lunedì5 Dicembre 2022
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La Gran Bretagna sarà “smoke free” entro il 2030

La Gran Bretagna sarà “smoke free” entro il 2030 La Gran Bretagna ha deciso di mettere in campo un nuovo...

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La Gran Bretagna sarà “smoke free” entro il 2030

La Gran Bretagna ha deciso di mettere in campo un nuovo importante obiettivo volto a migliorare la salute delle persone e la salvaguardia dell’ambiente. Tale obiettivo sarebbe proprio quello di avere zero fumatori entro il 2030.

La strategia sarà proprio quella di incrementare gli investimenti per le campagne antifumo in sostegno al sistema sanitario nazionale britannico con alcune iniziative di prevenzione e sradicamento del fumo di sigarette tradizionali, ma non solo.

I motivi dietro a questa importante decisione

Tale decisione sarebbe stata presa a seguito dell’esito di un rapporto indipendente commissionato a inizio 2022 dal governo di Boris Johnson e ora consegnato al ministro della Salute, Sajid Javid.

La stima, come riporta Rai News, sottolinea come nella sola Inghilterra vi siano tuttora circa 6 milioni di fumatori censiti. Inoltre, il dato più allarmante sarebbe proprio quello che evidenzia come il fumo resti la principale singola causa di morte indicata dai medici nel Paese. Non solo, come evidenziato l’impatto peggiore è presente “nelle aree più povere del nord (dove chi fuma spende in sigarette fino al 10% del proprio reddito contro una media del 6% nelle contee benestanti del sud) e come durante la fase acuta della pandemia da covid si sia registrato un aumento nel percentuale di fumatori tra i giovani da 18 a 24 anni”.

Secondo le rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica, inoltre, i fumatori con più di 18 anni in tutto il Regno Unito sono 6,9 milioni, cioè il 14,1 per cento della popolazione. Un miglioramento rispetto al 2018, quando la percentuale dei tabagisti era del 14,7 per cento.

Promozione della sigaretta elettronica

Nel rapporto reso pubblico emergono 15 raccomandazioni per l’adozione o il rafforzamento di una serie di misure, tra esse spicca la promozione di una politica di sostegno allo “svapare per smettere” come “strumento efficace per abbandonare il fumo“. Inoltre, ci sarà “l’innalzamento di un anno ogni anno dell’età minima” richiesta per comprare le sigarette, partendo dai 18 anni attuali per giungere nel tempo a un divieto esteso di fatto a tutti i cittadini.

Il rapporto 2021 di Public Health England sul vaping

Il rapporto 2021 di Public Health England sul vaping in Inghilterra conferma che il vaping è lo strumento più efficace per aiutare le persone a smettere di fumare, pochi fumatori, tuttavia, sono consapevoli che il vaping è più sicuro del fumo (29%) ma, nonostante ciò, l’uso giovanile rimane particolarmente basso.

Il settimo rapporto indipendente di Public Health England (PHE) sul vaping in Inghilterra, condotto dai ricercatori del King’s College di Londra, ha rilevato che:

In Inghilterra nel 2020, “i prodotti da vaping erano gli aiuti più popolari utilizzati dai fumatori che cercavano di smettere, con il 27,2% dei fumatori che utilizzava un prodotto per lo svapo rispetto al 18,2% che utilizzava prodotti per la terapia sostitutiva della nicotina (NRT) (come cerotti e gomme) e 4.4 % utilizzando il medicinale (su prescrizione) vareniclina”.

Un piccolo successo in Inghilterra, dal momento che si stima che nel 2017 più di 50.000 fumatori abbiano smesso di fumare con l’aiuto di un prodotto da vaping senza il quale avrebbero continuato a fumare. “I dati delle revisioni sistematiche dal rapporto del 2018 di PHE mostrano che i prodotti per lo svapo erano significativamente più efficaci per aiutare le persone a smettere di fumare rispetto alla NRT”.

Infine, coloro che utilizzano un prodotto da vaping in Inghilterra come parte del loro tentativo di smettere di fumare nei centri antifumo “hanno alcune delle più alte percentuali di successo” (tra il 59,7% e il 74% nel 2019-2020).

Anche le sigarette elettroniche, nonostante la bassa propensione ad aiutare a smettere di fumare, sono viste con una forma per abbandonare definitivamente il fumo da tabacco. Lo stesso governo ha creato appunto uno slogan in merito, ossia “Svapare per smettere”.

La situazione fumo in Italia e nel mondo

L’OMS, come riportato sul sito del Ministero della Salute, stima che ogni anno nel mondo, più di 8 milioni di persone muoiono a causa del consumo di tabacco. “La maggior parte dei decessi correlati al tabacco si verifica nei paesi a basso e medio reddito, che sono spesso bersaglio di intense interferenze e marketing dell’industria del tabacco”, si legge.

Nell’Unione Europea il consumo di tabacco rimane il più grande fattore di rischio evitabile per la salute, ed è responsabile di 700.000 decessi ogni anno. Circa il 50% dei fumatori muore prematuramente, con conseguente perdita media di 14 anni di vita per fumatore.

In Italia si stima che “siano attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti (il 20,6% del tota­le di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne) con costi diretti e indiretti pari a oltre 26 miliardi di euro (Tobacco Atlas sesta edi­zione). Per quanto riguarda i tumori, il tabacco è il fattore di rischio con maggiore impatto a cui sono riconducibili almeno 43.000 decessi annui”. Nel 2021, secondo dati ISTAT, “i fumatori, tra la popolazione di 14 anni e più, sono poco meno di 10 milioni. La prevalenza è pari al 19%. Forti sono le differenze di genere: tra gli uomini i fumatori sono il 22.9% tra le donne il 15,3%”. Il fumo di tabacco è risultato più diffuso nella fascia di età tra i 25-44 anni (circa 1 persona su 4).

Anche la Nuova Zelanda punta sul vaping

Non solo la Gran Bretagna, a incentivare all’utilizzo di dispositivi elettronici alternativi ci pensa anche la Nuova Zelanda, suggerendo che questi presentino un rischio ridotto rispetto alle normali sigarette, le E-cig. Se n‘è discusso durante un’intera sessione dell’evento The E-Cigarette Summit Usa, dove Ben Youdan, direttore della Youdan Consulting, ha spiegato: “Con l’aumento del vaping è sceso drasticamente il numero dei fumatori di sigarette tradizionali, mentre se si confrontano con le percentuali in Europa e nel resto del mondo i dati sono decisamente inferiori. Più si aiuta ad usare prodotti alternativi alle sigarette e più si avranno ex fumatori”.

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