24 Settembre 2022

Crisi di governo: le conseguenze delle scelte del M5S

La crisi di governo scuote i mercati e fa salire lo spread

Secondo quanto riportano le agenzie di stampa, durante le riunioni di Giuseppe Conte con il M5S è emersa l’ipotesi del ritiro dei ministri pentastellati prima di mercoledì prossimo

Le possibili conseguenze della crisi sono diverse: il Pd ed i partiti del centro chiedono un Draghi Bis, mentre la destra, forte dei sondaggi, chiede che si vada ad elezioni anticipate. A nulla è servito il colloquio telefonico avvenuto nel pomeriggio di mercoledì tra lo stesso Conte e il presidente del Consiglio Mario Draghi, uno scambio che si è tenuto durante la sospensione dei lavori del Consiglio nazionale. Un tentativo in extremis di arrivare ad una mediazione tra le parti, con un Conte sempre più pressato dai ‘duri e puri’ del Movimento, desiderosi di una rottura con l’esecutivo.

Nei due colloqui al Quirinale, Mario Draghi è stato chiarissimo con Sergio Mattarella sulla crisi di governo. Di fronte al timore del premier di finire logorato, il capo dello Stato avrebbe mostrato comprensione per la sua fatica nel portare avanti una maggioranza complicata, ma avrebbe anche fatto notare che la fiducia numericamente c’è ancora, che nelle dichiarazioni in aula ed anche fuori, i partiti hanno garantito il loro sostegno ed ha aggiunto, forse, anche qualche considerazione sulla situazione generale. Ieri lo spread è schizzato di nuovo alle stelle, la borsa è in sofferenza, oltre ad una cornice nota che passa dalla guerra in Ucraina alla ripresa dell’epidemia da Covid-19. Tutte valutazioni peraltro condivise dal premier. I due hanno comunque dunque ipotizzato una road map proprio per far assumere ai partiti le loro responsabilità. Ad ogni modo le dimissioni di Draghi, avvenute giovedì e respinte immediatamente dal Colle, potrebbero rimanere ferme: i suoi collaboratori sono già al lavoro per il discorso di mercoledì 20 luglio, nel quale si potrebbe confermare il rifiuto. Dal Quirinale parlano di “totale identità di vedute” fra i due e di nessun contrasto con il presidente della Repubblica. I retroscena raccontano una storia diversa e puntano sulla caduta definitiva mercoledì, con le elezioni il 10 ottobre sullo sfondo. “Ho fatto tutto il possibile” dice Draghi, ma per il presidente della Repubblica la democrazia “ha una liturgia”. Il Pd spera ancora nel Draghi bis. Il premier si mostra coerente nella sua intransigenza: “Ho solo una parola. Per me questa esperienza è esaurita. Non ci sono le condizioni per andare avanti”. E ancora: “Non avrei più l’agibilità politica per proseguire”.

“Complimenti al Movimento 5 Stelle per aver fatto questo guaio mentre c’è una crisi in corso, c’è una guerra ai confini dell’Europa, già la borsa è crollata, lo spread sale, c’è una impennata dei prezzi di tutte le materie prime. È da irresponsabili aver provocato questo caso con una arroganza e ricatti inaccettabili”. Così il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, ha commentato la crisi di governo al ricevimento dato dall’Ambasciata Francese a Roma in occasione delle celebrazioni per la festa nazionale.

Intanto è la Lega a restare divisa tra la linea di Matteo Salvini, che spinge per tornare alle urne, e quella dei governisti, che tifano invece per la continuità: “Governo finito? Beh, ci sono sempre i tempi supplementari…”, aveva tagliato corto il ministro per lo sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, dopo una riunione tra lo stesso segretario Salvini ed i vertici leghisti. Poi, in serata, è stato il vicesegretario Andrea Crippa a ribadire la strategia del segretario: “La strada maestra per me sarebbe il voto”.

Almeno fino alla settimana prossima, Draghi rimarrà formalmente il presidente del Consiglio in carica: mercoledì parlerà alle camere e per il momento non è chiaro se confermerà le dimissioni o se, per allora, sarà successo qualcosa che avrà cambiato la situazione.

Una cosa è certa: per l’Italia questo è un momento drammatico. Piazza Affari è la peggiore in Europa, lo spread risale, i tassisti occupano rumorosamente Roma mentre le riforme del Pnnr rimangono inconpiute. L’Europa si accorge che “Draghi è sull’orlo di un precipizio”; “una storia complicata”, scrive Le Figaro, come del resto tutte le storie italiane.

Giulia Cortese