3 Luglio 2022

Il processo a Patrick Zaki rinviato a settembre

Peggiorano le condizioni di altri detenuti per lo stesso reato: “diffusione di notizie false”

Rinviato a settembre il processo che vede imputato Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato a Il Cairo il 7 febbriaio 2020. Sono numerose le persone detenute in condizioni disumane in carcere in Egitto tra attivisti, giornalisti e politici, a giudizio nei Tribunali di emergenza. Il caso di Alaa Abdel Fattah, in sciopero della fame da aprile, e dell’avvocato dei diritti umani Mohamed Baker

Il 21 giugno ci sarebbe dovuta essere l’udienza del processo che vede imputato Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato a Il Cairo, in Egitto, il 7 febbriaio 2020. Patrick è stato in carcere, dove ha subìto torture, fino all’8 dicembre del 2021, con le accuse di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie, propaganda per il terrorismo, tramite dei post su Facebook. Ora è in libertà in Egitto in attesa della fine del processo, che però viene rinviato di volta in volta, a prolungare la privazione della totale libertà. La data del 21 giugno era stata decisa il 5 aprile, in occasione di un’altra udienza, ma il tribunale ha spostato di nuovo la data al 27 settembre. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha commentato: “Erano 28 oggi e diventeranno 31, i mesi che Patrick sta trascorrendo privato della sua libertà, impossibilitato a muoversi nelle mani di una magistratura arbitraria. Un periodo di tempo esorbitante, uno stillicidio, considerato che Patrick Zaki è imputato di un reato dal puro sapore orwelliano: diffusione di notizie false, soltanto per aver scritto il vero. L’idea che Patrick trascorra tutta l’estate in questa condizione di libertà del tutto provvisoria è inaccettabile. Dobbiamo fare qualcosa al più presto, affinché recuperi la sua piena libertà – ha aggiunto Noury -. Patrick ha bisogno, da persona innocente qual è, di tornare alla sua libertà piena, di ricerca, di studio, di movimento e non è possibile che vada ancora così a lungo avanti”. 

Da Patrick Zaki, senza dimenticare Giulio Regeni che dalle autorità egiziane è stato torturato e ucciso, sono numerose le persone detenute in condizioni disumane in carcere in Egitto tra attivisti, giornalisti e politici, a giudizio nei Tribunali di emergenza.

La storia di Alaa Abdel Fattah e Mohamed Baker

Alaa Abdel Fattah è un attivista di doppia nazionalità egiziana e britannica, mentre Mohamed Baker è un avvocato per i diritti umani. Sono stati arrestati il 29 settembre 2019 con le accuse, formulate dalla Procura Suprema per la Sicurezza dello Stato (SSSP), una branca della Procura specializzata nelle indagini sulle minacce alla sicurezza nazionale, di adesione a un gruppo terroristico, finanziamento di un gruppo terroristico, diffusione di notizie false che minano la sicurezza nazionale e uso dei social media per commettere un reato di editoria. La SSSP ha avviato indagini contro di loro per accuse simili nell’ambito del nuovo caso n. 1228/2021 nell’ambito di una strategia sempre più utilizzata dalle autorità, denominata “rotazione”, per aggirare il limite di due anni per la custodia cautelare consentiti dalla legge egiziana ed estendere a tempo indeterminato la detenzione degli attivisti. Il 20 dicembre 2021, il tribunale di emergenza per la sicurezza dello stato ha condannato Alaa Abdel Fattah a cinque anni di reclusione e Mohamed Baker a quattro anni di carcere, dopo averli giudicati colpevoli dell’accusa infondata di “diffusione di notizie false” attraverso post sui loro social media.

