25 Settembre 2022

Un fenomeno antico che non conosce sosta, il contrabbando di sigarette

Alla crescita esponenziale del mercato degli stick di tabacco riscaldato (+62%) e quello degli eLiquids (+33%) corrisponde uno sviluppo del traffico illecito degli stessi, principalmente attraverso il canale di vendita online.

Oggi il business non riguarda solo le sigarette e si è spostato verso il web. Ce lo descrive il Report curato da Intellegit e da BAT Italia

Il contrabbando di sigarette, liquidi da inalazione per sigarette elettroniche (eLiquid) e stick di tabacco riscaldato (THP) è un’attività criminale che colpisce una serie di soggetti e interessi collettivi, a partire dal Fisco e la salute dei consumatori, gli operatori della filiera del tabacco, e non ultimo gli operatori legali della distribuzione, come i tabaccai.

In Italia, la collaborazione tra Forze dell’Ordine, l’introduzione di strumenti di tracciamento sempre sofisticati lungo la filiera, il mantenimento di una politica fiscale equilibrata, e la sensibilizzazione dei consumatori verso la legalità hanno permesso di ridurre significativamente l’impatto del fenomeno, del 38% rispetto al 2020. Mentre in alcuni Paesi europei le vendite illecite assumono proporzioni ormai da noi sconosciute, come Francia e Grecia dove le quote di contrabbando rappresentano rispettivamente il 29 % e il 24% sul totale del consumo, in Italia l’incidenza è del 2,2%: il nostro Paese si posiziona infatti al 27esimo posto (su 30) della classifica sull’incidenza del consumo illecito.

Un quadro, dunque, migliore rispetto ad altri Paesi. Ma non possiamo purtroppo escludere che, magari per fattori esogeni, come elevata inflazione, crisi energetica e conflitto russo-ucraino, possano favorire una potenziale ripresa del fenomeno nei prossimi anni. Anche per il 2021 il prezzo si è confermato uno dei principali driver del contrabbando: con l’aumento dei prezzi delle sigarette – che nel corso del 2020 è stato in media di 2,6 punti percentuali superiore al livello generale dei prezzi – i consumatori meno abbienti rischiano di essere espulsi dal mercato legale e di decidere di optare per un mercato più in linea con le loro disponibilità economiche.

Sono osservazioni e dati enunciati nell’annuale Report sul contrabbando in Italia, quest’anno intitolato “Il mercato illecito di sigarette e prodotti di nuova generazione in Italia. Come cambia tra crisi economica, fine pandemia e scenari di guerra“. Lo studio è realizzato da Intellegit, la start-up sulla sicurezza dell’Università di Trento, con il contributo di BAT Italia e curato da Andrea Di Nicola (presidente e socio fondatore Intellegit, nonché professore di criminologia e direttore del Centro di Scienze della Sicurezza e della Criminalità). Il Report, giunto alla sua 5^ edizione, da quest’anno viene esteso anche a Trieste oltre a Napoli, Milano, Bari e Palermo, e incrocia i più recenti dati disponibili dalle diverse fonti esistenti in materia (Project Stella KPMG, Empty Pack Survey, Mistery Shopper a cura di AZ Investigation, BAT, Comando Generale della Guardia di Finanza, dati sul monitoraggio dei canali di vendita illecita online dei prodotti di nuova generazione). Oltre all’analisi delle rotte, dei punti di transito, dei luoghi di consumo e di sequestro delle sigarette di contrabbando e dei prodotti di nuova generazione, quest’anno contiene anche un approfondimento sulle percezioni e le opinioni dei tabaccai sul fenomeno del contrabbando nel nostro Paese.

