26 Settembre 2022

USA – Comitato d’inchiesta 6 gennaio: testimone chiave minacciata di morte

Il comitato d’inchiesta gioca il jolly in una sessione a sorpresa

Presenta una testimone chiave con rivelazioni distruttive per la difesa di Trump

Si tratta di Cassidy Hutchinson, fedelissima a Trump e assistente del Chief of Staff di Trump, Mark Meadows. Dato il suo incarico e la fiducia di cui godeva, la Hutchinson aveva accesso ad un’alta percentuale delle informazioni in possesso di Meadows prima del 6 gennaio che dimostrano che il Chief of Staff di Trump era già a conoscenza del piano per l’insurrezione giorni prima che avvenisse. Contattata dal comitato, la Hutchinson era stata inizialmente affiancata dal team legale di Trump che le aveva consigliato di non collaborare con il Congresso, ma la donna successivamente aveva deciso di distanziarsi dagli avvocati e offrire la propria testimonianza. Dopo il consenso  al Congresso, erano seguite numerose minacce di morte.  Per questo, la Commissione d’inchiesta ha anticipato l’udienza al fine di garantire la sicurezza di Cassidy Hutchinson.

Una testimonianza “scomoda”

Innanzi tutto, la Hutchinson riporta di avere avuto una conversazione con Rudy Giuliani il 4 gennaio in cui l’avvocato di Trump le confidava che il 6  sarebbe avvenuto qualcosa di straordinario. Lo stesso Giuliani le avrebbe poi detto di chiedere al suo boss, Mark Meadows, di cosa si trattava.

Questo significa che sia Giuliani che Meadows erano partecipi del tentativo di colpo di Stato.

Il giorno dell’attacco a Capitol Hill, la donna si trovava dietro il palco del rally. La prima debacle avvenne a causa del numero dei presenti: Trump era insoddisfatto perché voleva una folla più conspicua. Gli fu riferito che molti non volevano entrare perché armati: rifiutavano di passare attraverso i metal detector per paura che i servizi di sicurezza sequestrassero le armi, allora Trump aveva ordinato di far rimuovere i metal detector dichiarando che la gente non era armata per fare qualcosa contro di lui.

Dunque, Trump sapeva che al rally vi erano persone armate e si era assicurato che a nessuno fossero confiscate le armi.

Più tardi, quando, concludendo il discorso, Trump disse che avrebbe marciato a Capitol Hill, il leader repubblicano Kevin McCarthy aveva telefonato a Cassidy Hutchinson, preoccupato del fatto che i servizi di sicurezza avessero consentito al presidente di seguire la folla. La Hutchinson lo aveva rassicurato affermando che era già stato concordato che i servizi di sicurezza avrebbero riportato Trump alla Casa Bianca. Nessuno aveva idea del perché il presidente avesse fatto quella dichiarazione non concordata. Trump però era deciso. Al momento di salire sulle auto, dette in escandescenze. Insisteva di essere portato a Capitol Hill. Durante il tragitto gridava “Sono il fottuto presidente!”. A un certo punto aveva addirittura tentato di afferrare il volante fino ad avere uno scontro fisico con gli agenti.

Solo la decisione congiunta del suo personale e degli agenti di sicurezza impedirono a Trump di prendere parte all’insurrezione.

Alla Casa Bianca, la Hutchinson non aveva avuto più contatti con Trump che si era ritirato nel West Wing, e aveva seguito l’insurrezione in TV dal suo ufficio. Sostiene di avere a più riprese chiesto a Mark Meadows di parlare con il presidente:  la situazione stava degenerando ed era necessario un appello pubblico per chiedere agli insurrezionisti di tornare a casa. Meadows l’aveva a lungo ignorata, continuando a usare il suo cellulare. Alla fine, le aveva risposto che il presidente non avrebbe fatto nessun appello. Le cosa gli andavano bene così.

Mark Meadows e Ginni Thomas

Anche il figlio di Donald Trump, Donald Jr. aveva mandato un messaggio al Chief of Staff Mark Meadows, lamentando che suo padre non stava facendo abbastanza per fermare l’insurrezione. “Deve condannare questa merda, ora”, gli aveva scritto. Come emerso anche da altre sessioni dell’inchiesta, per diverse ore Trump si era rifiutato di lanciare appelli o anche far intervenire la guardia nazionale. La testimonianza della Hutchinson però mette in piena luce ora anche la complicità di Meadows. Si tratta questo di un elemento di vitale importanza, in quanto da messaggi emersi durante l’inchiesta, Meadows era in contatto con Ginni Thomas, la moglie del giudice della Corte Suprema, Clarence Thomas, già indagata per il ruolo svolto nell’organizzazione dell’insurrezione.