24 Settembre 2022

Brunetta, Gelmini e Carfagna: così Forza Italia perde le sue pietre miliari

La resa dei conti è iniziata.

Lo strappo di Forza Italia dalla maggioranza pro-Draghi, con la scelta di boicottare la fiducia al governo, sta accentuando una divisione latente in quello che fu il partito di traino del centrodestra.

Da un lato il blocco “governista”, rappresentato nell’esecutivo dai ministri Brunetta, Carfagna e Gelmini; dall’altro la fazione più vicina al blocco sovranista di Lega e Fratelli d’Italia, associato soprattutto alla senatrice Licia Ronzulli e agli attuali vertici forzisti. Una scissione fra le due correnti, già ipotizzata più volte, ha iniziato a manifestarsi il 20 luglio, con una serie di addii pesanti per gli equilibri interni a FI. A partire proprio da due ministri del governo in uscita, Maria Stella Gelmini e Renato Brunetta. Anche il senatore Andrea Cangini, che ieri ha votato sì alla mozione che doveva tenere in piedi la maggioranza, sta rassegnando le dimissioni: “Mi metterò ora a sbrigare le pratiche burocratiche che per la verità non conosco. Non mi ha chiamato nessuno ma so benissimo che con la decisione che ho preso ieri mi sono messo fuori dal partito, la mia è stata una scelta in coerenza con la linea tenuta fino a quel momento sull’importanza del governo Draghi, il premier aveva anche aperto su alcune richieste di Forza Italia”. Cosa è cambiato in Forza Italia? “Inseguire Salvini sui temi e sui modi del salvinismo. Non ho alcun rispetto per il politico Salvini. La cultura di centrodestra è realista, Salvini è un demagogo che non costruisce nulla”.

Dopo le due dimissioni di ieri nessun contatto con gli altri che hanno lasciato il partito fondato da Silvio Berlusconi: “Non mi sono coordinato con nessuno, ho fatto politica per dare un senso più alto a quello che faccio ma posso tornare al mio lavoro. Per ora non ho ancora sentito né Gelmini, né Brunetta. È possibile che molti pur dissentendo preferiscano restare”. In Forza Italia, dunque, si sta consumando un vero e proprio sfaldamento.

Maria Stella Gelmini ha lasciato il partito dopo un duro confronto con Licia Ronzulli, Renato Brunetta l’ha seguita a poche ore di distanza. E anche Mara Carfagna, notiriamente vicina al governo e lontana da Salvini, è data in uscita. Ha dichiarato Gelmini, “Ho ascoltato gli interventi in Aula della Lega e di Forza Italia, apprendendo la volontà di non votare la fiducia al governo (esattamente quello che ha fatto il Movimento 5 Stelle giovedì scorso). In un momento drammatico per la vita del Paese – dichiara la ministra per gli affari regionali – , mentre nel cuore dell’Europa infuria la guerra e nel pieno vortice di una crisi senza precedenti, una forza politica europeista, atlantista, liberale e popolare oggi avrebbe scelto di stare, senza se e senza ma, dalla parte di Mario Draghi. Forza Italia ha invece definitivamente voltato le spalle agli italiani, alle famiglie, alle imprese, ai ceti produttivi e alla sua storia, e ha ceduto lo scettro a Matteo Salvini”. “Se i danni prodotti al Paese dalle convulsioni del Movimento 5 Stelle erano scontati, mai avrei immaginato che il centrodestra di governo sarebbe riuscito nella missione, quasi impossibile, di sfilare a Conte la responsabilità della crisi: non era facile, ma quando a dettare la linea è una Lega a trazione populista, preoccupata unicamente di inseguire Giorgia Meloni, questi sono i risultati. Questa Forza Italia non è il movimento politico in cui ho militato per quasi venticinque anni: non posso restare un minuto di più in questo partito”, conclude.

A stretto giro di posta l’addio di Brunetta: ”Non sono io che lascio, ma è Forza Italia, o meglio quel che ne è rimasto, che ha lasciato se stessa e ha rinnegato la sua storia. Non votando la fiducia a Draghi, il mio partito ha deviato dai valori fondanti della sua cultura: l’europeismo, l’atlantismo, il liberalismo, l’economia sociale di mercato, l’equità, i cardini della storia gloriosa del Ppe, a cui mi onoro di essere iscritto, integralmente recepiti nell’agenda Draghi e nel pragmatismo visionario del Pnrr”, ha aggiunto. “Sono fiero di aver servito l’Italia da ministro di questo Governo. Sono degli irresponsabili coloro che hanno scelto di anteporre l’interesse di parte all’interesse del Paese, in un momento così grave. I vertici sempre più ristretti di Forza Italia si sono appiattiti sul peggior populismo sovranista, sacrificando un campione come Draghi, orgoglio italiano nel mondo, sull’altare del più miope opportunismo elettorale”, si legge ancora nella nota dello storico esponente azzurro. Dichiara sempre Brunetta, “tanti cittadini increduli mi stanno scrivendo e chiamando, gli stessi che nei giorni scorsi si sono appellati a Draghi perché rimanesse alla guida del governo. Io non cambio, è Forza Italia che è cambiata. Mi batterò ora perché la sua cultura, i suoi valori e le sue migliori energie liberali e moderate non vadano perduti e confluiscano in un’unione repubblicana, saldamente ancorata all’euroatlantismo. Perché dobbiamo contrastare la deriva di un sistema politico privo degli anticorpi per emanciparsi dal populismo e dall’estremismo, piegato a chi lavora per modificare gli equilibri geopolitici, anche indebolendo l’alleanza occidentale a sostegno dell’Ucraina. È una battaglia per il futuro che coincide con la difesa della mia storia, e di quella di Forza Italia”.

E Mara Carfagna, a sua volta da mesi data in uscita, ha ufficializzato il suo addio al partito di Berlusconi ed è pronta a entrare in una formazione di centro.

Ieri sera Toti e Quagliariello hanno chiamato in causa la ministra in uscita da Forza Italia. “Ci vuole coraggio, Stella. Tu lo hai avuto! E te lo dice uno – ha detto Toti – che ha percorso la tua stessa strada e può affermare con certezza che il pensiero liberale, riformista, popolare non è morto”. Ma lei smentisce di aver preso qualsiasi decisione sul suo futuro. I fuoriusciti di Forza Italia si ritroveranno tutti sotto uno stesso centro, con Calenda, Renzi e forse Toti, sostituendo i problematici 5 Stelle nell’alleanza con il Partito Democratico?

Giulia Cortese