dopo essersi auto somministrato il farmaco letale attraverso un macchinario apposito, costato circa 5.000 euro, interamente a suo carico, e per il quale l’Associazione Luca Coscioni aveva lanciato una raccolta fondi. Le ultime parole di Federico Carboni sono state affidate alla legale Filomena Gallo dell’Associazione Luca Coscioni: “Non nego che mi dispiace congedarmi dalla vita – ha detto Carboni prima di premere il pulsante che gli avrebbe iniettato il farmaco letale -, sarei falso e bugiardo se dicessi il contrario perché la vita è fantastica e ne abbiamo una sola. Ma purtroppo è andata così. Ho fatto tutto il possibile per riuscire a vivere il meglio possibile e cercare di recuperare il massimo dalla mia disabilità, ma ormai sono allo stremo sia mentale sia fisico. Non ho un minimo di autonomia della vita quotidiana, sono in balìa degli eventi, dipendo dagli altri su tutto, sono come una barca alla deriva nell’oceano. Sono consapevole delle mie condizioni fisiche e delle prospettive future quindi sono totalmente sereno e tranquillo di quanto farò. Con l’Associazione Luca Coscioni ci siamo difesi attaccando e abbiamo attaccato difendendoci, abbiamo fatto giurisprudenza e un pezzetto di storia nel nostro Paese e sono orgoglioso e onorato di essere stato al vostro fianco. Ora finalmente sono libero di volare dove voglio”.

La storia di Federico Carboni

Nel 2020 “Mario” scrive a Marco Cappato per ricevere informazioni per accedere al suicidio assistito in Svizzera ma poi, venuto a conoscenza della sentenza Cappato-Antoniani, nel settembre 2020 decide di scrivere alla sua Asl per ottenere quanto previsto dalla Consulta ed evitare di andare in Svizzera per ottenere l’accesso alla morte assistita. Chiede dunque all’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche di verificare la sussistenza delle condizioni indicate dalla Corte costituzionale. La Asl risponde nell’ottobre 2020 con un diniego, senza nemmeno attivare le procedure e sentire il parere del Comitato etico territorialmente competente. La Corte costituzionale aveva stabilito che per dar corso alle richiesta della persona interessata occorre verificarne le condizioni, che devono essere: persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetta da una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. La Asl, però, nega a Mario persino l’attivazione delle procedure di verifica, così decide di chiedere aiuto legale all’Associazione Luca Coscioni per portare la Asl in tribunale e veder rispettata la sentenza della Corte costituzionale. Nel marzo 2021, il tribunale di Ancona nega la possibilità di accedere al suicidio assistito, poiché non sussistono i motivi per ritenere che il suicidio “può oggi ritenersi lecito”. Il ricorso però dà ragione a Federico Carboni, e il 1° settembre 2021, viene contattato dall’Azienda sanitaria unica regionale delle Marche per definire un calendario di appuntamenti volti alla verifica delle condizioni, che prevedevano, nell’arco del mese di settembre, una serie di colloqui con psicologi, medici palliativisti e neurologi, per poter permettere al Comitato etico Regione Marche di prendere una decisione. A novembre “Mario” ottiene il parere positivo del Comitato etico, dicendo però che non può esprimersi riguardo al farmaco da utilizzare, perché nessuna verifica sulla metodica, la quantità e la modalità di somministrazione era stata effettuata. Per la prima volta in Italia, però, un malato può accedere legalmente al suicidio assistito. Solo il 9 febbraio 2022, dopo due anni, “Mario” riceve il parere sul farmaco e sulle modalità “di esecuzione” ed è libero di scegliere quando porre fine alla proprie sofferenza, in Italia, con accanto i suoi cari, senza che l’aiuto fornito configuri reato ai sensi dell’articolo 580 del codice penale per effetto della sentenza 242/19 della Corte costituzionale. Lo Stato, con le sue lentezza burocratiche, non fornisce il macchinario e il farmaco, così l’Associazione Luca Coscioni lancia una raccolta fondi per raggiungere l’obiettivo di 5 mila euro necessari per l’acquisto. In poche ore la cifra viene raggiunta e finalmente Federico Carboni è “libero di volare” come vuole.

Le parole dell’Associazione Luca Coscioni

La procedura di suicidio medicalmente assistito è avvenuta sotto il controllo medico del dottor Mario Riccio, anestesista di Piergiorgio Welby e consulente di Federico Carboni durante il procedimento giudiziario. Al fianco di Federico, la sua famiglia, gli amici, oltre a Marco Cappato, Filomena Gallo e una parte del collegio legale. “A nome di tutta l’Associazione Luca Coscioni – hanno dichiarato l’avvocata Filomena Gallo e Marco Cappato -, esprimiamo gratitudine a Federico per la fiducia che ci ha dato in questi due anni, da quando ha preferito rinunciare alla possibilità di andare a morire in Svizzera e ha scelto di far valere i propri diritti in Italia. Ci stringiamo attorno alla mamma, agli amici e a tutte le persone che gli hanno voluto bene. La sua caparbietà non gli ha soltanto consentito di ottenere ciò che voleva, ma ha aperto la strada per coloro che d’ora in poi si troveranno nelle stesse condizioni. Per Federico, l’Associazione Luca Coscioni ha dovuto sostituire lo Stato nell’attuazione dei diritti. Continueremo ad aiutare chi ce lo chiederà. A questo punto, una legge come quella approvata alla Camera non servirebbe più.”