Condizioni disumane

Alaa Abdel Fattah è in sciopero della fame dal 2 aprile per protestare contro la sua ingiusta detenzione, le crudeli condizioni di detenzione e la negazione delle visite consolari. Alaa Abdel Fattah ha infatti ottenuto la cittadinanza britannica grazie alla madre di origine britannica e, nel dicembre 2021 ha richiesto formalmente una visita consolare, ma le autorità egiziane non l’hanno accolta e non hanno nemmeno risposto alla richiesta. Dal 2 aprile Alaa Abdel Fattah consuma solo acqua e sale, con le condizioni di salute che si aggravano. Tra i divieti imposti in carcere, sia a lui che a Mohamed Baker, c’è quello di accedere a qualsiasi materiale di lettura o di fare attività fisica all’aperto per due anni e mezzo. Alaa Abdel Fattah durante una visita della madre il 12 maggio, ha raccontato di essere stato picchiato, mentre era ammanettato, dal vicedirettore del carcere di massima sicurezza Tora 2, il 7 maggio, per aver chiesto di poter fare esercizio all’aperto. La madre lo ha trovato fragile e molto dimagrito. Già il 13 settembre 2021, l’avvocato e la famiglia di Alaa Abdel Fattah avevano lanciato pubblicamente l’allarme sul fatto che fosse in “pericolo imminente” e avevano espresso preoccupazione per il fatto che si potesse suicidare, rilevando che le orribili condizioni di detenzione stavano avendo un impatto dannoso sulla sua salute mentale. In una dichiarazione del 15 maggio scorso, il capo del Consiglio nazionale per i diritti umani, un’istituzione statale, ha affermato di aver ricevuto rassicurazioni ufficiali che i diritti di Alaa Abdel Fattah erano garantiti. Amnesty International ritiene invece che gli agenti penitenziari lo stiano torturando, tenendolo intenzionalmente in condizioni carcerarie crudeli e disumane, causandogli gravi dolori e sofferenze, per punirlo del suo attivismo e del suo ruolo di primo piano nella Rivoluzione del 25 gennaio. Il 18 maggio Alaa Abdel Fattah è stato trasferito nel carcere di  Wadi El Natroun e il giorno successivo ha potuto finalmente ricevere i familiari. Le guardie carcerarie hanno inoltre accolto i libri, finora negati, consegnati dalla madre. Mohamed Baker è ancora detenuto nel carcere di massima sicurezza Tora 2, al Cairo. Le autorità carcerarie tengono entrambi in celle piccole e poco ventilate e hanno negato loro letti e materassi, ma anche abbigliamento adeguato, radio, orologi, accesso all’acqua calda e qualsiasi oggetto personale, comprese le foto di famiglia. Mohamed Baker ha informato sua moglie durante una visita in prigione che, a causa dei movimenti limitati e delle cattive condizioni carcerarie, ha sviluppato dolore alle articolazioni e ai muscoli. Le famiglie di Mohamed Baker e Alaa Abdel Fattah hanno presentato denunce ufficiali in merito al loro trattamento in carcere, inclusa la loro esclusione dalla vaccinazione contro la Covid-19, e alla preoccupazione per il fatto che i detenuti vengano trasferiti dalle carceri ai tribunali senza dispositivi di protezione individuale e detenuti in condizioni igieniche anguste. Non sono state rese disponibili informazioni sullo stato dei loro reclami. Mohamed Baker e i suoi avvocati, inoltre, non erano a conoscenza del fatto che anche lui fosse indagato nel caso n.1781/2019 fino alla pubblicazione della decisione. Baker non è mai stato interrogato dalla SSSP in relazione a quel caso né gli sono state fornite informazioni sulle accuse esatte contro di lui. Amnesty, oltre a lanciare una petizione per la loro liberazione, ha raccolto gli scritti di Alaa Abdel Fattah in un libro,“Non siete stati ancora sconfitti” (Hopefulmonster Editore), patrocinato anche da Arci. Il libro, prima traduzione italiana degli scritti dell’attivista e blogger, è nato grazie alla collaborazione di una rete internazionale di editor e giornalisti che, insieme alla famiglia dell’autore, hanno raccolto e pubblicato gli articoli e le riflessioni dell’attivista.

Le altre persone detenute

Il 26 aprile, il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha chiesto un “dialogo nazionale” con i politici dell’opposizione e ha annunciato la riattivazione del “Comitato presidenziale per la grazia” avviato nel 2016. Durante l’ultima settimana di aprile 2022, le autorità egiziane hanno rilasciato decine di uomini e donne detenuti per motivi politici, tra cui il giornalista Mohamed Salah, il difensore dei diritti umani Ibrahim Ezz El-Din e il giornalista e politico Hossam Moanis, detenuti arbitrariamente per periodi compresi tra 29 e 34 mesi. Il 5 maggio, un gruppo di otto ONG egiziane ha invitato le autorità a garantire il rilascio di tutte le persone detenute arbitrariamente, condividendo la loro proposta di un approccio basato sui diritti per il processo di rilascio. Da ottobre 2021, le autorità egiziane hanno rinviato almeno 20 attivisti, giornalisti e politici a giudizio nei Tribunali di emergenza per la sicurezza dello stato (ESSC). Il 22 giugno 2021, il ricercatore e dottorando Ahmed Samir Santawy è stato condannato per “diffusione di notizie false dall’esterno del Paese sulla situazione interna” e condannato a quattro anni da un tribunale di emergenza, sulla base di post sui social media di cui ha negato di essere l’autore. Il 17 novembre 2021, l’ex parlamentare Zyad el-Elaimy è stato condannato a cinque anni di reclusione, mentre i giornalisti Hisham Fouad e Hossam Moanis a quattro anni di reclusione, per aver condiviso post sui social media e altri contenuti critici sulla situazione dei diritti umani e sulla politica economica dell’Egitto. Sono stati condannati per “diffusione di notizie false per minare la sicurezza nazionale”. Il 23 agosto 2021, la SSSP ha rinviato a giudizio l’avvocata per i diritti umani Hoda Abdelmoniem, il difensore dei diritti umani e fondatore del Coordinamento egiziano per i diritti e le libertà, Ezzat Ghoniem, e altre 29 persone con l’accusa di aver diffuso, attraverso una pagina Facebook, “notizie false” su violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza e varie accuse legate al terrorismo.