24 Settembre 2022

Back to the 2022 – Pride Month: televisione, disinformazione e censura

Back to the 2022 – Pride Month: tra disinformazione, televisione e censura

Il mese di festa della comunità Lgbtq+ è iniziato da quasi un mese, e tra programmi e censure anche la televisione ha adattato la sua programmazione.

Mercoledì 1° giugno, ha avuto inizio il Pride Month, una ricorrenza importante per tutta la comunità Lgbtq+ e non solo. Si tratta infatti di un evento volto non solo a celebrare la diversità, ma a sensibilizzare chi ancora non è disposto ad accettarla. In tutta Italia si scende quindi in strada e nelle piazze per far sentire la propria voce, rivendicando diritti ancora spesso negati.

La storia del Pride Month

Questo evento ha inizio negli anni Sessanta, precisamente negli Stati Uniti, quando nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969 un gruppo di poliziotti fece irruzione all’interno del Stonewall Inn di New York, un locale del Greenwich Village che allora era il punto di ritrovo della comunità omossessuale. Come diverse volte prima, anche quella notte i frequentanti vennero picchiati, minacciati e arrestati, la loro colpa? Essere omossessuali. A seguito di quell’ennesimo brutto episodio, la comunità omosessuale e Lgbtq+ di New York decise che le cose dovevano cambiare e centinaia di persone (500 manifestanti) scesero in strada manifestando e dando il via al primo corteo Lgbtq+. Lo slogan usato era chiaro: “Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud” (“Dillo in modo chiaro, e gridalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio”).

Il Pride Month nella televisione

Proprio durante il Pride Month diverse piattaforme di streaming hanno introdotto nella loro programmazione film e serie tv volte proprio a festeggiare questo mese arcobaleno. Netflix, ad esempio, ha dedicato proprio una categoria di programmazione specifica, nella quale è possibile trovare – oltre che diversi film e serie tv a tema – anche uno speciale intitolato Stand Out: An LGBTQ+ Celebration. Si tratta di una puntata speciale del programma comico Stand Out, con stand up comedian lesbiche, gay, transgender, queer, bisessuali, persone non binarie.

Tra gli altri titoli di Netflix troviamo anche Heartstopper, una delle serie più amate dagli spettatori, tanto da essere stata già rinnovata per una seconda e terza stagione a meno di un mese dal suo debutto. La serie porta sul piccolo schermo le graphic novel di successo scritte da Alice Oseman, e parla di due ragazzi che diventano amici e si innamorano.

Anche Amazon Prime Video ci tiene a sensibilizzare con un film in arrivo il 24 giugno: My Fake Boyfriend. Disponibile a breve, il film tratta il tema delle bugie che spesso circolano sui Social Network e si focalizza sulla relazione tossica tra due ragazzi.

La Rai censura un episodio

Se Netflix e Amazon Prime Video spingono verso l’accettazione del mese arcobaleno, sensibilizzando con una programmazione di tutto rispetto, il palinsesto italiano non lo fa proprio del tutto.

La Rai, infatti, oscura un episodio della serie Tv Grani di Pepe con una ragazza transgender bullizzata. Proprio durante il Pride Month sparisce dal palinsesto Rai la puntata a tema transgender di una famosa serie per ragazzi, un episodio che non passa inosservato a chi già parla della “solita censura televisiva italiana”. Grani di Pepe, per chi non la conoscesse, è una serie TV per teenager che segue le avventure “poliziesche” di un gruppo di ragazzi impegnati a risolvere i misteri del mondo che li circonda.

Serie tedesca, approdata nel nostro paese nel 2004 continua ancora ad oggi la messa in onda, arrivata ormai alla quattordicesima stagione e trasmessa sulla rete per ragazzi RaiGulp e in streaming da RaiPlay.

La censura sarebbe avvenuta proprio da parte di RaiPlay, che nel caricare le puntate si sarebbe dimenticata il dodicesimo episodio, dal titolo “Weil ich ein Mädchen bin” (Perché sono una ragazza), che tratta di una studentessa transgender ricattata a causa della propria identità di genere.

Al momento, inoltre, l’episodio risulta omesso anche dalla programmazione di RaiGulp della prossima settimana.

La censura all’episodio più importante

Ad aver notato il contenuto mancante sarebbero stati Alessia Busani, studentessa e attivista politica del partito paneuropeo Volt, e di Raffaele Di Filippo, appassionato della serie tedesca per adolescenti e curatore della pagina italiana Wikipedia di Grani di Pepe, serie che nel 2019 è stata nominata agli International Emmy Kids Awards proprio per quello specifico episodio.

“Tutto quello che chiedo – spiega a Fanpage.it l’attivista Alessia Busani – è che venga fatta chiarezza sulla questione; quantomeno, che una puntata preziosa e istruttiva come questa sia caricata e disponibile per tutt*. Un suo mancato caricamento sarebbe oltremodo assurdo e inaccettabile, trovandoci, per di più, nel bel mezzo del Pride Month”.

Raffaele Di Filippo, ha invece sottolineato un altro aspetto che rende ulteriormente attuale la tematica, vista la tragica vicenda del suicidio di Cloe Bianco nei giorni scorsi.

Come ricorda Fanpage, la vicenda riporta alla mente un caso verificatosi alcuni anni fa, riguardante la serie “Le regole del delitto perfetto“, quando si verificò il taglio arbitrario di una scena che rappresentava un rapporto gay “per decisione di una persona che lavorava al programma. Vicende diverse e non ci sono elementi per affermare che si sia trattato della stessa dinamica, ma considerata l’influenza della politica sulle logiche di funzionamento della Rai, i tempi e le circostanze impongono di non escludere a prescindere una qualche forma di condizionamento”, si legge.

Rai vanta l’episodio e poi lo censura

Lo stesso episodio era stato dichiarato da Rai nel comunicato di lancio della messa in onda di Grani di pepe su Rai Gulp. A seguito della segnalazione però, sono state fatte le seguenti dichiarazioni: “Probabilmente c’è stato qualche problema tecnico al collaudo“, spiegano da Rai a Fanpage. “Crediamo che l’episodio verrà aggiunto in seconda battuta e sarà presto disponibile sulla piattaforma online“, concludono.

La causa è stata sposata anche da Volt Bologna, che attraverso un post Instagram ha ripreso la denuncia.

Personalmente la riteniamo ancor più grave alla luce del fatto che si tratta di una serie per ragazzi; la puntata in questione è infatti molto istruttiva, tratta il tema della transessualità in modo davvero dolce ed empatico e si ripropone di insegnare una lezione estremamente importante quale la lotta alla discriminazione nei confronti delle persone transgender”, si legge nel post.