1 Ottobre 2022

Jeanine Áñez condannata a 10 anni per il colpo di Stato in Bolivia

L’ex presidente Evo Morales: “Condanna mite”

Jeanine Áñez si autoproclamò presidente dopo le dimissioni di Evo Morales, durante il caos che si era generato dopo le elezioni politiche del 2019. In custodia cautelare da marzo 2021, ora è stata condannata a 10 anni di reclusione. La procura ne aveva chiesti 15. Condannati anche 6 ex comandanti delle Forze armate. La famiglia di Áñez ha annunciato che presenterà appello agli organismi internazionali. L’ex presidente Evo Morales ha twittato: “Condanna mite”

La prima corte anticorruzione di La Paz, in Bolivia, il 6 giugno ha condannato l’ex presidente Jeanine Áñez a 10 anni di carcere per il caso “Colpo di stato II”, in cui è stata processata per i reati di violazione dei doveri e risoluzioni contrarie alla Costituzione e leggi. La Procura boliviana, che ha indagato su questo caso, aveva chiesto 15 anni di reclusione, mentre la difesa dell’ex presidente ne aveva chiesto l’assoluzione. La sentenza, da scontare nel carcere di Miraflores, La Paz, è stata la conclusione di un processo segnato da numerose interruzioni, alcune tecniche e altre legate alla salute di Áñez, in custodia cautelare dal marzo 2021. Era il 10 novembre 2019, quando l’allora presidente Evo Morales annunciò le sue dimissioni, spinto dalle pressioni dell’opposizione e di parte delle Forze armate, che non avevano riconosciuto i risultati elettorali. L’Organizzazione degli Stati americani (OAS) aveva rilevato possibili irregolarità, tra l’altro smentite in seguito. Pochi giorni dopo, il 12 novembre, Jeanine Áñez, allora senatrice, si autoproclamò presidente. Nella sua ultima argomentazione davanti alla Corte, l’ex senatrice ha insistito sul fatto di essere innocente e ha affermato che “lo farebbe di nuovo”. Prima di ascoltare la decisione del giudice, Áñez ha affermato di essere stata sottoposta a un “processo simulato”, cui non ha potuto assistere di persona. La Áñez, infatti, era collegata dal carcere dove è detenuta. Nei giorni successivi al colpo di Stato, la repressione delle forze armate causò 36 morti. Jeanine Áñez ha accusato l’ex presidente della Bolivia Evo Morales, dicendo che dietro al sentenza è stata pilotata da lui. Oltre ad Áñez, sei ex capi dell’esercito e della polizia sono stati perseguiti per aver preso decisioni contrarie alla Costituzione e sconteranno la pena nel carcere di San Pedro, sempre a La Paz. Si tratta dell’ex comandante in capo delle forze armate, Williams Kaliman, e dell’ex comandante in capo della polizia, Vladimir Calderón, che sono stati condannati a 10 anni di carcere. Condannati anche gli ex comandanti delle Forze armate Jorge Fernández Toranzo e Sergio Orellana Centellas, a 4 anni di reclusione, l’ex Comandante dell’Esercito, Pastor Mendieta, a 3 anni, e l’ex Capo di Stato Maggiore, Flavio Gustavo Arce, a 2 anni.

La famiglia ha annunciato ricorso agli organismi internazionali

La famiglia dell’ex presidente ad interim della Bolivia, Jeanine Añez, ha annunciato l’intenzione di rivolgersi agli organismi internazionali per un appello sulla sentenza, sostenendo che il processo giudiziario ha avuto “irregolarità” e “violazioni dei diritti umani”. Carolina Ribera, figlia di Jeanine Añez, ha assicurato che andranno alla Corte interamericana dei diritti umani perché “tutte le istanze sono esaurite. Qui non c’è giustizia. Nella scena internazionale invece non ci sono più partiti politici, non c’è più nessuna interferenza politica e non c’è vendetta”, ha detto. L’opposizione boliviana, invece, ha annunciato mobilitazioni per mostrare il proprio rifiuto della condanna contro Añez: “A partire dalla prossima settimana, daremo vita a mobilitazioni”, ha annunciato Manuel Morales del Comitato nazionale per la difesa della democrazia (Conade).

La reazione di Evo Morales

L’ex presidente Evo Morales ha scritto su Twitter che la condanna è mite. “Nonostante le bugie e persino le azioni per dire che era malata o in procinto di morire – si legge nel tweet -, la giustizia ha stabilito che Añez e i suoi complici hanno aggredito il potere con un colpo di stato. 10 anni di reclusione sono una condanna mite in relazione al danno che hanno causato alla democrazia. Le stragi del popolo non hanno diritto ad alcun privilegio”. A sua volta, il ministro del governo, Eduardo del Castillo, ha twittato: “Il popolo boliviano può dire con orgoglio che questa volta coloro che violano i diritti, perseguitano le persone, dividono le famiglie e causano dolore non rimarranno impuniti”.

L’opposizione al governo boliviano, invece, ha ripudiato la condanna e ha chiesto una mobilitazione contro la sentenza. “A partire dalla prossima settimana, daremo vita a mobilitazioni”, ha affermato Manuel Morales, oppositore del Comitato nazionale per la difesa della democrazia (Conade). Aspre critiche sono arrivate anche da Iniciativa Democrática de España y las Américas (IDEA), che riunisce leader della destra iberoamericana come gli ex presidenti Mauricio Macri, dell’Argentina, il cileno Sebastián Piñera, l’uruguaiano Julio Sanguinetti e lo spagnolo José María Aznar, i quali ritengonoe che “si tratta di un’accusa inventata su un evento che non è esistito” e che l’ex funzionario è detenuto illegalmente.