Sigarette di contrabbando, sempre più importanti i paesi dell’est

Per quanto riguarda il contrabbando di sigarette, anche per il 2021 Udine (33,8%) e Trieste (21,5%) si classificano ai primi posti per la maggiore incidenza di prodotti non domestici sul totale di quelli rilevati e confermano la loro crescente importanza strategica nei flussi di sigarette non domestiche provenienti dall’Est Europa e dai Balcani, regione da cui originano il 33% dei flussi illeciti, di cui il 16,9% solo dalla Slovenia, principale paese di provenienza. Perdono invece di importanza i canali tradizionali dall’Ucraina e dalla Bielorussia, situazione destinata a perdurare anche nel prossimo futuro a causa del conflitto in corso, suggerendo modificazioni a livello di gruppi criminali e di modalità operative che vanno poste sotto attenzione. Oltre la metà dei sequestri (56,6%) nel nostro Paese appartiene alla categoria delle illicit whites, marchi prodotti lecitamente in Paesi extra UE e destinati invece soprattutto al mercato illecito nei Paesi dell’Unione Europea. 

La produzione di tali sigarette è concentrata nell’Est Europeo per ragioni legate direttamente al minor prezzo del pacchetto e alla minor qualità del tabacco lavorato usato in quei Paesi. Ancora una volta, dunque, i differenziali di prezzo fra nazioni si confermano essere una delle principali leve del contrabbando.  I dati mostrano un consumo che non è più solo una peculiarità dei comuni del Sud ed è diffuso in altre aree del Paese. Casoria, la prima città in classifica, si attesta su un valore di poco superiore al 50%, contro più del 75% della prima classifica dello scorso anno (Marano di Napoli). Inoltre, in cima alla classifica si trovano per la prima volta anche città del Nord Italia: Modena (terzo posto) con un’incidenza del 50%, Savona e Rimini (sesto e ottavo posto); evidentemente il consumo di questa tipologia di sigarette non è più solo una peculiarità dei comuni del Sud.

La corrispondenza tra prezzi e mercato nero

I prezzi di vendita delle sigarette lecite sono aumentati nel 2021 in quasi tutti i Paesi europei. In Italia il costo medio di un pacchetto di sigarette è di poco superiore ai 5€, 16 centesimi in più rispetto al 2020. L’aumento dei prezzi e la loro variabilità in Europa sono fattori che rappresentano una vulnerabilità del sistema e un’opportunità per i contrabbandieri. Questo soprattutto alla luce dei valori rilevati sul consumo di sigarette non domestiche in Italia: benché in media nel 2021 il consumo di prodotti illeciti sia diminuito rispetto agli anni precedenti (3%, la metà di quello del 2016), nella seconda metà del 2021 si osserva una leggera crescita, che potrebbe indicare il rischio di una graduale ripresa del mercato.

L’attività della Guardia di finanza

Nel 2020 la Guardia di Finanza ha effettuato 1.824 operazioni nel contrasto al fenomeno del contrabbando. I tabacchi sequestrati sono per oltre la metà di illicit whites (56,5%) e per il 43,1% di marchi noti, costituiti entrambi principalmente da tabacchi lavorati (sigarette e altri prodotti confezionati, rispettivamente 92,3 e 98,0%).

I sequestri si sono concentrati nei comuni della Campania, che spiccano sia per numero di operazioni sia, in alcuni casi, per quantità sequestrata, ma anche nelle aree portuali del Friuli e della Liguria e in Lombardia. Napoli si conferma al primo posto tra le province italiane per numero di sequestri (893), ma anche Trieste e Genova confermano la loro rilevanza, in particolare il capoluogo friulano, al primo posto nella classifica nazionale delle quantità sequestrate, con 80,1 tonnellate, seguita da Brescia (57,5 tonnellate), Napoli (49,5 tonnellate) e Genova (13,5 tonnellate).

