25 Settembre 2022

Alessandro Rapinese, il candidato indipendente a un passo dalla poltrona a Sindaco di Como

Alessandro Rapinese, titolare di un’agenzia immobiliare, nonché “supercivico” che sbeffeggia i partiti a destra e a sinistra

Ora si trova a un passo dalla poltrona di sindaco di Como, per la quale corre da candidato autonomo

Appoggiato solo da una lista civica, l’aspirante sindaco è arrivato al ballottaggio da secondo classificato a più di dieci punti di stacco dalla candidata del centrosinistra Barbara Minghetti (39,40%). Per la conferma del secondo posto ci sono voluti più di due giorni di conteggi e riconteggi in tre sezioni. In città ipotizzano che buona parte di chi ha scelto centrodestra al primo turno, ora voterà per lui. Essendo Como un Comune con più di 15.000 abitanti, se nessun candidato al primo turno dovesse ottenere la maggioranza assoluta allora si procederà a un ballottaggio tra i due più votati. Nel caso si dovesse verificare una perfetta parità nel testa a testa, sarà eletto sindaco il candidato più anziano.

Chiusa la bara del centrodestra comasco, per l’outsider Rapinese arriva l’occasione di una vita. Se i voti di Lega – FdI – Fi confluissero su di lui, il civico potrebbe realizzare il suo sogno più grande: indossare la fascia tricolore della sua città natale. Probabilmente, mai tanti astri politici si sono allineati in suo favore come in queste ultime settimane, per di più, almeno a prima vista, senza cambiamenti epocali percettibili in arrivo, per quanto la politica possa compiere rotazioni di 360 gradi in un attimo.

Chi lo conosce, del resto, non mostra stupore: eletto per la prima volta consigliere di circoscrizione a Como nel 1994 (“ero maggiorenne da 47 giorni”), nel 2008 torna alla ribalta candidandosi al consiglio comunale di Como, “senza nascondermi dietro loghi bolliti di partiti bolliti”. Il 26 aprile 2008, dopo le dimissioni del capolista, Rapinese entra per la prima volta in consiglio comunale. E da quel giorno inizia a lavorare sodo, dentro e fuori dall’aula: “Tutti gli altri sette candidati sindaco messi insieme – ha dichiarato poche settimane fa – non raggiungono la mia esperienza maturata a Palazzo Cernezzi. Nessuno di loro può vantare una conoscenza così minuziosa della macchina comunale come quella accumulata in 18 anni di battaglie su ogni singola delibera”. Tracotanza o fiducia nei propri mezzi? L’esito delle urne farebbe propendere più per la seconda ipotesi.

Autoironico e scanzonato, a temprargli il carattere è stata la gestione di una serie di lutti nel giro di poco tempo: il padre, un “alpino buono, forse troppo”, muore quando lui aveva appena compiuto 17 anni. La madre, “dura come l’acciaio e gentile come un maggiordomo, quello di Batman”, scompare quattro anni dopo. Nell’arco di alcuni anni perde anche una sorella – sconfitta da un tumore al cervello – ed un fratello per overdose (“aveva, purtroppo, un tumore all’anima”). La prima esperienza politica del “Rosso” (soprannome che gli deriva dai capelli, non certo dall’appartenenza politica) risale al quarto anno di Liceo scientifico, e già da lì si poteva intuire che quel ragazzo irriverente avrebbe fatto strada. “Per gioco, mi candido alle elezioni scolastiche per il Consiglio d’Istituto. Decido di chiamare la lista “Polenta Uncia”, marcando la distanza tanto dalle liste “pallose” di sinistra (che parlavano di temi che nemmeno conoscevamo, tipo guerre in Libano e tensioni israelopalestinesi) quanto da quelle di destra, aventi come sfondo l’antipatia per lo straniero e qualche ‘simpatico’ richiamo al Duce”. Con la sua Polenta Uncia, Rapinese sbaraglia tutti e vince con l’80 per cento dei voti. Oggi, a distanza di quasi trent’anni da quell’exploit liceale, il Supercivico potrebbe ripetere nuovamente l’impresa, facendo dei parcheggi e dello sport i suoi cavalli di battaglia.

Le prime note funebri sono giunte dal profilo Twitter del leghista Claudio Borghi, che non siederà più tra gli scranni di Palazzo Cernezzi (sede del comune di Como). Già ieri sera, quando i primi utenti web cominciavano a chiedergli maliziosamente se fosse riuscito a farsi eleggere in consiglio, il rutilante leghista ha messo le mani avanti con un cinguettio: “Senza sapere se si va al ballottaggio o meno è impossibile dirlo, ma direi che in ogni caso non lo farò. Cinque anni di impegno (gratis) sottratto alla famiglia non hanno risposto a quello che la città chiedeva”. E ancora: “Dai seggi a Como sto vedendo tutta la lista possibile degli errori […] Mi sa che bisogna passare più tempo a spiegare come si vota che a chiedere i voti”. E per fugare ogni dubbio chiarisce a un utente che Molteni, il candidato perdente, “è di FdI”. Scheda dopo scheda il tono si fa più drammatico: “Ho il lievissimo sospetto che qui a Como si finirà in prefettura”. Infine una consapevolezza: “Dove vado io finisce sempre per esserci casino. Dalla commissione per il catasto a Como… Me ne starò di più a casa”. Una scelta obbligata più che voluta, dato il responso delle urne.

Rapinese, intanto, dichiara: “Faccio paura alle lobbies, ai poteri forti ed ai malefici partiti che ammorbano Como da decenni semplicemente perché sanno che so come colpirli . Sanno anche che per me spazzarli via oltre che essere un dovere morale sarà anche un immenso piacere”. Infine, fa sapere: “In caso di vittoria berrò il prosecco e in caso di vittoria berrò il prosecco”.

Giulia Cortese