25 Settembre 2022

Alta tensione nel governo. Draghi contro Salvini e Conte: “Non si va avanti con gli ultimatum”. Ma il leader della Lega minaccia le urne se i 5 Stelle non votano per il Dl Aiuti

Draghi ha chiarito che non è disposto a lavorare in questo clima. Il leader della lega però nel corso della presentazione alla Camera del Dipartimento Eventi Emergenziali e Protezione Civile del partito ha lanciato l’ultimatum al Movimento 5 Stelle

Ma se la Lega dovesse sfiduciare il governo rischierebbe di erodere proprio consenso come nel 2019

Il governo va avanti se riesce a lavorare, non può farlo tra gli ultimatum. E se è una sofferenza starci meglio essere chiari, no?” Le parole di Draghi pronunciate ieri in conferenza stampa dopo l’incontro con i sindacati sembrano chiare rispetto ai problemi degli ultimi tempi con il Movimento 5 Stelle e la Lega. Il primo ministro non è disposto a subire pressioni continue dai due principali partiti della maggioranza. Le dichiarazioni del premier non sembrano però essere state ascoltate da Salvini, il cui problema principale non sembra essere il rapporto con l’esecutivo, ma quello con i pentastellati. Il Fatto Quotidiano ha riportato la dichiarazione che il leader della Lega ha rilasciato  durante l’evento di presentazione alla Camera del Dipartimento Eventi Emergenziali e Protezione Civile del partito: “Se il governo fa le cose fa avanti, se va avanti con ricattini e litigi no. Io prendo per buone le parole di Draghi quando ha detto che non governa senza il M5s. Se il 5 Stelle non vota un decreto della maggioranza, fine, parola agli italiani. Si va a votare. Se vanno avanti così mi pare che la strada sia segnata, lasciamo perdere altre robe strane”.

Le motivazioni del leader della Lega

Le parole di Salvini sono giustificate dal fatto che il Movimento 5 Stelle all’opposizione potrebbe erodere il consenso del Carroccio e del centrodestra. Compreso quello di cui beneficia Fratelli d’Italia, in quanto i pentastellati diverrebbero la prima forza di opposizione in parlamento. Ma non è detto che le dichiarazioni del leader della Lega possano essere seguite dai fatti. Il governo gode infatti del sostegno del parlamento anche senza il voto del Movimento 5 Stelle. L’eventuale caduta dell’esecutivo e il ritorno alle urne dipenderebbero quindi da Salvini, che dovrebbe spiegare ai propri elettori il fatto di aver lasciato l’esecutivo in un momento delicato per il paese. E rischierebbe di perdere molti consensi, come è accaduto nel 2019, quando il leader della Lega sfiduciò il governo Conte. In un mese il carroccio perse circa 5 punti percentuali nei sondaggi e la fiducia degli italiani in Salvini scese di ben 15 punti.

I possibili scenari

Ieri Draghi in conferenza stampa ha parlato di riduzione del cuneo fiscale, di salario minimo, di un tavolo sul precariato, di interventi contro il caro bollette e di un patto sociale per la crescita. Temi sui quali il Movimento 5 Stelle ha chiesto qualche giorno fa risposte. Per i pentastellati, dopo l’apertura del Governo l’uscita dal governo pare quindi più difficile, anche se potrebbe essere vantaggiosa dal punto di vista elettorale.

Un nuovo esecutivo presieduto da Draghi senza il Movimento 5 Stelle, qualora i pentastellati non dovessero votare favorevolmente domani, potrebbe invece essere la soluzione per l’uscita dalla crisi. La Lega diverrebbe il partito di maggioranza e avrebbe più potere contrattuale tra le forze che sosterrebbero il governo. E potrebbe capitalizzare i consensi dell’appoggio al governo alle prossime elezioni. Ma l’appoggio di Salvini al governo, visto il precedente del 2019 non è scontato, e le urne potrebbero avvicinarsi.

Marco Orlando