3 Luglio 2022

Crisi alimentare: l’Egitto rifiuta l’accordo con l’Organizzazione mondiale del commercio

Le obiezioni riguardano soprattutto l’obbligo di esportazione di generi alimentari, preferendo soddisfare in primo luogo il fabbisogno nazionale

Intanto, il Cairo offre ghiotte opportunità di investimento al Qatar e attende la visita del principe ereditario saudita

Trattative sospese

L’Egitto, come l’India e lo Sri Lanka, continua a rifiutare il proprio consenso alle due bozze di accordo elaborate dai 164 membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) come risposta alla crisi che ha colpito le catene mondiali di fornitura di generi alimentari, provocando un impennata dei prezzi. Una situazione dovuta al conflitto ucraino e aggravata dalla siccità che, negli ultimi mesi, ha colpito (a parte l’Italia) la regione che si estende tra il Maghreb e il Corno d’Africa. Una delle due proposte di accordo prevede l’apertura dei mercati senza restrizioni al movimento delle merci e una maggiore trasparenza sulle esportazioni e sulle importazioni di generi alimentari. La seconda, invece, è centrata sull’assenza di paletti alle esportazioni destinate al Programma alimentare mondiale, con l’obiettivo di contrastare la fame in aree colpite da conflitti, calamità naturali e cambiamenti climatici. Quasi tutti i paesi membri del Wto hanno accettato tali condizioni, tranne Egitto, India e Sri Lanka, soprattutto perché, come ha spiegato il portavoce del ministero egiziano per le Forniture e il Commercio interno, in molti temono che esse possano avere un impatto negativo sui paesi in via di sviluppo. Inoltre, ha aggiunto, non si può costringere un qualsiasi paese a esportare cibo, impedendogli di salvaguardare la sicurezza alimentare della propria popolazione in un momento di crisi mondiale. L’Omc, semmai, può imporre un simile obbligo a un paese «sviluppato», non a un paese che potrebbe non riuscire neppure a garantire la soddisfazione del fabbisogno nazionale. L’Egitto, ad esempio, primo acquirente mondiale di grano, ne importa circa il 65% del necessario, di cui il 90% da Russia e Ucraina. Per questo, attualmente, ha avviato trattative con l’India per comprare 500 mila tonnellate di grano, mentre ha sospeso l’erogazione delle tessere annonarie agli egiziani che si trovano all’estero.

Progetti vantaggiosi per Doha

Intanto, il Cairo cerca di espandere la propria rete di relazioni economico-diplomatiche, offrendo agli investitori del Qatar l’opportunità di partecipare a una cinquantina di progetti di investimento. Transazioni che dovrebbero avvenire sotto la supervisione dell’Autorità generale egiziana per l’investimento e le zone franche, che si è impegnata a informarli delle occasioni e delle procedure per partecipare. Il 6 giugno, durante un incontro bilaterale tra Egitto e Qatar, a Doha, si è discusso, inoltre, sulle opportunità che potrebbero derivare dalla cooperazione e sugli incentivi messi in campo dal governo egiziano per attrarre investitori dal ricco emirato. Inoltre, l’Egitto ha invitato gli imprenditori qatarioti a partecipare al Forum arabo per gli investimenti, il cui vertice è previsto per il prossimo settembre. Da parte sua, Doha, che a marzo ha investito in Egitto 5 miliardi di dollari, ha espresso il desiderio dei suoi investitori di aumentare il loro impegno in Egitto, in vari settori, compresi l’agricoltura, l’industria, la sicurezza alimentare, la proprietà, il turismo, le infrastrutture e la sanità. Frattanto, il 20 giugno è arrivato al Cairo il principe ereditario e presidente degli Emirati arabi uniti (Eau), Mohammed bin Salman, che successivamente farà tappa in Giordania e Turchia. Un viaggio diplomatico che precede di qualche settimana la visita prevista del presidente Usa Joe Biden in Arabia saudita, e al quale parteciperanno anche gli Usa, l’Egitto, l’Iraq e la Giordania. Pertanto, il 19 giugno, il presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi ha organizzato un incontro trilaterale con il re giordano Abdullah II e il re del Bahrein Hamad bin Isa.

Aspettative diplomatiche

Intanto il 20 giugno il quotidiano turco filogovernativo Daily Sabah ha puntualizzato che l’accordo tra Israele, Egitto e Unione europea (Ue) non garantisce una soluzione a lungo termine per le forniture di gas al vecchio continente, a differenza di quanto non possa fare un gasdotto tra Israele e Turchia. Infatti, si legge nello stesso articolo, l’accordo assicura solo 2 miliardi di metri cubi di gas israeliano in più nell’immediato, che dovranno essere trasformati in gas naturale liquefatto (gnl) in Egitto, da cui partiranno le forniture per l’Europa. Tuttavia, le infrastrutture esistenti in Israele non consentono di aumentare il flusso oltre un certo limite, anche perché sono, al contempo, impiegate da Tel Aviv anche per il mercato interno. I difensori dell’accordo, invece, invitano a considerarlo soprattutto come uno strumento per attrarre investimenti, non solo in progetti per lo sfruttamento dei giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale, ma anche per la ricerca di nuove riserve. Per questo, potrebbe persino agevolare una partecipazione significativa della Turchia, sia pure con il rischio di tensioni con la Repubblica di Cipro (parte greca). Tuttavia, Ankara avrebbe tutto l’interesse a prendere il posto dell’Egitto come snodo intermedio tra i giacimenti israeliani e l’Europa, attraverso gasdotti che consentirebbero di ridurre i costi della commercializzazione, evitando la liquefazione del gas e, di conseguenza, la necessità per i paesi importatori di rigassificarlo.