24 Settembre 2022

La riforma degli ITS è un’ottima notizia, anche se pochissimi ne parlano

L’80% dei diplomati negli Istituti Tecnici Superiori (ITS) trova lavoro entro un anno dal diploma.

Pochi giorni fa il Governo ha approvato una riforma passata piuttosto in sordina: quella degli ITS, gli Istituti Tecnici Superiori.

Cosa sono gli ITS

Come spiega il MIUR, si tratta di “scuole di eccellenza ad alta specializzazione tecnologica post diploma, che permettono di conseguire il titolo di tecnico superiore”. Si possono vedere come una sorta di “laurea breve professionalizzante”, con la quale si acquisiscono competenze tecniche specifiche. Aspetto fondamentale degli ITS è la partecipazione attiva delle imprese: la maggior parte degli insegnanti proviene dalle aziende, e grande parte del monte ore è dedicato a tirocinii.
In Italia ce ne sono al momento 121, ed operano in 6 aree specifiche:

  • Efficienza energetica
  • Mobilità sostenibile
  • Nuove tecnologie della vita
  • Nuove tecnologie per il Made in Italy
  • Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali – Turismo
  • Tecnologie dell’informazione e della comunicazione

La riforma voluta dal Governo (potete vedere qui i dettagli) mira a potenziare e rendere più attrattive queste scuole, soprattutto avvicinando il mondo scolastico a quello imprenditoriale: tra le misure contenute nella riforma spicca l’obbligo di far svolgere almeno il 60% del monte ore a docenti provenienti dalle aziende, e riservare ai tirocinii almeno il 35% del tempo (cifre comunque già oggi abbondantemente superate, stando al report dell’INDIRE).

Una rivoluzione culturale

Stretta collaborazione col privato, molte ore di stage e formazione tecnica: ingredienti che autorizzano a parlare di rivoluzione culturale, in un Paese che di solito viene preso da crisi isteriche quando si parla di avvicinare il mondo scolastico a quello del lavoro. Emblematico, sotto questo punto di vista, un recente intervento dello storico Alessandro Barbero, secondo il quale il fatto di poter passare degli anni – quelli dell’infanzia e dell’adolescenza – solo a studiare senza “l’assillo” di dover lavorare, era in passato un lusso riservato ai figli dei signori, esteso poi ai proletari a forza di riforme democratiche; l’alternanza scuola-lavoro, in quest’ottica, sarebbe una sorta di ritorno al passato:

E si è arrivati adesso all’assurdità che si è tornati a dire ai ragazzi, come ai loro nonni analfabeti: “anche se avete soltanto sedici o diciassette anni o diciott’anni, però, un po’ di lavoro lo dovete fare. Che è questo lusso di passare quegli anni solo a studiare a scuola? No, no: alternanza scuola lavoro!

C’è perfino chi, come lo psichiatra Paolo Crepet, nel 2021 proponeva di abolire gli istituti tecnici e professionali, tenendo solo i Licei (così, a suo dire, si sarebbe posto fine alla distinzione tra scuole di serie A e di serie B).

Il gap tra scuola e lavoro

Naturalmente la realtà è un po’ più complessa. L’Italia è terza in Europa in quanto a disoccupazione giovanile (un giovane su tre è disoccupato), e prima per numero di NEET (giovani che non studiano né lavorano). Una delle cause è senz’altro il basso livello di istruzione della popolazione (il tasso di abbandono scolastico è in Italia al 13%, tra i più alti d’Europa), ma esiste un problema anche tra coloro che gli studi li portano avanti fino all’Università: da molti anni Confindustria denuncia la scarsa “integrazione” tra istruzione e mondo del lavoro. È il famoso mismatch tra domanda e offerta di lavoro: per dirla in termini brutalmente sintetici, si cercano ingegneri, si trovano filosofi. Ciò capita anche per un fatto “culturale”: presso l’opinione pubblica italiana la laurea (compresa quella in materie umanistiche, che in Italia sono le più gettonate) viene ancor oggi vista come una sorta di titolo onorifico, in grado di spalancare qualunque porta, compresa quella di aziende private che operano in settori altamente specializzati.

Il vento sta cambiando

Eppure, numeri alla mano, un diploma in un ITS dà oggi più garanzie lavorative di certe lauree. Oltre l’80% dei diplomati in un ITS trova lavoro entro un anno dal diploma, e in genere si tratta di lavori ben retribuiti, di solito nelle stesse aziende che hanno fornito il personale docente. Le numerose ore di tirocinio sostenute nei 2-3 anni precedenti fanno sì che il giovane neo assunto si inserisca velocemente in azienda, una realtà che già conosce e in cui sa già cosa fare.
Questi concetti sono ben noti al di fuori dei confini italiani. In Germania gli iscritti agli ITS sono circa un milione, contro le poche migliaia in Italia. L’auspicio del Governo – e di Confindustria – è che il numero di ITS e di studenti possa rapidamente salire anche in Italia, e i primi dati in questo senso sono incoraggianti: in Veneto in tre anni sono raddoppiate le iscrizioni.