25 Settembre 2022

Il progetto di legge sullo Ius scholae divide la maggioranza al governo

PD e Movimento 5 Stelle sono favorevoli alla concessione della cittadinanza agli stranieri che compiono un ciclo di studi di cinque anni. La Lega è contraria

La Cei si è dichiarata favorevole alla legge

La maggioranza di governo è divisa sullo ”ius scholae”. Il progetto di legge che ha come obiettivo quello di riformare la legge sulla cittadinanza in vigore dal 1992 non vede le forze politiche della maggioranza concordi. Il Pd e il Movimento 5 Stelle sono favorevoli, mentre la Lega, che ha presentato 1500 emendamenti al disegno di legge in esame alla Camera, è contraria.

Cosa prevede il disegno di legge

Il testo all’esame della Camera ha previsto la possibilità di conseguire la cittadinanza italiana per il minore straniero nato in Italia e residente legalmente, oppure entrato entro il dodicesimo anno di età, nel caso in cui abbia frequentato regolarmente per 5 anni uno o più cicli scolastici del sistema d’istruzione italiano. Oppure percorsi di istruzione e  formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale.  Se il corso di studio è quello elementare deve essere stato concluso positivamente. La richiesta deve essere effettuata da uno dei genitori del ragazzo, regolarmente residenti in Italia, con una dichiarazione di volontà. L’interessato, entro due anni dal raggiungimento della maggiore età può rinunciare alla cittadinanza acquisita purché sia in possesso di un’altra cittadinanza. Se i genitori non hanno dato la dichiarazione di volontà, può chiedere la cittadinanza all’ufficiale dello stato civile entro due anni.

Le dichiarazioni di Letta e Salvini

I leader dei due partiti hanno da subito esplicitato le proprie ragioni. Il segretario del Pd Letta durante un intervento alla tavola rotonda “Il lavoro interroga”, organizzata dalla Cgil ha compiuto ieri una dichiarazione in favore dello ius scholae riportata da Adnkronos: “Noi dobbiamo dimostrare di essere seri su un passaggio chiave che dipende da noi nelle prossime settimane, perché se tutti noi siamo uniti, seri e determinati riusciamo a recuperare una grandissima ferita che c’è in Italia e che deve dimostrare che non c’è ambiguità e alternatività tra diritti sociali e diritti civili: approvare lo Ius scholae in questa fase finale della legislatura è un fatto di civiltà che è alla nostra portata e rappresenterebbe, se noi ce la facciamo, il segno di serietà di quello che tutti insieme stiamo facendo“.

Il leader della Lega Salvini invece venerdì su Twitter ha spiegato le ragioni della propria contrarietà: ”L’Italia è già oggi il paese che concede più cittadinanza, Senza controlli ed esami daremmo la cittadinanza ance a tutti i delinquenti delle baby gang straniere che stanno compiendo reati in Italia”. Salvini ha proseguito affermando che: ”In automatico non sarebbe più espellibile nessun adulto legato a minorenni con nuova cittadinanza. Ai bimbi e ragazzi stranieri vengono già garantiti, ovviamente e giustamente, tutti i diritti degli altri studenti”. Il leader della Lega ha concluso affermando che: ”La cittadinanza è scelta importante che si può e si deve fare al compimento del 18esimo anno di età. Nella legge proposta da sinistra minore non viene nemmeno ascoltato e suo parere non vale nulla, per lui decide solo un adulto (neanche entrambi i genitori). Una follia”.

L’opinione di Di Maio

Sulla questione è intervenuto anche Di Maio, che a Rinascitafest a Pomigliano, in polemica con Salvini, ha affermato: “Mi auguro che si trovi un compromesso in Parlamento, il dibattito parlamentare va rispettato, quello che mi sconcerta è che si usi come una bandierina per picconare il governo. Io sono uno dei più giovani politici, non devo fare la ramanzina ad altri ma siamo in una situazione in cui i partiti all’opposizione sono più responsabili dei partiti in maggioranza“.

La posizione della Cei

Ultima a intervenire la Conferenza Episcopale Italiana che sabato mattina si è dichiarata favorevole alla nuova legge: “La riforma della cittadinanza con lo Ius scholae va incontro alla realtà di un Paese che sta cambiando. Spero che le ragioni e la realtà prevalgano rispetto ai dibattiti ideologici per il bene non solo di chi aspetta questa legge ma anche dell’Italia che è uno dei Paesi più vecchi al mondo“. Lo ha affermato Monsignor Gian Carlo Perego, che nella Cei riveste il ruolo di Presidente ella Commissione episcopale per le migrazioni ed è presidente della Fondazione Migrantes.

Marco Orlando