25 Settembre 2022

USA – Corte Suprema, altre sentenze a rischio

Sono trascorse solo poche ore dal ribaltamento della Roe v Wade e la decisione shock della Corte Suprema

Mentre il mondo esprime sgomento, il giudice Clarence Thomas rincara la dose attaccando il diritto alla contraccezione e ai matrimoni tra persone dello stesso sesso

Washington, USA – Per gli americani si tratta di un incubo diventato realtà, ma non certo qualcosa d’imprevisto. Chiunque abbia seguito la politica americana negli ultimi anni ha sempre saputo che il ribaltamento della Roe v Wade non era una questione di “se” ma solo di “quando”.

Hilary Clinton

Era il 2016 quando, in campagna elettorale, Hilary Clinton disse: “se eleggerete Trump perderete la Roe v Wade”. I repubblicani e i detrattori della Clinton usarono quell’affermazione come un atto d’accusa nei suoi confronti. Ma non lo diceva per racimolare voti. Sapeva di avere ragione.

Si calcola che 4 milioni e mezzo di persone in tutta l’America parteciparono al Women’s March il 21 gennaio 2017, il giorno dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca. La maggior parte indossava berretti di lana rosa che in quei giorni erano diventati il simbolo della difesa dei diritti delle donne. Lo sapevano anche loro che, con Trump alla Casa Bianca, mezzo secolo di battaglie di diritti civili avrebbero potuto essere spazzate via in un giorno.

Lo sapevano quando, a uno a uno, Trump insediava alla Corte Suprema 3 giudici cristiani e radicali che si aggiungevano ai già noti ultraconservatori Thomas e Alito. Per molti era come assistere al prologo di una tragedia.

Il primo atto

Perché quello a cui stiamo assistendo oggi non è l’ultimo atto o la resa dei conti dell’elezione di Trump nel 2016, bensì solo il primo atto di una strategia. Anche questo è cosa nota.

La Corte Suprema ha oggi il potere incontrastato di mettere in pratica l’agenda dell’ultradestra evangelica e radicale americana. Il ribaltamento della Roe v Wade non è che il battistrada.

Nel loro dissenso alla decisione della Corte Suprema, i giudici Stephen Breyer, Elena Kagan e Sonia Sotomayor hanno espresso preoccupazione, sostenendo che il diritto all’aborto deriva dal diritto di accesso alla contraccezione, stabilito in Griswold v Connecticut nel 1965. Questo significa che le decisioni nei casi di aborto hanno consentito di proteggere il diritto all’intimità sessuale e al matrimonio tra persone dello stesso sesso in Lawrence v Texas nel 2003 e Obergefell v Hodges nel 2015. “Fanno tutti parte dello stesso tessuto costituzionale, proteggendo il processo decisionale autonomo rispetto alle decisioni più personali della vita”, hanno scritto.

Quanto affermano trova riscontro nelle parole del giudice Clarence Thomas: “in casi futuri, dovremmo riconsiderare tutti i precedenti sostanziali del giusto processo di questa Corte… Poiché qualsiasi decisione sostanziale sul giusto processo è ‘dimostrabilmente erronea’, abbiamo il dovere di ‘correggere l’errore’ stabilito in quei precedenti”.

In un’intervista venerdì, 24 giugno ha affermato che la Corte Suprema dovrebbe annullare la decisione che legalizza il matrimonio LGBTQ a livello nazionale e la sentenza che ha stabilito che la criminalizzazione della sodomia è incostituzionale.

Le sentenze che Thomas attacca sono:

  • la Griswold v Connecticut che ha stabilito che le coppie sposate hanno il diritto di acquistare e utilizzare la contraccezione senza l’interferenza del governo;
  • la Lawrence v Texas che stabilisce che le sanzioni penali per sodomia o atti sessuali privati tra adulti consenzienti sono incostituzionali;
  • la Obergefell v Hodge che ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso a livello nazionale.

Alla base del ragionamento del giudice Thomas esiste il concetto che là dove la garanzia di libertà si scontra con l’etica religiosa, le comunità devono essere libere di scegliere se aderire o meno piuttosto che essere costrette da una corte federale.

Questo ragionamento mostra il biasimo cristiano.

Perché?

Le libertà garantite da principi secolari, per i punti contestati da Thomas, non violano le libertà di scelta delle persone di fede. Per esempio, chi è contrario all’aborto è libero di non praticarlo; chi ritiene la contraccezione e la sodomia dei peccati è libero di astenersi.

Al contrario, rimuovere le garanzie di protezione al diritto all’aborto, alla contraccezione e al matrimonio tra persone dello stesso sesso e lasciare ai singoli stati la libertà di emanare leggi proibitive mina i diritti non solo della popolazione laica ma anche quelli di tutte le altre comunità religiose.

Thomas sembra mettere sullo stesso piano la libertà degli individui e la libertà del divieto. In poche parole, reclama la libertà dei singoli stati di limitare la libertà degli individui. Qualcosa di paradossale.

Quando si abbandona l’approccio secolare per favorire i dogmi di una religione specifica, si passa inevitabilmente da leggi oggettive (che garantiscono i diritti e le libertà di tutti) a leggi soggettive (che garantiscono i diritti e le libertà di un gruppo particolare).

Ebrei e musulmani

Nella religione ebraica e quella islamica l’aborto è consentito. La Roe v Wade, come sentenza secolare, proteggeva non solo il diritto delle donne cristiane favorevoli all’aborto, ma anche di quelle laiche, di quelle ebree e di quelle musulmane. In sostanza, il suo ribaltamento è avvenuto a beneficio esclusivo solo di un gruppo particolare: quello cristiano ultraortodosso. Beneficio che concede loro la “libertà” di minare i diritti e le libertà degli altri gruppi.

Inevitabilmente, questo porterà a infiniti scontri nelle corti dei vari stati repubblicani che hanno già emanato leggi contro l’aborto.

Per esempio, una sinagoga ha già fatto causa allo stato della Florida in quanto la legge dello stato che vieta l’aborto viola la libertà religiosa delle donne della sua congregazione. Nella legge ebraica la protezione della madre è sempre prioritaria.

Per molte comunità religiose americane non cristiane ultraortodosse, la Corte Suprema è diventato un organo che fomenta la discriminazione, la divisione e agisce per consentire a un solo gruppo d’imporre limitazioni alle libertà degli altri gruppi.