25 Settembre 2022

Il Movimento 5 Stelle tra personalismi e tensioni sul limite di due mandati

Nel Movimento 5 Stelle regna il caos più assoluto.

Continua lo scontro a distanza tra il Movimento ed il PD, dopo lo strappo sull’appoggio al governo Draghi.

“È vero, Enrico – ha detto il leader M5S ed avvocato Giuseppe Conte, replicando a un post del segretario del Pd Enrico Letta e del Pd sull’Italia tradita”. “L’Italia è stata tradita quando in Aula il Premier e il centrodestra, anziché cogliere l’occasione per approfondire l’agenda sociale presentata dal M5S, l’hanno respinta umiliando tutti gli italiani che attendono risposte. L’agenda Draghi da voi invocata – ha aggiunto Conte – ha ben poco a che fare con i temi della giustizia sociale e della tutela ambientale, che sono stati respinti e umiliati sprezzantemente”.

Passata la tempesta, anche il garante Beppe Grillo è tornato a catechizzare i suoi iscritti e l’ha fatto tramite un video condiviso sul suo blog. Al centro della filippica di Beppe Grillo c’è il vincolo sul doppio mandato, che per il fondatore del Movimento 5 Stelle non è derogabile. “Siamo in un momento caotico, strano. Tra 15 giorni potremmo essere morti. Non lo so ma so che i nostri due mandati sono la luce nella tenebra, sono l’interpretazione della politica in un altro modo, sono l’antibiotico di una politica intesa come servizio civile”, spiega il comico genovese con il suo solito modus sincopato.

L’Elevato, poi, alza il tiro e dichiara che le recenti defezioni “sono causate da questa legge innaturale che è contro l’animo umano”. È facile capire chi sia il destinatario del suo attacco ma subito dopo Beppe Grillo diventa ancora più esplicito: “Giggino la cartelletta adesso è di là che aspetta di archiviarsi in qualche ministero della Nato…”. Il garante del Movimento ricorda l’intento con cui, assieme a Gianroberto Casaleggio, aveva creato una nuova forza politica che ponesse fine ai politici di professione. Esattamente ciò che sta facendo, a suo avviso, Luigi Di Maio: “C’è gente che fa questo lavoro, entra in politica per diventare poi una “cartelletta”.

Così una buona percentuale di deputati e senatori dei 5 Stelle rischia di concludere qui la carriera parlamentare. Tra questi c’è, ad esempio, Roberto Fico. Il presidente uscente della Camera fa parte del gruppo di big sul quale potrebbe presto abbattersi la “mannaia” del secondo mandato. Con lui anche il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia, l’ex guardasigilli Alfonso Bonafede, l’ex ministra della Sanità nel governo gialloverde, Giulia Grillo, l’ex titolare delle Infrastrutture nello stesso esecutivo, Danilo Toninelli ma pure l’ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Riccardo Fraccaro e Vito Crimi.

Nella lista anche le ex presidenti della commissione giustizia Giulia Sarti e Francesca Businarolo o l’attuale presidente della commissione Affari sociali, Marialucia Lorefice. Al contrario i cinque vicepresidenti scelti da Conte per farsi aiutare nella guida del Movimento sono quasi tutti in grado di ricandidarsi senza deroghe: l’unica al secondo mandato, infatti, è la senatrice Paola Taverna, mentre Riccardo Ricciardi, Mario Turco e Michele Gubitosa sono alla prima esperienza in Parlamento.

La viceministra al Mise, Alessandra Todde, invece, ha davanti a sé addirittura due mandati avendo fallito l’elezione all’Europarlamento nel 2019. Su questi nomi, infatti, pesa la storica tagliola dei due mandati per il Movimento che è da sempre il primo vero cavallo di battaglia dei grillini. Il regolamento interno dei partiti varia, ma i pentastellati sono da sempre i più severi e a differenza di Pd (tre mandati) e Forza Italia (quattro), per i parlamentarsi M5S non sembrano esserci deroghe in vista di un nuovo impegno nella prossima formazione politica che si metterà al lavoro col futuro Governo.

E intanto nel Movimento torna ad aleggiare l’ombra di Alessandro Di Battista. L’ex deputato sembra essere in procinto di fare il proprio rientro all’interno dell’universi pentastellato, dopo quasi cinque anni di pausa trascorsi attraversando il mondo in lungo e in largo (ora è in Russia per raccontare, sempre per Il Fatto Quotidiano, la visione dei cittadini russi sulla guerra in Ucraina) per realizzare reportage. Ma, ovviamente, ci sarà un lungo corteggiamento e i diktat da rispettare. Intanto, senza il PD il M5S potrebbe guardare verso sinistra.

“De Magistris, che sta lanciano l’Unione popolare con Potere al popolo e Rifondazione, sta alla finestra, osserva ed è tentato da questa strada”, scrive Repubblica. “Se dopo aver chiuso con il draghismo, Conte lo facesse davvero anche con il PD, allora sarebbe nell’ordine delle cose dialogiare e provare a trovare dei punti di contatto. I principali interlocutori del Movimento dovrebbero essere i non allineati. Lotta alle disuguaglianze, pacifismo, onestà, beni comuni e acqua pubblica: è la nostra storia, noi ci siamo”, dice De Magistris come riporta Repubblica. Può nascere un movimento di sinistra del Sud.

Giulia Cortese