25 Settembre 2022

Orange Fiber, quando i tessuti sono fatti con gli agrumi

Il rilancio economico della Sicilia passa attraverso aziende innovative che utilizzano i prodotti del territorio

Interconnessione col territorio e brevetti che permettono l’estrazione di cellulosa

Orange Fiber è il Classico esempio di rilancio economico che si connette col territorio: un’azienda che è stata tra le prime a sviluppare e brevettare un processo produttivo che oggi consente di estrarre cellulosa atta alla filatura a partire dal pastazzo di agrumi e trasformarla, attraverso una filiera europea, tracciata e trasparente, in un tessuto sostenibile per la moda.

L’ingrediente perfetto e circolare per i designer e i brand responsabili che intendono creare collezioni moda fatte per durare nel rispetto del Pianeta. L’obiettivo di Orange Fiber è favorire la convergenza della moda verso la sostenibilità offrendo prodotti innovativi anche su larga scala. Bucce, semi e foglie di arance trasformate in tessuti preziosi, scelti da brand come Ferragamo e Marinella per arricchire le proprie collezioni. È la sfida vinta dalle due giovani imprenditrici siciliane che hanno fondato Orange Fiber. L’azienda, con sede a Catania, ha depositato un brevetto in grado recuperare gli scarti della spremitura degli agrumi e di farli diventare una fibra simile al cotone.

L’idea è diventata realtà del 2014 grazie all’intraprendenza di Adriana Santanocito ed Enrica Arena. La prima, specializzata in moda, ha avuto l’intuizione che poi ha condiviso con la socia, esperta in comunicazione. Da quel momento il sogno di portare le arance siciliane in passerella è diventato sempre più concreto. Oggi Orange Fiber ha rapporti consolidati con aziende internazionali e guarda al futuro e ad una crescita sempre più sostenibile, a livello ambientale ed economico.

Trentasei anni, due lauree conseguite allo IULM e alla Cattolica di Milano più un master in Comunicazione per le relazioni internazionali, un’esperienza lavorativa in Egitto, Enrica Arena, appassionata di imprenditoria sociale, oggi è CEO e responsabile del project management, della comunicazione e del fundraising dell’azienda. Quest’ultima tiene a sottolineare che la sostenibilità, la moda e la Sicilia sono i tre ingredienti fondamentali dell’azienda, una triade indissolubile che è fonte di ispirazione, gettando le basi per il rilancio economico della Sicilia e dell’Italia intera. Questi tre elementi, uniti al fatto che l’azienda ha avuto origine da un nucleo composto da due startupper donne, piacciono molto ai media nazionali e internazionali e appassionano il grande pubblico, toccando tematiche trasversali: la passione, la determinazione, la creatività, l’empowerment femminile.

“Siamo partite nel 2012 grazie a una collaborazione con il Politecnico di Milano che ci ha permesso di sviluppare un innovativo processo per creare un tessuto utilizzando le oltre 700mila tonnellate di sottoprodotto che l’industria di trasformazione agrumicola produce ogni anno in Italia e che altrimenti andrebbero smaltite – racconta Enrica Arena – Nel 2013 abbiamo depositato il brevetto in Italia e poi nel 2014 lo abbiamo esteso a Brasile, Stati Uniti, Messico, India e alcuni Paesi dell’Unione europea”. Aggiunge sempre Arena, “in generale, quello che ci contraddistingue è il racconto della storia personale e imprenditoriale unita a quella del processo produttivo: fino all’uscita della prima collezione con Salvatore Ferragamo, lo scorso 7 aprile, la nostra è stata una comunicazione di impresa, di progetto. Dopo il debutto della collezione, ovviamente, il focus si è spostato sul prodotto in maniera decisa, perché finalmente abbiamo avuto dei capi da mostrare. Abbiamo scelto una comunicazione molto diretta, orientata sia ad aumentare la consapevolezza delle persone interessate sull’origine dei materiali e sull’impatto ambientale, sia al racconto della storia personale del prodotto”.

Giulia Cortese