25 Settembre 2022

Una nave dell’Eni è in Venezuela per portare il petrolio in Europa

La spagnola Repsol vuole replicare l’iniziativa dell’Eni

Dopo lo stop al greggio russo, il Venezuela è il Paese da cui rifornirsi, ma le sanzioni degli Stati Uniti nei confronti del Paese di Nicolas Maduro non lo consentivano. È il segno che si stanno allentando

La nave greca Aframax Minerva Zoe , battente bandiera greca e noleggiata dalla compagnia petrolifera italiana Eni, è arrivata nelle acque venezuelane per portare il petrolio in Europa. Con la guerra in Ucraina e il blocco delle importazione del greggio russo, “ il petrolio di cui il mondo ha bisogno per funzionare è qui in Venezuela” ha affermato il presidente Nicolas Maduro. È la prova che gli Stati Uniti stanno allentando il blocco economico imposto da Donald Trump al paese venezuelano, dopo il tentativo di colpo di Stato del 2019, con Juan Guaidò, spinto dagli Stati Uniti, che si era autoproclamato presidente. L’arrivo della suddetta nave conferma quanto anticipato da alcuni media, ovvero che le compagnie petrolifere europee stanno riprendendo le forniture nei terminal venezuelani. Si prevede che la nave caricherà 650.000 barili di greggio diluito nei prossimi giorni al terminal del complesso petrolchimico e industriale del generale José Antonio Anzoátegui. Un terminal diventato famoso di recente, grazie al libro pubblicato settimane fa dal segretario alla Difesa dell’ex presidente Donald Trump, Mark Esper, “A Sacred Oath: Memoirs of a Secretary of Defense During Extraordinary Times”. Nel libro si rivela che alcuni funzionari dell’ambiente presidenziale avevano proposto di bombardare il terminal per infliggere danni al governo venezuelano. Da quel porto, ora, parte il greggio per l’Europa. Ciò conferma quanto previsto da Credit Suisse che aveva già annunciato una grande crescita economica per il Venezuela, proprio grazie al petrolio. La ripresa dei voli di molte compagnie aeree aveva dato un ulteriore slancio verso la ripresa economica del Paese. “Per la prima volta – ha inoltre detto il presidente Maduro -, l’80 per cento del cibo che raggiunge le case venezuelane viene prodotto sul suolo venezuelano”.

Anche la spagnola Repsol prenderà il petrolio dal Venezuela

Anche la compagnia petrolifera spagnola Repsol sarebbe in trattative con il Paese caraibico e si prevede che il flusso di commercializzazione di carburanti verso questa società inizierà presto. Già a maggio gli Usa avevano dato il permesso alla compagnia petrolifera statunitense Chevron di negoziare la sua licenza con la società statale venezuelana Petroles de Venzuela (PDVSA) . Il presidente Nicolas Maduro aveva così commentato, durante il programma radiofonico Diàlogo Internacional: “Gli Stati Uniti hanno compiuto dei piccoli ma significativi passi concedendo licenze alla società americana Chevron, all’italiana Eni e alla società spagnola Repsol per avviare i processi che li porteranno a produrre olio e gas in Venezuela”.

I rapporti tra Stati Uniti e Venezuela

Gli Stati Uniti stanno quindi allentando il blocco economico imposto da Donald Trump al paese venezuelano, dopo il tentativo di colpo di Stato del 2019, con Juan Guaidò, spinto dagli Stati Uniti, che si era autoproclamato presidente. Maduro sostiene che le misure punitive imposte dagli Stati Uniti hanno aggravato la crisi nel Paese. L’arrivo della nave dell’Eni è avvenuta senza una spiegazione politica da parte dei governi europeo e nordamericano che per diversi anni hanno applicato le sanzioni. Un funzionario dell’amministrazione del presidente Joe Biden aveva osservato che l’allentamento includeva una “licenza limitata” alla Chevron per “negoziare i termini di possibili attività future in Venezuela”. Non aveva nominato Eni o Repsol, anche se la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez aveva affermato di aver “verificato e confermato” che il provvedimento includeva società europee. Le due società energetiche europee, che hanno joint venture con la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA, potrebbero contare le spedizioni di greggio per compensare i debiti in sospeso e gli arretrati di dividendi, hanno affermato le fonti di Washington. L’amministrazione statunitense spera che il greggio venezuelano possa aiutare l’Europa a ridurre la dipendenza dalla Russia e reindirizzare alcuni dei carichi venezuelani dalla Cina. Il bisogno di petrolio in Europa potrebbe favorire anche la ripresa del dialogo tra il governo di Nicolás Maduro e l’opposizione sostenuta da Washington. Di questo passo, entro la fine dell’anno, soprattutto dopo le elezioni di medio termine di novembre negli Stati Uniti, il blocco finanziario avrà probabilmente ceduto in modo significativo.