24 Settembre 2022

Conte e il Movimento 5 Stelle non rompono. Fiducia al Governo Draghi

L’incontro tra il Presidente del Consiglio Mario Draghi e il suo predecessore Giuseppe Conte si è concluso, come era prevedibile, senza portare spaccature nella maggioranza di governo.

I due si sono confrontati su temi specifici di una fase faticosa non soltanto per la stabilità del governo, ma anche per le sorti di cittadine e cittadini.

Conte, oggi capo precario del Movimento 5 Stelle, guardando al soggetto politico che rappresenta, ha fatto quel che doveva, tenere in vita l’unica opzione ancora possibile, l’unità. Dopotutto i cinquestelle hanno esplicitato nero su bianco che “non si può nascondere che il processo politico e la collocazione nel governo hanno pesato sul nostro elettorato. Lo hanno sfibrato e anche eroso. […]”. Per cui staccare la spina (come si usa dire impropriamente in questi casi) rischierebbe di affondare definitivamente il Movimento.

Ma non si rimane nella maggioranza di governo col cuore leggero perché tra la classe dirigente e il resto dell’Italia c’è una distanza incolmabile. Le esigenze delle persone languono mentre finanza e geopolitica riempiono l’agenda della nazione. Il documento che Conte ha consegnato a Draghi conteneva nove punti pregni di buonsenso. Negare le difficoltà economiche che il paese sta attraversando, sarebbe roba da politicanti vecchia scuola. Il costo della vita cresce nei beni di prima necessità, e pesa dunque sulle fasce di popolazione più deboli. Non a caso nel documento si fa riferimento al senso di responsabilità verso il paese. “Pretendiamo adesso, a nome dell’intera Comunità 5 Stelle, un segnale di forte discontinuità, perché fuori dai palazzi in cui le istituzioni di governo si riuniscono, nelle case, nelle strade, nelle fabbriche e negli uffici, sta montando – giorno dopo giorno – un malessere sociale a cui dobbiamo dare una urgente risposta”, si legge ancora (fonte: Adnkronos).

Le speculazioni finanziare stanno divorando l’economia, e allora attaccare il reddito di cittadinanza (che potrebbe tuttavia essere migliorato), appare una mossa impopolare quanto iniqua. Il bonus di 200 euro è una misura troppo blanda davanti ai rincari e all’inflazione. Sarebbe opportuno un intervento sul cuneo fiscale, un taglio utile a “rendere le buste paga dei lavoratori più pesanti e a consentire un recupero quantomeno parziale della perdita di potere d’acquisto salariale, che non ha pari in Europa”. Tra Superbonus e Cashback passi indietro che danneggiano gli operatori del settore e rallentano l’economia nazionale.

Potere di contrattazione

Il Movimento 5 Stelle si siede a trattare con poca forza. Sbranato dall’uscita del gruppo di Di Maio, e dalle passate scelte di governo, oggi l’ex primo partito italiano vanta scarsi consensi nell’elettorato e precari numeri in parlamento. In queste condizioni votare la fiducia al Decreto Aiuti appare l’unica strada percorribile perché sfilarsi non porterebbe profitti in immagine (e quindi in voti) e non migliorerebbe lo stato delle cose. La richiesta di discontinuità avanzata da Conte a Draghi nel recente incontro, ha il sapore della retorica, ma scarse possibilità di successo.