25 Settembre 2022

Covid: crescono i contagi in Italia e nel mondo

Covid: tornano a crescere i positivi, 71.947 nuovi casi e 57 morti. Tasso positività al 27,4%.

Non si arresta il trend in aumento dei nuovi positivi, che portano i nuovi casi a superare i 70.000.

Sono stati 262.577 i tamponi effettuati, che dimostrano come i ricoveri siano in netta crescita (+177) e le terapie intensive non sono da meno (+16). La curva dell’epidemia di Covid cresce in modo esponenziale a livello nazionale come non accadeva da novembre. E nei pronto soccorso si tornano a vedere casi di polmonite e un gran numero di asintomatici.

Le regioni con la maggior diffusione

Secondo i dati del bollettino del Ministero della Salute, nessuna Regione o Provincia autonoma è al momento classificata a rischio basso. 13 invece sono classificate a rischio moderato, e le altre sono addirittura a rischio alto.

Troviamo l’Emilia-Romagna (ad alta probabilità di progressione) con 4.070 nuovi contagi e 13 morti. I nuovi casi sono stati individuati su 9.267 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore, di cui 4.247 molecolari e 5.020 test antigenici rapidi. Complessivamente, la percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti è del 43,9%.

Segue il Lazio con 4.777 nuovi contagi e 7 morti. A Roma, segnalati 2.954 nuovi casi. I tamponi sono stati 389 molecolari e 16.032 tamponi antigenici per un totale di 19.421 tamponi. Seguono Liguria, Marche (ad alta probabilità di progressione), Puglia, Toscana, Umbria (ad alta probabilità di progressione) e Veneto.

Le polmoniti nei soggetti anziani

Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), ci tiene a chiarire all’agenzia Adnkronos che “mediamente queste nuove polmoniti le troviamo nei soggetti anziani e fragili, anche nei vaccinati, ma questo oggi è normale visto che tra immunizzati e guariti ormai siamo oltre il 90% di italiani”.

I dati parlano chiaro, in particolare i casi di reinfezione: “la sensazione è che l’immunità data dal vaccino e dalla reinfezione fornisca un ottimo ‘booster’ protettivo, diciamo che chi è vaccinato e si scopre positivo ha questa piccola consolazione”, ha dichiarato.

Ulteriori rassicurazioni arrivano da Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive al Policlinico San Martino di Genova, che specifica “L’80-90% dei ricoveri è per positività, ma sono asintomatici o paucisintomatici. Quindi, i pazienti ad oggi che entrano con polmonite interstiziale o bilaterale, con un quadro impegnativo, sono meno del 10-15%”.

No agli allarmismi

“Evitiamo di creare allarmi ingiustificati nella popolazione”, dichiara invece Francesco Vaia, direttore generale dell’Inmi Spallanzani di Roma, facendo il punto sulla nuova ondata estiva di casi Covid. Oggi allo Spallanzani abbiamo zero ricoveri con polmoniti interstiziali gravi, qualche caso di polmonite ma molto più leggera e in pazienti che hanno malattie respiratorie precedenti – ha sottolineato l’esperto – Se pensiamo che in passato avevamo ricoverati in area medica con il casco per la ventilazione assistita, è evidente che stiamo vivendo un fase diversa”.

L’ombra di un possibile nuovo lockdown

I motivi dell’aumento dei casi non sono semplicisticamente riconducibili né al concerto della rockstar al Circo Massimo né alla partita di calcio all’Olimpico, a cui la gente ha diritto. Chi parla di nuovo lockdown sbaglia, il Paese deve andare avanti. E mai tornare indietro” precisa Vaia al Corriere della Sera.

Secondo l’esperto non bisognerebbe dunque fare all’allarmismi, in quanto “allo Spallanzani non vediamo più polmoniti interstiziali così come non vediamo più giovani in reparto. Se a fine gennaio avevamo 218 pazienti ordinari e 37 in terapia intensiva, molti con casco e ventilazione, il 30 giugno i ricoverati in area medica erano 106 e 12 in rianimazione. Un tasso di ospedalizzazione non elevato se rapportato al numero di contagi”, ha spiegato ancora. La maggior parte dei pazienti ricoverati, attualmente, è “over 70 con comorbidità, molti dei quali non avrebbero neanche bisogno di stare in ospedale”, ha aggiunto ancora l’esperto.

Potrebbero tornare le mascherine al chiuso

I numeri resi noti dalla pandemia potrebbero essere sottostimati, a causa del “massiccio utilizzo dei tamponi fai-da-te”, ha avvertito il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, riferendo che “la circolazione virale è in forte ascesa” e “ha già effetti evidenti sugli ospedali”. Per arginarla, ha aggiunto “è fondamentale la mascherina nei locali al chiuso, specialmente se affollati o poco ventilati, e in grandi assembramenti anche all’aperto, ma anche somministrare subito a fragili e immunocompromessi la 4/a dose”.

A dare un’ulteriore avvertenza è il direttore generale della Prevenzione del ministero, Gianni Rezza, che a RaiNews ha dichiarato “Data l’elevata velocità di circolazione virale è bene ricordare che si può ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione utilizzando mascherine, soprattutto in presenza di grandi aggregazioni di persone, e allo stesso tempo proteggere le persone più fragili e più anziane con un’ulteriore dose booster di vaccino”.

Pensiero sulla stessa linea è quello del presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, che intervistato da Repubblica, ha dichiarato che non è necessario reintrodurre alcuni obblighi come quello delle mascherine in ambiti diversi dai trasporti. “No e ne sono profondamente convinto. Lo ha detto anche il ministro Roberto Speranza. Ora deve entrare in gioco la responsabilità individuale – sottolinea-. Le mascherine vanno usate quando ci sono rischi di contagio”.  

Il Covid nel mondo e i possibili scenari

Lo stato della diffusione di Covid-19 su scala globale ed europea mostra numeri altrettanto alti.

I nuovi casi sono +557.044, per un totale di 498.890.329, i decessi invece sono +1.459, per un totale di 6.178.768.

In Europa si registra un balzo di contagi del 67% in una settimana: solo nelle ultime 24 ore i nuovi casi sono stati 133.346. In aumento anche i ricoveri: sono 15.836 pari al 26% in più negli ultimi sette giorni, e i morti 225. In Spagna invece i malati negli ospedali sono 10.249 contro gli 8.205 di una settimana fa.

Il Portogallo è l’unico Paese europeo in cui la situazione è in leggero miglioramento, tuttavia, nonostante la mortalità sia in calo rimane il Paese con il maggior numero di decessi giornalieri per milione di abitanti nell’Ue, secondo la piattaforma Our World in Data dell’Università di Oxford: 48,6 morti in 14 giorni per 1 milione di abitanti.