25 Settembre 2022

Come lo Stato butta i soldi del Pnrr: il caso della Scuola di alta formazione

L’ennesimo carrozzone si chiama Scuola di Alta Formazione (per il personale scolastico)

Il Presidente e il DG guadagneranno quasi 250.000€ l’anno

Chi pensava che il PNRR fosse un’occasione per riformare finalmente il Paese in modo serio e profondo dovrà ricredersi. Le famose “riforme strutturali”, di cui si parla da decenni e che dovrebbero risolvere i problemi nei settori più importanti del sistema-Paese (giustizia, concorrenza, fisco), sono o ferme al palo o approvate in forma assai annacquata e poco incisiva.

Tra i tanti settori che meriterebbero riforme vere c’è senz’altro la scuola, del cui malfunzionamento vi abbiamo dato conto con dovizia di numeri e statistiche qui. Ora però il Governo, con il decreto-legge n. 36/2022 (PNRR-2), pare aver individuato una brillante strategia per migliorare la situazione: creare la Scuola di Alta Formazione del sistema nazionale pubblico di istruzione (per gli amici: Scuola), con sede nazionale a Roma e stipendio da poco meno di 250.000€ annui per il Presidente e il Direttore Generale. L’intento è nobile: garantire un continuo sviluppo professionale a tutto il personale scolastico (non solo docenti, ma anche dirigenti e personale ATA). E in che modo lo si fa? Erogando corsi di formazione online, che il suddetto personale dovrà obbligatoriamente seguire: nel caso dei docenti, si va dalle 15 ore annue per chi lavora nelle scuole primarie alle 30 delle secondarie.

E chi potrà erogare i suddetti corsi? La neonata Scuola? Certo, ma non solo: come spiega Orizzonte Scuola, potranno farlo anche

tutte le università, le Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, le istituzioni scolastiche, gli enti pubblici di ricerca, le istituzioni museali pubbliche e gli enti culturali rappresentanti i Paesi le cui lingue sono incluse nei curricoli scolastici italiani.
Inoltre possono chiedere l’accreditamento anche altri soggetti che posseggano requisiti di moralità, idoneità professionale, capacità economico finanziaria e tecnica-professionale determinati in apposita direttiva del Ministro dell’istruzione.

Come dite? Vi state chiedendo a cosa serva la Scuola di Alta Formazione (che complessivamente costa ai contribuenti più di un milione di euro), se i corsi possono somministrarli anche tutti gli altri summenzionati soggetti? Ma questa è demagogia, signora mia! La risposta si trova nello stesso decreto-legge: la Scuola “promuove e coordina la formazione in servizio dei docenti di ruolo (…), dirige e indirizza le attività formative dei dirigenti scolastici” e tante altre belle cose.

Presenziare, attestare, protocollare. L’universo parallelo della burocrazia italiana

C’è riassunto in modo emblematico l’approccio del legislatore italiano a qualsiasi problema, in questo provvedimento. Un approccio interamente incentrato sulla forma e che se ne infischia della sostanza: l’obiettivo vero sembra quello di attestare che il docente Tal de’Tali, di anni 58, ha regolarmente seguito il corso (online) X, somministrato dall’Ente Accreditato Y, e dunque può considerarsi un docente aggiornato e al passo coi tempi. Egli, grazie al suddetto corso, adesso sa tutto sulle flipped classroom, sul role-playing e altri meravigliosi e innovativi metodi didattici teorizzati oltreoceano.

Certo, una volta rientrato in classe, il Prof. sarà pur sempre libero di ignorare ogni singola nozione appresa durante il corso e continuare con la cara vecchia lezione frontale, con cui addormenta gli alunni da una trentina d’anni; del resto, né gli alunni né il DS hanno alcuna voce in capitolo sul suo modo di insegnare, di interagire con gli alunni e le loro famiglie, o altro.

Ma al legislatore questi dettagli operativi sembrano non interessare. L’importante è presentarsi al cospetto dell’Unione Europa sbandierando il fatto che, in Italia, tutti i lavoratori della scuola vengono costantemente formati e aggiornati da un apposito Ente, che oltretutto si chiama “Scuola di Alta Formazione”, per cui dev’essere buono per forza.

Tutto ciò ricorda in modo sinistramente tragicomico una scena di Fascisti su Marte: quella in cui il camerata Pini lamentava di soffrir la fame, al che il gerarca Barbagli provvedeva fondando immediatamente l’EN.FAM (Ente per chi ha fame). E, alla precisazione di Pini – “ma io ho fame adesso” – rimediava abolendo lo stesso EN.FAM e rimpiazzandolo con l’EN.FAM.AD (l’Ente per chi ha Fame Adesso).