L’azione di contrasto è stata ulteriormente intensificata nel 2021 e nei primi mesi del 2022, nel corso dei quali sono state sequestrate 649 tonnellate di tabacchi lavorati esteri e denunciate 1.165 persone, di cui 155 tratte in arresto. Le indagini confermano la transnazionalità del fenomeno e il coinvolgimento di ramificate organizzazioni criminali, dotate di grandi quantità di risorse finanziarie, mezzi e uomini, che ottengono enormi profitti in danno del bilancio dello Stato e dell’Unione europea, degli operatori onesti e della salute dei consumatori.

Tabacco riscaldato e e-liquids

Tra il 2018 e il 2021, le abitudini dei consumatori sono cambiate sensibilmente: il mercato delle sigarette tradizionali ha subito un calo del 9,4%, mentre il consumo dei prodotti di nuova generazione, in particolare stick THP e cartucce di eLiquids, è aumentato. Allo stesso tempo, il traffico illecito dei prodotti di nuova generazione si è sviluppato principalmente sul web attraverso il canale di vendita online, affiancato con minore impatto da bancarelle e venditori ambulanti. La maggior parte dei siti internet di rivenditori di liquidi da inalazione, stick THP e dispositivi THP operanti illecitamente è straniera: nel 2021 sono stati analizzati 71 siti Internet di rivenditori di liquidi da inalazione operanti illecitamente, dei quali un terzo sono italiani (24) e due terzi stranieri (47). I Paesi di maggior provenienza sono Russia (per i liquidi da inalazione), Russia e Stati Uniti (per gli stick THP) e Regno Unito (per i dispositivi THP).

Il punto di vista dei tabaccai

Con l’obiettivo di raccogliere sempre più informazioni e dati utili alla prevenzione e contrasto del contrabbando, Intellegit e BAT Italia hanno condotto e integrato nello studio la prima indagine sulla percezione dei tabaccai riguardo la vendita illecita di sigarette tradizionali e dei prodotti di nuova generazione in Italia. I risultati suggeriscono una presenza capillare del mercato illecito sul territorio nazionale (confermando che non esistono aree del Paese immuni e che possono essere trascurate) e fanno trasparire come la questione rappresenti un problema molto sentito per la maggioranza degli intervistati. Secondo la loro percezione, il finanziamento di organizzazioni criminali è un danno del contrabbando particolarmente sentito da Nord a Sud, seguito dai danni all’erario; inoltre, il mercato illecito ridurrebbe i loro ricavi di circa il 13,7% per quanto riguarda le sigarette tradizionali, e del 12,8% in riferimento ai prodotti di nuova generazione. E se da un lato circa un terzo dei tabaccai teme una possibile futura crescita del fenomeno dovuta agli effetti delle conseguenze economiche derivanti dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, manifestando una preoccupazione diffusa, dall’altro la maggior parte dei intervistati (64% al Nord, 69% al Centro e 75% al Sud) considera le campagne di comunicazione e sensibilizzazione rivolte ai consumatori una strategia utile nella prevenzione e contrasto del contrabbando sia di sigarette che di prodotti di nuova generazione.

“Lo Stato incassa più di 10 miliardi l’anno dal consumo di sigarette, tabacco riscaldato e liquidi da inalazione. E ha deciso di distinguere le accise in relazione al fatto che il suo incasso doveva salire gradualmente, ma tenendo ben conto delle diverse tipologie a fronte della diminuzione da anni in corso delle sigarette tradizionali”, le parole di Oscar Giannino, giornalista economico. Che continua; “E senza pensare a fughe in avanti di una tassazione già così rilevante, come avvenuto invece in altri Paesi UE: non è un caso ma c’è invece un rapporto di causazione diretta, tra chi ha alzato per via fiscale il prezzo del pacchetto a 10 euro e oltre, e i Paesi in cui il fenomeno dell’illecito e del contrabbando ha raggiunto la doppia cifra percentuale rispetto al mercato legale. È un errore da evitare: perché a rischio sarebbe la salute di un maggior numero di consumatori di prodotti illeciti, e tutti i componenti delle filiere legali di produzione e distribuzione ci perderebbero insieme allo Stato per primo”.