28 Settembre 2022

In Movimento: l’intervista al giovane regista parmigiano Davide Fantuzzi

In Movimento: tra cinema, amicizia e voglia di mettersi in gioco, l’intervista al regista parmigiano Davide Fantuzzi

Un’opera di impegno e dedizione, realizzata da un gruppo di giovani talentuosi e intraprendenti

Il 2 luglio, al cinema Astra di Parma, si è tenuta la prima del corto “In Movimento”, l’opera realizzata da un gruppo di giovani parmigiani che sono riusciti non solo a riempire un’intera sala ma a dimostrare che con l’impegno e la dedizione è possibile fare grandi cose. Tra quelle persone in sala ho avuto la fortuna di esserci anche io, che sono rimasta particolarmente affascinata dal significato profondo del cortometraggio, realizzato da coetanei affamati di intraprendenza e guidati da un giovane regista di talento.

La nostra intervista al regista Davide Fantuzzi e allo sceneggiatore Andrea Filiberti

Sabato 2 luglio hai presentato il tuo cortometraggio su soggetto e sceneggiatura di Andrea Filiberti, dal titolo “In Movimento”. Da dove nasce l’idea e qual è il significato che sta dietro al titolo?

L’idea nasce dalla mente di Andrea – mi racconta Davide riferendosi all’amico sceneggiatore e attore del corto – dopo una conversazione notturna con suo padre durante un periodo molto complicato”.

Ero uno dei tanti ventenni che dopo la pandemia si sono trovati a chiedersi “che cosa voglio fare nella mia vita?”. Il consiglio di mio padre, che poi ha ispirato la mia scrittura, è stato quello di vivere in modo attivo, facendo più cose possibili e cercando di cogliere il massimo da ogni situazione, mantenendo una mentalità positiva”, spiega lo sceneggiatore Andrea Filiberti.

“compiere a volte anche piccole azioni, impegnarsi attivamente nel reagire alle difficoltà e sofferenze, mantenendo sempre uno stato d’animo che permetta di trarre il meglio da quello che ci circonda e accade. Il movimento è solo nostro, solo noi possiamo esprimerlo, plasmandolo per soddisfare/affrontare quello che la vita ci pone davanti. C’è un libro che parla effettivamente di questo, e che ha influenzato anche la carriera di Matthew McCounaghey: il più grande venditore del mondo di Og Mandino.
“Le buone abitudini sono la chiave di ogni successo”, vuol dire effettivamente questo. Anche se ci sentiamo persi, possiamo andare lì fuori e fare qualcosa che magari non ci darà risultati immediati evidenti, ma nel futuro chissà”.

“L’immagine che mi è subito apparsa in testa è stata una stazione, con i treni che nella vita uno deve sapere cogliere”, conclude.

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato nella realizzazione di questo progetto?

Le maggiori difficoltà si sono rivelate sotto forma di “tempo” – spiega Davide – abbiamo avuto solo 4 giorni di set per girare il tutto e qualche settimana di pre produzione. Conciliare 20 persone con esigenze e impegni vari è stato davvero difficile ma alla fine, grazie al grande lavoro della produzione, abbiamo concluso il tutto giusto in tempo prima della partenza mia e di Andrea per i nostri corrispettivi studi internazionali”.

Dietro un film, lungo o corto che sia, ci sono tante menti e persone. Ti va di parlarci degli altri membri della crew e di cosa si sono occupati?

La troupe è stata la forza motrice di questo progetto” mi racconta Davide. Un gruppo composto da “giovanissimi ragazzi dai 18 ai 30 anni che hanno sposato un progetto molto ambizioso, mettendo a disposizione le loro conoscenze, inventive, visioni e voglia di creare arte. La sintonia tra tutti i membri della crew è stata fin da subito l’arma in più, da totali sconosciuti a veri Amici!”.

