24 Settembre 2022

Enel cede i propri asset in Russia

La società energetica italiana, così come annunciato a fine marzo, ha ceduto le attività detenute nel paese dell’est Europa

Altre aziende estere dello stesso settore come Exxon, Shell e BP hanno già lasciato il mercato russo

Enel esce dal mercato Russo. Una delle più grandi aziende italiane ha deciso il disinvestimento dal paese dell’est Europa. L’amministratore delegato della società Francesco Starace a fine marzo aveva dichiarato: ”Con rammarico, penso che dobbiamo cedere le attività”. E aveva aggiunto che era una questione di mesi. La compagnia energetica ha ceduto l’intera quota in suo possesso di Enel Russia, pari al 56,3% del capitale sociale della società a due aziende: Lukoil e il Closed Combined Mutual Investment Fund Gazprombank-Frezia. La partecipata dal Ministero dell’Economia ha guadagnato dall’operazione un corrispettivo di 137 milioni di euro, che sarà incassato al closing.

L’accordo prevede la cessione degli asset di generazione di energia elettrica in Russia, comprensivi di 5,6 gigawatt generati da fonti di energia convenzionale e 300 megawatt provenienti dall’eolico.

La società energetica italiana ha reso noti anche altri dati sull’operazione: “Si prevede che l’operazione complessiva, comprensiva dell’effetto della perdita del controllo di Enel Russia, genererà un effetto positivo sull’indebitamento finanziario netto consolidato del Gruppo di circa 550 milioni di euro e genererà un impatto negativo sull’utile netto di Gruppo riportato per circa 1,3 miliardi di euro, principalmente trainato dal rilascio di una riserva di conversione valutaria del valore di circa 1,1 miliardi di euro al 31 maggio 2022.Tale effetto contabile non avrà alcun impatto sui risultati economici ordinari”.

Le ragioni della decisione di uscire dalla Russia

L’Enel ha spiegato che la scelta di cedere le attività nel paese dell’est Europa: “è in linea con l’obiettivo strategico del Gruppo di concentrare le proprie attività principalmente nei Paesi in cui una posizione integrata lungo la catena del valore può guidare la crescita e migliorare la creazione di valore facendo leva sulle opportunità offerte dalla transizione energetica”.

La società italiana si è aggiunta ad un nutrito gruppo di aziende internazionali che operano in Russia e hanno deciso di lasciare il paese.

Ad aprile un gruppo di ricerca dell’università di Yale aveva stimato che 600 società estere avevano scelto di abbandonare la Russia. Una decisione dettata anche dalla volontà delle compagnie di rafforzare la propria reputazione presso i consumatori in seguito all’invasione dell’Ucraina.

Tra le società energetiche BP, Exxon e Shell hanno venduto le proprie quote di partecipazione in Russia. Un’uscita che è stata economicamente dolorosa per le aziende che hanno compiuto questa decisione: la BP a maggio aveva perso 19,4 miliardi di euro in seguito alla decisione di ritirare la propria partecipazione nel gruppo energetico Rosneft. Exxon invece ha perso 3,4 miliardi di dollari in seguito all’abbandono delle operazioni in Russia. Shell infine ha stimato che la perdita derivante dal disinvestimento nel paese dell’est Europeo sarebbe costata alla compagnia energetica tra i 4 e i 5 miliardi di dollari.

Marco Orlando