24 Settembre 2022

“Draghi, resisti!” L’appello di 1000 sindaci italiani

La crisi di governo scuote l’Italia e mette in moto la macchina degli appelli affinché, in un momento così delicato per il Paese, si possa trovare una soluzione di responsabilità.

Così, ha superato quota mille il numero dei sindaci che hanno aderito alla lettera aperta, pubblicata la settimana scorsa, per convincere il premier Mario Draghi a restare al suo posto.

A dare la notizia è stato domenica Stefano Lo Russo, primo cittadino di Torino e uno dei coordinatori dell’iniziativa insieme a Dario Nardella, sindaco di Firenze.

“Noi Sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini – si legge nella lettera – chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo”.

“Il Presidente Mario Draghi – sottolineano i primi cittadini – ha rappresentato fino ad ora in modo autorevole il nostro Paese nel consesso internazionale e ancora una volta ha dimostrato dignità e statura, politica e istituzionale. Draghi ha scelto con coraggio e rigore di non accontentarsi della fiducia numerica ottenuta in aula ma di esigere la sincera e leale fiducia politica di tutti i partiti che lo hanno sostenuto dall’inizio”. Spetta dunque soprattutto ai partiti che sostengono il governo “il dovere di portare in fondo il lavoro iniziato in un momento cruciale pe la vita delle famiglie e delle imprese italiane. Se non dovessero farlo – concludono i sindaci – si prenderebbero una responsabilità storica davanti all’Italia e all’Europa e davanti alle future generazioni”.

Il sindaco di Milano Beppe Sala è uno dei principali firmatari dell’appello ed ha spiegato il suo pensiero, che va al di là della richiesta al premier condivisa da primi cittadini di tutti gli schieramenti.

“Non è corretto dire che Mario Draghi ‘deve’ restare. Non può farsi interamente carico di una responsabilità che altri non vogliono prendersi. Occorre che la tutta la classe politica si faccia un esame di coscienza e, soprattutto, ritrovi il senso della misura”, ha scritto il sindaco meneghino sui social con una frecciata a leader e politici che, in questo momento, stanno cercando soluzioni alternative e guardano alle elezioni anticipate: “Ma davvero c’è un italiano o un’italiana che si sente all’altezza del momento e che ritiene di poter sostituire Draghi nelle cose nazionali e internazionali? Ma per favore…”. Ed aggiunge: “Il mondo ci guarda. Rischiamo di fare la figura dei cioccolatai. Abbiamo bisogno del governo”.

Il numero di sindaci italiani che stanno sottoscrivendo l’appello continua a crescere e, secondo il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, nonché coordinatore dei primi cittadini del Pd, potrebbe convincere il premier ad andare avanti anche senza il sostegno dei 5 Stelle: in Parlamento, come è noto, i numeri per sostenere la maggioranza ci sarebbero comunque.

Anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, presidente di Coraggio Italia, rilancia in un video messaggio l’appello firmato assieme agli altri sindaci per chiedere a Mario Draghi di rimanere alla guida del governo: “Presidente Draghi, mi rivolgo direttamente a lei: mercoledì scelga di non darla vinta al partito del ‘no’, al partito delle strumentalizzazioni e delle polemiche. Scelga di stare dalla parte degli italiani. Glielo chiedo da sindaco e da cittadino – aggiunge Brugnaro – Il momento è davvero difficile. Abbiamo bisogno di un governo in carica, che porti a casa le grandi riforme, abbiamo bisogno di lei, presidente”.

Tra coloro che hanno aderito all’appello a Draghi vi sono anche 55 primi cittadini siciliani di ogni colore politico, che chiedono al presidente del Consiglio di andare avanti perché, scrivono, “c’è bisogno di stabilità, certezze e coerenza per continuare la trasformazione delle nostre città, perché senza la rinascita di queste non rinascerà neanche l’Italia”. Un appello “bipartisan” nel quale esprimono preoccupazione per una crisi che definiscono “generata da comportamenti irresponsabili di una parte della maggioranza”.

Un’onda inarrestabile, partita da una lettera aperta e indirizzata al presidente del Consiglio, lanciata inizialmente dai primi cittadini di Firenze, Venezia, Milano, Genova, Bari, Bergamo, Pesaro, Asti, Torino, Ravenna, Roma. Le appartenenze politiche sono diverse e si stanno aggiungendo anche Comuni medi e piccoli. “Da quello che abbiamo saputo il presidente Draghi è stato molto colpito dai vari appelli che gli sono arrivati e in particolare da quello bipartisan dei sindaci” spiega ora Matteo Ricci, primo cittadino di Pesaro e coordinatore dei sindaci Pd. “Dario Nardella e Luigi Brugnaro stanno tenendo le fila delle adesioni e contiamo di andare oltre le 1000 adesioni di sindaci in tutta Italia. Sindaci di centrosinistra, centrodestra e civici”.

Anche il mondo dell’associazionismo lancia in queste ore un appello “affinché venga scongiurata una crisi”. Esprimendo “profonda e sincera preoccupazione”, si sottolinea che “la drammaticità del momento e le tante domande di dignità della società non abbiano bisogno di una crisi perché ne uscirebbero ancora più compromesse”. Il documento è firmato da Acli, Arci, Azione Cattolica, Confcooperative, Cnca, Fuci, Gruppo Abele, Legambiente, Legacoop Sociali, Libera, Meic, Movimento Politico per l’Unità, ed è aperto ad altre sottoscrizioni.

L’iniziativa non è stata gradita dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che spinge per le elezioni anticipate. Riprendendo la lettera aperta, la presidente di Fratelli d’Italia si domanda se “tutti i cittadini rappresentati” da loro “condividano l’appello perché un governo e un Parlamento distanti ormai anni luce dall’Italia reale vadano avanti imperterriti”. Inoltre, Meloni accusa i sindaci di avere usato le “istituzioni senza pudore, come se fossero sezioni di partito”.

Pronta la risposta del primo cittadino di Firenze Dario Nardella: “L’attacco ai sindaci e ai presidenti di Regione, che sono i politici più vicini ai cittadini, dimostra un certo nervosismo e una certa aggressività da parte dell’onorevole deputata Meloni. Mi dispiace che Meloni non noti che tra i firmatari ci sono moltissimi esponenti di centrodestra. Forse Fdi spera di lucrare consensi dal caos istituzionale ed economico del Pese, ma dalla cenere si raccoglie solo cenere”.

Schierati compatti contro l’appello a Draghi ci sono i 3 presidenti di Regione in quota Fdi: Marco Marsilio in Abruzzo, Nello Musumeci in Sicilia e Francesco Acquaroli nelle Marche, che oggi non hanno condiviso l’iniziativa né nel merito né nel metodo, derubricandola ad una “forzatura che chi ricopre un ruolo istituzionale non può permettersi, né tanto meno promuovere”. Ma è Stefano Bonaccini a rispondere dalla sua Emilia Romagna: “centinaia di sindaci stanno firmando l’appello sono tutti burattini? Semplicemente surreale”.

Giulia Cortese