28 Settembre 2022

Erdogan apre all’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO, con conseguenze imprevedibili

Erdogan acconsente all’ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia, ma chiede un’azione contro i curdi

 

L’escalation fra NATO e Russia si allarga a Turchia, Svezia e Finlandia e potrebbe avere ampie ripercussioni, anche ambientali

 

Nello storico vertice NATO appena concluso a Madrid il presidente turco Erdogan ha accettato l’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO chiedendo come contropartita di poter intervenire contro le organizzazioni curde. Svezia e Finlandia hanno chiesto di poter aderire all’alleanza atlantica allarmate dall’aggressione russa all’Ucraina, ma il governo di Ankara aveva inizialmente negato il suo assenso perché i paesi scandinavi danno protezione a rifugiati politici curdi. Organizzazioni come il PKK, il partito del lavoratori curdi, sono considerate dal governo turco formazioni terroristiche. Oltre al problema dell’allargamento della NATO e dell’escalation con la Russia, si pone anche la questione del ruolo della Turchia sul piano internazionale.

 

“Il nemico del mio nemico è mio amico”

Questo adagio si adatta perfettamente al complesso scenario etnico medio orientale in cui diverse culture condividono lo stesso spazio. La Turchia, infatti, ha sempre visto con sospetto le richieste territoriali del popolo curdo poiché interessano una larga parte del suo stato. La numerosa comunità curda abita un’ampia area a cavallo fra Turchia, Iraq, Iran e Siria, e in alcuni di questi stati ha ottenuto una discreta autonomia. Erdogan ora teme il consolidarsi dei legami fra le aree interessate e la nascita di un vero e proprio Kurdistan. Per tale motivo preme per poter combattere le loro organizzazioni e in Turchia il partito filo-curdo HDP è già sotto processo. Oltre alle tensioni etniche c’è da aggiungere che il PKK è un partito marxista e libertario, ed ha a lungo adottato la lotta armata contro lo stato turco, mentre il governo di Ankara è marcatamente neoliberista. Vi è, dunque, fra le parti anche un conflitto socio-economico. L’ultimo tassello per capire la complicatissima situazione è costituito dal fatto che i curdi hanno giocato un ruolo essenziale nella lotta all’ISIS e ora, un loro eventuale indebolimento, rischia di far tornare in vita lo stato dell’estremismo terrorista.

 

Tra Yazidi e ISIS

La richiesta di Erdogan di avere meno vincoli nel combattere i curdi in cambio dell’assenso all’ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia potrebbe avere conseguenze che vanno ben al di là della Russia. Innanzitutto perché la NATO ha nel suo statuto la difesa del modello democratico occidentale, ma non è chiaro quanto sia questo davvero l’interesse di Ankara. Lo dimostra il fatto che c’è il rischio di un ritorno dell’ISIS che in Siria non ha mai smesso di combattere i curdi e gli yazidi. Questi ultimi sono una minoranza religiosa presente nella zona che durante gli anni del “califfato nero” è stata oggetto di stupri ed eccidi che hanno scandalizzato il mondo intero. Per questo l’occidente si era schierato dalla parte delle organizzazioni di autodifesa popolare curde, in particolare per quelle femminili (YPJ), che avevano sconfitto sul campo l’ISIS, nonostante i timidi aiuti militari ricevuti.

 

Un’oasi eco-socialista?

In un contesto così complesso si inserisce la situazione straordinaria della regione curda del Rojava, nel nord della Siria. Qui una rivoluzione avvenuta negli ultimi dieci anni ha sostituito l’integralismo dell’ISIS con una società multietnica, femminista ed eco-socialista organizzata in una democrazia diretta. L’interesse che alcuni osservatori hanno manifestato per il Rojava deriva, infatti, anche dall’aver creato un modello di società ecologica che potrebbe indicare un’alternativa alla crisi climatica che il mondo sta attraversando. È nel Rojava che si trovano le città di Kobane e Afrin rese celebri dai fumetti di Zerocalcare. Afrin, però, è stata recentemente occupata dai turchi e la stessa Kobane ne è minacciata. L’attacco al Rojava mette in pericolo il modello di società ecologica e rischia di essere un ulteriore elemento a favore di una ripresa dell’ISIS.

 

Espansionismo turco

La Turchia dal canto suo ritiene di avere diritto di intervenire in Siria e altrove per colpire le forze curde e difendere la propria sicurezza nazionale. Per questo Ankara ha chiesto ai governi svedese e finlandese di non ospitare più rifugiati politici curdi ed estradare quelli già presenti sul loro territorio. La strategia turca si inserisce in un generale espansionismo nel territorio dell’ex impero ottomano che ha portato all’intervento in Libia e a un conflitto sotterraneo con Egitto e altri paesi (come Cipro e Grecia) per l’estrazione delle risorse energetiche dai giacimenti nel Mediterraneo. Anche questo conflitto, come quello in Ucraina e a Taiwan, è in fondo mosso dalla lotta per il controllo degli idrocarburi e lo sfruttamento delle risorse naturali.