Sintonia, che, come mi spiega Davide ha permesso un “clima sul set amichevole, leggero ma super concentrato sul perfetto funzionamento della nostra macchina. La fotografia di Walter Larini e Giulio Rossi è stata impeccabile, letta perfettamente nel dettaglio secondo le mie indicazioni. Sono riusciti a trasmettere tramite luci e colori le stesse emozioni scritte sulla sceneggiatura, un vero prodotto artistico degno di grandi produzioni”.

La colonna sonora, parte importante del corto, è stata pensata e studiata su misura per il film, “i sounds (Alberto Codeluppi e Milena Trigolo) e le musiche (Giovanni Dettorre) hanno fatto da cornice e sottofondo per rendere il tutto ancora più magico e accattivante, permettendo agli spettatori di entrare in stretto contatto con le emozioni della nostra storia”.

Un gruppo fatto di tante talentuose persone, che come mi racconta Davide “erano davvero tante e tutte fantastiche, lavoratori professionali e abituati a reggere grandi pressioni hanno permesso alla mia regia di essere espressa nel migliore dei modi. Tengo a ringraziarli uno ad uno per il loro supporto ed avere creduto in me e Andrea, significa davvero tanto!

Ad oggi il mondo del cinema è un ambiente molto competitivo e spesso risulta difficile farsi spazio in esso, cosa pensi si possa fare per migliorarlo sotto questo punto di vista? E cosa pensi di poter fare nel tuo per riuscire a farne sempre più parte?

La concorrenza esiste e sempre esisterà” mi confessa il regista, che in essa non vede solo negatività ma una opportunità che “permette di crescere, migliorare e puntare sempre in alto”.

“Sono della filosofia che per fare strada, in questo mondo,( a livello puramente personale parlo, perché prima di tutto la soddisfazione arriva da dentro di noi) l’ossessione per quello che si ama, la fame di imparare e la necessità sono di gran lunga più utili che il talento. La fame sicuramente c’è, chissà cosa porterà”.

Dietro a questo progetto c’è la LowLight Vision, un team di produzione video composto da giovanissimi, ci racconti qualcosa?

Lowlight vision è famiglia, amicizia, passione! Da ormai 3 anni siamo nel settore per poter dare all’attuale panorama una nuova visione, un nuovo movimento, una nuova esperienza! Il futuro è dalla nostra, ne sono sicuro”.

Il tuo futuro da regista lo vedi in Italia o pensi che il nostro paese non sia pronto per dare spazio ai giovani emergenti? La LowLight Vision ha già in programma altri cortometraggi nel breve periodo?

Mi dispiace dirlo ma il mio futuro, anche nel brevissimo periodo, non è/ sarà nel Bel Paese” mi confessa Davide. “Gli stimoli provati in passate esperienze internazionali mi hanno permesso di capire quanto c’è oltre al nostro piccolo orticello. Le sfide mi piacciono, mi rendono vivo; di conseguenza esplorare nuove prospettive ed esperienze di vita sono il motore per la mia creatività”.

Proiettato sul futuro e su nuovi progetti “il mio obiettivo, già dal prossimo anno, è quello di produrre il primo vero Film targato Davide Fantuzzi e LowLight Vision. Una storia autobiografica, basata su una storia realmente accaduta, ambientata nel Nord Europa, in Norvegia. Ambizioso o pazzo? Solamente provandoci lo scoprirò!” mi racconta Davide.

Che consiglio ti senti di dare agli aspiranti registi italiani?

Penso di essere la persona meno adatta per dare consigli data la mia poca esperienza alle spalle – ammette Davide, che punta a vivere tutto come una scoperta volta a – saper cogliere i giusti treni”.

Come detto in precedenza da Andrea, penso possa essere un giusto mindset per poter esperire il maggior numero di esperienze di vita. Agire, andare oltre i propri limiti mentali e inseguire le proprie pulsioni: questo il mio workflow. Farsi contaminare, in modo positivo, non può che dare una ventata d’aria fresca a chi di creatività e idee si nutre”.