25 Settembre 2022

Medio Oriente-Stati uniti: l’ospite (in)atteso

La visita del presidente Usa Joe Biden in Medio Oriente intende aggiustare la linea impressa dal suo predecessore, anche alla luce dello scontro con la Russia

Sostegno alla politica dei due Stati, promozione di un quadrilatero democratico regionale sul modello di quello dell’Indo-Pacifico: gli equilibrismi di Washington rischiano di scontentare tutti

Pressione moderata sull’Iran

Il presidente degli Stati uniti Joe Biden, partito il 13 luglio per il suo tour diplomatico in Medio Oriente, ha scelto come prima tappa Israele, dove si era recato nel 1973 da senatore neo-eletto, imprimendo una nuova direzione alla politica mediorientale di Washington rispetto al suo predecessore Donald Trump. Anzitutto imperiando il capitolo israelo-palestinese della sua visita sui due cardini della geopolitica regionale Usa, Tehran e Tel Aviv. «Un viaggio di pace», come lo ha definito durante i colloqui con il suo omologo israeliano Isaac Herzog, ma, al termine del suo incontro con il primo ministro Yair Lapid, ha firmato con quest’ultimo una dichiarazione congiunta in cui si esplicita l’impegno di Washington a continuare a inviare aiuti militari a Tel Aviv: un elemento di continuità rispetto all’amministrazione dell’ex presidente Barack Obama (in cui Biden era vicepresidente), che nel 2016 aveva siglato con Israele un accordo per l’invio di 38 miliardi di dollari di aiuti in dieci anni. Un altro punto importante della dichiarazione congiunta di Lapid e Biden è la percezione comune della minaccia iraniana. Per questo Biden ha promesso di impiegare «tutti gli elementi del potere nazionale» per impedire che Tehran possa dotarsi di armi nucleari. Tanto più che, due giorni prima della partenza del presidente statunitense, la Casa bianca ha espresso la sua convinzione che la Repubblica islamica sia sul punto di fornire alla Russia centinaia di droni da impiegare sul fronte ucraino. Inoltre, secondo il consigliere Usa alla Sicurezza nazionale Jake Sullivan, non è chiaro se Tehran non ne abbia già inviati a Mosca, ma sarebbe pronta ad addestrare le truppe russe al loro utilizzo in tempi brevi. Peraltro, i recenti accordi strategici che l’Iran ha concluso con Russia e Cina lasciano scorgere la possibilità che l’Iran costituisca da un lato una sorta di cerniera nell’intesa tattica tra Mosca e Pechino, dall’altro un cuneo per la penetrazione mediorientale dell’Impero del Centro.

Israele-Palestina: Biden gioca la carta dei due Stati

Il 15 luglio, durante la conferenza stampa con il presidente palestinese Mahmoud Abbas, in Cisgiordania, Biden ha dichiarato che l’impegno statunitense per la soluzione dei due Stati, con i confini del 1967, non è cambiato, anche se «il terreno non è pronto» per colloqui diretti tra Israele e Palestina. «So che l’obbiettivo dei due Stati sembra lontano, mentre oltraggi come le restrizioni al movimento e agli spostamenti, o la preoccupazione quotidiana per la sicurezza dei propri figli sono reali e immediati», ha commentato Biden, che ha aggiunto di riconoscere le sofferenze del popolo palestinese e la loro «pena e frustrazione». Per questo, ha assicurato, gli Usa non cesseranno di impegnarsi per una mediazione tra Israele e Palestina, creando le condizioni che favoriscano un nuovo processo di pace. Quanto a Gerusalemme Est, che Biden non è disposto a riconoscere come futura capitale di un eventuale Stato palestinese, il presidente statunitense l’ha definita «centrale per la visione nazionale» di entrambi i popoli. Per questo, dovrebbe rimanere «una città di tutti», mentre lo status quo dei luoghi di culto dovrebbe essere preservato, sempre sotto la supervisione della Giordania. Tuttavia, come ha affermato Abbas, la chiave per stabilire una pace nella regione è la fine della colonizzazione e dell’occupazione israeliana, definendo la soluzione dei due Stati con i confini del 1967 come difficilmente realizzabile e, soprattutto, come difficile da mantenere a lungo termine. Abbas, inoltre, ha chiesto il sostegno di Biden nella ricerca dei responsabili dell’assassinio della giornalista Shireen Abu Akleh (cittadina statunitense) durante un raid israeliano a Jenin, lo scorso 11 maggio. Da parte sua, Biden, che poco prima del suo viaggio in Medio Oriente aveva ricevuto una lettera dalla famiglia della giornalista (riportata da Al-Jazeera), ha garantito che gli Usa insisteranno per un’inchiesta indipendente e trasparente.

Un nuovo equilibrio regionale

In previsione della visita di Biden, il 7 luglio, Abbas aveva incontrato il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz, nel quartier generale dell’Autorità palestinese, a Ramallah, con l’obiettivo primario di «preparare un’atmosfera distesa». Nell’incontro, Abbas aveva sottolineato la necessità di creare un «orizzonte politico» e l’importanza del rispetto degli accordi da parte di Tel Aviv, da cui ci si attende la fine di tutti quei gesti che deteriorano la situazione. Da parte sua, Gantz ha osservato che il fine dell’incontro era trovare una «coordinazione» tra Israele e Autorità palestinese, portando avanti una cooperazione costruttiva in materia di sicurezza. L’accordo cui ha fatto riferimento, tuttavia, è stato spesso oggetto di aspre critiche da parte delle forze politiche palestinesi, contrarie a condividere informazioni di intelligence con Tel Aviv. Tensioni che Biden sembra deciso a voler sopire, anche con l’annuncio di 316 milioni di dollari di aiuti alla Palestina, ripartiti soprattutto tra l’East Jerusalem Hospital Network e per il programma di sostegno all’Agenzia delle Nazioni unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (Unrwa), sospeso da Trump. Nondimeno, l’elemento chiave della nuova politica di equilibrio adottata da Biden in Medio Oriente è promuovere la creazione di un quadrilatero democratico regionale, sul modello di quello dell’Indo-Pacifico. Durante la tappa israeliana del suo tour mediorientale, Biden ha infatti incontrato in videoconferenza i rappresentanti di India ed Emirati arabi uniti (Eau). All’ordine del giorno, il piano emiratino di investimenti da circa due milioni di dollari, destinato a progetti agricoli in India, cui Abu Dhabi ha invitato a partecipare Washington e Tel Aviv. Nondimeno, come ha affermato lo stesso Biden, al centro delle premure statunitensi c’è l’esigenza di impedire che in Medio Oriente si creino ancora vuoti geostrategici, che potrebbero essere colmati da Mosca e da Pechino «contro gli interessi sia di Israele, sia degli Usa, sia di molti altri paesi».