25 Settembre 2022

Il sistema Terracina che travolge Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia

ll sistema di potere di Fratelli d’Italia a Terracina è stato travolto dall’inchiesta giudiziaria della procura di Latina, “una mercificazione della res publica”, è la definizione della giudice Giorgia Castriota.

Il comune era cosa loro, i politici lavoravano per gli interessi dei concessionari amici con la compiacenza di funzionari complici o minacciando in maniera esplicita quelli non asserviti.

Terracina è tra le città più importanti della provincia di Latina e alcova della destra nazionale. Fratelli d’Italia la governa da molti anni, al punto da averla trasformata in un feudo di una destra spregiudicata. Proprio a Terracina Giorgia Meloni ha selezionato parte della sua classe dirigente, anche nazionale ed europea, facendone piattaforma di lancio per carriere repentine. Ci sono tante omissioni, presenti sull’ordinanza di custodia cautelare, fanno pensare che l’inchiesta si allargherà. Due indagini, una della procura di Latina e una della Direzione Distrettuale Antimafia Capitolina ancora in corso, fanno presagire che lo tsunami giudiziario che ha travolto Terracina potrebbe essere solo all’inizio.

Incendi dolosi ai lidi e attentati incendiari alle automobili di imprenditori che volevano denunciare, estorsioni e intimidazioni alcune delle quali con il metodo mafioso. Nei confronti dell’europarlamentare Procaccini, un fedelissimo di Giorgia Meloni, le accuse sono di induzione indebita a dare o promettere utilità e turbata libertà degli incanti. Procaccini è stato sindaco di Terracina tra il 2011 e il 2015 e tra il 2016 e il 2019. Eletto al Parlamento europeo, ha lasciato il timone della città all’allora sua vice, Roberta Tintari, anche lei di Fratelli d’Italia, poi eletta sindaca nel 2020 e finita ai domiciliari. In totale sono cinquanta le persone finite nel registro degli indagati.

È il 21 gennaio 2020 quando l’eurodeputato si presenta a un incontro con il Pm Carlo Lasperanza e il maggiore dei carabinieri Giuseppe Bottone. Procaccini non lo sa, ma in quel momento il magistrato lo sta registrando, mentre si lamenta del fatto che, secondo lui, in quel momento la Capitaneria di Porto stava svolgendo un’attività di controllo sulle attività balneari troppo incisiva, al solo scopo di screditare l’Amministrazione comunale. A un tratto l’europarlamentare tira fuori dalla borsa anche dei documenti, che mostra a Lasperanza. Si tratta di alcuni ordini di esibizione, emessi dalla Procura di Latina, che il politico non avrebbe dovuto possedere.

Una circostanza che, nell’ordinanza, viene definita come “attuale pericolo di inquinamento probatorio”. Scrivono i magistrati: “Nel tentare di ostacolare l’attività di indagine, gli indagati si sono finanche serviti dell’intervento dell’europarlamentare Procaccini Nicola, il quale, come visto, ha provveduto a contattare in prima persona soggetti ed altre istituzioni, quali il precedente comandante della Capitaneria di Porto Andrea Velardi e il procuratore della Repubblica di Latina Dott. Lasperanza, nella vana speranza di delegittimare e paralizzare le operazioni investigative”.

Nell’ordinanza della procura di Latina si legge in effetti che “in qualità di ex sindaco del comune di Terracina e membro del Parlamento europeo, dunque pubblico ufficiale abusando dei suoi poteri, compiva atti idonei, diretti in modo non equivoco ad indurre una dipendente dell’ufficio Suap del Comune di Latina, a velocizzare l’istruttoria e a rilasciare la licenza per la conduzione di spettacolo viaggiante all’impresa Oasi Sea Park in modo indebito, in quanto il responsabile risultava residente a Roma dove era pure la sede legale dell’impresa, per cui il rilascio della suddetta licenza avrebbe dovuto essere richiesto al comune di Roma; evento non verificatosi per cause indipendenti dalla sua volontà e per il sopravvenuto cambio di residenza del responsabile, strumentale al perfezionamento delle condizioni necessarie per ottenere il provvedimento richiesto al comune di Terracina”.

A settembre 2020, nel presentare la candidatura della Tintari a sindaco di Terracina, la Meloni disse: “Con una classe dirigente all’altezza del popolo che rappresenta e all’altezza della storia che rivendica non dobbiamo temere niente. Ci serve solo una politica che sia alla nostra altezza. All’altezza dei cittadini italiani, della nostra storia e della nostra identità. Qui a Terracina voi l’avete, non ce l’hanno tutti, voi ce l’avete e avete visto la differenza. Basta che vi guardiate indietro, e pensate a Terracina com’era anni fa. Date la possibilità a queste brave persone, oneste, capaci, concrete, di continuare ad amare questa terra come hanno saputo fare. Noi vi promettiamo che prenderemo questo esempio, che voi ci avete consentito di fare qui con il vostro consenso e libertà, e lo porteremo anche al governo della nazione, perché vi prometto una cosa, la democrazia tornerà anche in Italia. E quando tornerà dimostreremo che si può fare politica anche in un altro modo, e dimostreremo che l’Italia chiede democrazia libertà e orgoglio. Esattamente l’Italia fiera, coraggiosa e libera che costruiremo anche grazie a voi”.

Le amministrazioni precedenti alle quali fa riferimento Meloni sono appunto quelle di Nicola Procaccini, suo portavoce ai tempi del ministero della Gioventù. L’esponente di FdI si è difeso con documenti alla mano anche sulla questione del mancato pagamento di una prestazione erogata da un’associazione. Ma è soprattutto politica la sua interpretazione dei fatti a due mesi dalle elezioni. Sul modello Terracina indicato dalla Meloni si dice ancora pronto a scommettere.

Giulia Cortese