24 Settembre 2022

Climate change, la lotta al cambiamento climatico va fatta tutti i giorni

Eventi catastrofici, temperature mai viste prima e pesante siccità impongono un impegno personale quotidiano. Ne parliamo con il Dott. Antonello Pasini, fisico del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche

Dobbiamo adattarci alle mutate condizioni; per lo scienziato “occorre una presa di coscienza individuale, la formazione di gruppi di consumo sostenibile, risparmio energetico, produzione distribuita di energia

Mai come in quest’afosa estate ci stiamo rendendo conto dei rischi che corriamo. Il clima è realemnte cambiato e ne stiamo pagando le amare conseguenze. Per comprendere il livello dello stato di allarme e le possibili prospettive future ci siamo rivolti ad uno scienziato del clima.

– Dott. Pasini, cominciamo dall’acqua. L’inverno appena trascorso è stato uno dei più asciutti di sempre, ed in generale è tanto che non piove, con tutto quello che ne consegue; siccità, razionamento dell’acqua, polemiche sull’utilizzo, sofferenza per l’agricoltura. Cosa sta succedendo?

Il riscaldamento globale di origine antropica nel Mediterraneo si vede non solo con un aumento della temperatura media, ma anche delle ondate di calore, cioè degli estremi di temperatura. Ciò è dovuto ad un cambio di circolazione dell’aria, con l’irruzione sempre più frequente di anticicloni africani che un tempo se ne stavano buoni buoni sul deserto del Sahara: da noi semmai c’era l’anticiclone delle Azzorre, molto più mite. Quando arrivano le ondate di calore africane neanche piove e alla fine si arriva alla situazione odierna, che al nord è aggravata dal fatto che nevica poco e a quote sempre più elevate, cosicché le nostre Alpi non forniscono più tutta l’acqua di fusione necessaria per mantenere i livelli dei fiumi e garantire irrigazioni e quant’altro.

– Chiaro che c’entra il modello di consumo, gli interessi economici, l’uso delle risorse naturali per fini politici. Noi comuni mortali abbiamo, però, un enorme potere per le mani. Cosa possiamo fare, individualmente e come comunità?

Dobbiamo innanzi tutto adattarci a situazioni che ritroveremo pari pari nei prossimi decenni. Infatti, come ben noto, non si parla mai di tornare indietro con la temperatura, ma soltanto di stabilizzarla ad un certo valore (1,5°C al di spora della temperatura media preindustriale). Quindi fare tutto il possibile per difenderci dal caldo, soprattutto nelle grandi città, adattare l’agricoltura ad un clima più arido, cercare di tappare le falle delle nostre reti idriche, costruire invasi che consentano di raccogliere la pioggia per quando serve. Insomma, dobbiamo gestire queste emergenze. Però dobbiamo assolutamente evitare di giungere a situazioni ancora peggiori di quella attuale, ad esempio è indispensabile evitare di far avverare lo scenario business as usual, in cui la temperatura media potrebbe raggiungere i 5 gradi in più rispetto all’epoca preindustriale, perché allora non riusciremmo più ad adattarci. Quindi dobbiamo mitigare, cioè ridurre drasticamente e in maniera continua le nostre emissioni di gas serra.

– Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una certa “tropicalizzazione” del nostro clima. Eventi catastrofici, come inondazioni, temporali sempre più forti. Come si lega tutto questo al riscaldamento globale?

Ondate di calore e siccità da un lato, eventi estremi di piogge violente dall’altro: sono le due facce della stessa medaglia, cioè del riscaldamento globale. Infatti, quando questi famosi anticicloni se ne tornano sull’Africa, entrano correnti fresche che trovano un territorio e soprattutto un Mar Mediterraneo molto caldi, che forniscono vapore acqueo ed energia all’atmosfera. In queste condizioni l’atmosfera non può far altro che scaricare violentemente questo surplus di energia sul territorio, con piogge violente e venti forti, creando disastri.

– La diplomazia sta producendo grandi quantità di accordi, a partire dal Summit della Terra di Rio (del 1992 per arrivare poi al protocollo di Kyoto dell’ormai lontano 1997), passando per i vari Round della Cop. Secondo lei, questa strategia sta funzionando o dobbiamo fare qualcos’altro?

Non possiamo delegare tutto al negoziato internazionale. Occorre una presa di coscienza individuale, la formazione di gruppi di consumo sostenibile, risparmio energetico, produzione distribuita di energia (si pensi alle comunità energetiche). Questo ci consente di spingere sui nostri politici che devono gestire la cosa pubblica, affinché mettano la lotta al cambiamento climatico in cima alla loro agenda.

– Una domanda sociologica; secondo lei i vari movimenti, a partire da Greta Thumberg, portano avanti istanze e preoccupazioni realmente scientifiche?

Greta dice sempre di non ascoltare lei ma gli scienziati. Nel mio quotidiano, io vedo giovani che mi chiedono continuamente di essere formati su questo problema per non essere preda di fake news. Mi sembra che molti movimenti siano interessati a ciò che dice la scienza. Poi, per carità, il linguaggio scientifico è accurato nel descrivere i risultati ma anche le incertezze, i movimenti sono generalmente più categorici, ma direi che si può comprendere.

– In questi anni di emergenza assistiamo alla nascita di movimenti negazionisti. I no – vax, adesso anche i no-sic, per tacere dei no climate change. Perché nascono questi movimenti, se le evidenze scientifiche sono così chiare?

In primo luogo ci sono grossi interessi economici dietro il tema dei cambiamenti climatici. Poi, ci saranno sicuramente motivi sociologici o psicologici. Non sono un esperto di questo. Il fatto è che oggi il mondo dell’informazione vive su internet e sui social, dove le chiacchiere da bar assumono un ruolo molto diverso e hanno un’amplificazione inaudita. La realtà è che la scienza non fornisce opinioni, mentre questo è esattamente quello che fanno questi signori. Bisognerebbe saper distinguere tra le fonti validate, come quelle che vengono dai risultati di ricerche pubblicate su riviste scientifiche internazionali, e le semplici opinioni della mia vicina di casa. Non volete leggere le riviste di divulgazione scientifica? Almeno seguite i blog o i social degli scienziati che si occupano ogni giorno di climate change.

Per tutti coloro che fossero interessati a seguire la pagina del dott. Pasini rimettiamo qui di seguito il link Facebook: https://www.facebook.com/antonellopasinipagina