28 Settembre 2022

Unione africana: «shock» per la morte dei migranti a Melilla.

Quello del 24 giugno è stato il primo tentativo di entrare nell’enclave spagnola dalla distensione tra Spagna e Marocco

Madrid punta il dito, al contempo, contro le autorità marocchione e contro le mafie, Algeri accusa Rabat, mentre l’Unione africana parla di «trattamento degradante» nei confronti dei migranti

Intreccio di accuse

Il 27 giugno, in riferimento alla morte, tre giorni prima, di almeno 23 migranti nel tentativo di oltrepassare la recinzione che separa il territorio del Marocco dall’enclave spagnola di Melilla, il segretario generale dell’Unione africana (Ua) Moussa Faki Mahamat si è dichiarato «sotto skoch» per il «trattamento degradante riservato ai migranti dall’Africa». Pertanto, l’Ua ha chiesto un’inchiesta immediata per chiarire la dinamica dell’accaduto e ha ricordato a tutti i paesi i doveri sanciti dal diritto internazionale in tema di migrazioni. Quello del 24 giugno, peraltro, è stato il primo tentativo di massa (erano circa duemila i migranti che tentavano di entrare a Melilla) di raggiungere il territorio europeo, da quando Rabat e Madrid hanno recuperato la loro cooperazione strategica, soprattutto nel contrasto alle migrazioni irregolari. Secondo il ministero dell’Interno marocchino, le vittime sono 23, ma le organizzazioni non governative, come Walking Borders, parlano di 37 morti e 50 feriti, precisando che il bilancio potrebbe salire. Intanto, le autorità marocchine, che il 26 giugno hanno sepolto i corpi dei defunti, sono state accusate dal quotidiano spagnolo El País di aver proceduto con eccessiva fretta, senza effettuare autopsie né lanciare inchieste, neppure per identificare i cadaveri, e di «cercare di dissimulare la catastrofe». Eppure, da Rabat, si sono levate voci, soprattutto dalle organizzazioni per i diritti umani, che hanno chiesto al governo di avviare un’indagine per stabilire le circostanze. Lo stesso quotidiano, d’altronde, ha biasimato anche il governo del socialista Pedro Sánchez, che ha a lungo elogiato l’operato della polizia marocchina, senza considerare che c’erano immagini che ne mettevano in questione la gestione della vicenda. Il governo spagnolo, dal canto suo, ha accusato le mafie di speculare sulla vita dei migranti e le autorità marocchine di «ricatto», mentre l’Algeria, che ha esortato l’Organizzazione delle nazioni unite (Onu) ad aprire un’inchiesta indipendente sulla «carneficina di migranti a Melilla», ne ha attribuito la responsabilità politica al Marocco, per la «brutalità» e l’«uso sproporzionato della forza» da parte delle forze di sicurezza di Rabat.