25 Settembre 2022

Cina-Taiwan: Pacifico inquieto

Dopo la visita della portavoce del Congresso statunitense a Taiwan, Pechino lancia imponenti esercitazioni militari e blocca l’importazione di alcuni beni dall’isola

L’inasprimento delle tensioni nell’Indo-Pacifico, intanto, suscita timori sui mercati di semiconduttori e chip, cui gli Usa rispondono lanciando la Chip 4 Alliance

Lama a doppio taglio

Tra le reazioni della Cina alla visita a Taiwan della presidente del Congresso statunitense Nancy Pelosi, oltre alle imponenti esercitazioni militari lanciate il 4 agosto, c’è la sospensione, annunciata il giorno precedente, dell’importazione dall’isola di oltre cento prodotti alimentari, tra i quali pesce e agrumi, e il fermo all’esportazione di sabbia impiegata nella produzione di chip. Nel primo caso, Pechino ha spiegato la decisione annunciata dalle autorità doganali con il rilevamento di eccessive concentrazioni di pesticidi e di tracce di virus SARS-CoV-2 sulle confezioni. Quanto alla sabbia, l’Impero del Centro non ha fornito motivazioni, ma questa è la mossa che più ha inquietato i mercati internazionali, dal momento che Taiwan, soprattutto grazie a colossi come UMC e TSMC (compagnia considerata la più avanzata a livello globale), è il primo produttore ed esportatore al mondo di chip. Da questi ultimi, a sua volta, dipende la produzione di dispositivi elettronici, che interessa diversi settori produttivi, dai dispositivi elettronici ai veicoli elettrici. Queste filiere, dunque, rischiano di subire ulteriori scossoni a causa dell’interruzione da parte di Pechino della vendita di sabbia naturale a Taiwan, che rischia pertanto di aggravare la crisi dei semiconduttori iniziata nel 2020. Inoltre, l’avvio di esercitazioni militari in prossimità dell’isola rischia di mettere a repentaglio la libera circolazione in un’area del Mar Cinese meridionale che si trova al centro della rotta commerciale strategica che collega l’Asia orientale al Sud-Est asiatico. Lo stretto di Taiwan è, quindi, un asse fondamentale per il commercio globale, per il quale, secondo Bloomberg, nel 2022 è transitato il 48% circa delle navi cargo operative nel mondo.

Trame indo-pacifiche

Intanto, il 4 agosto Taipei ha attivato i sistemi di difesa dopo che, nel corso delle esercitazioni militari, 22 caccia cinesi sono entrati nello spazio aereo taiwanese (si legga, a tal proposito, l’articolo di Paolo Cocuroccia), mentre undici missili balistici Dongfeng sono caduti nelle acque antistanti le coste settentrionale, meridionale e orientale dell’isola. Il ministero della Difesa di Taiwan, dunque, ha annunciato di attenersi al principio di «prepararsi alla guerra senza volerla», mentre il ministero degli Esteri ha invitato la comunità internazionale a chiedere a Pechino di interrompere le manovre militari, la cui durata prevista è di quattro giorni. Da parte sua, la Russia considera la visita di Nancy Pelosi a Taiwan, sulla quale, come ha osservato Alessandra Libutti, anche il Pentagono, la Casa Bianca e lo stesso presidente Joe Biden avevano in precedenza manifestato qualche perplessità. Intanto, la portavoce del Congresso ha concluso le ultime due tappe del suo tour asiatico. La prima, in Corea del Sud, dove ha discusso con il presidente del parlamento Kim Jin-pyo, mentre il presidente Yoon Suk-yeol, ufficialmente in vacanza, non l’ha incontrata, secondo alcuni per non irritare Pechino. L’ultima tappa, invece, è stata in Giappone, dove Pelosi si è intrattenuta con il primo ministro Fumio Kishida, che precedentemente aveva esortato la Cina a fermare le esercitazioni militari. Parole di condanna delle «esercitazioni militari mirate» cinesi, sono giunte, peraltro, anche dal capo della diplomazia europea Josep Borrell, mentre i ministri degli Esteri del G7 hanno invitato al rispetto del diritto internazionale e alla salvaguardia della pace e della stabilità, esprimendo preoccupazione per la reazione dell’Impero del Centro, sia per le esercitazioni militari, sia per le restrizioni commerciali imposte a Taiwan. Pechino, di contro, continua a ribadire che risponderà a qualsiasi violazione della propria sovranità e integrità territoriale.

Washington propone l’alleanza Chip 4

Per quanto concerne le ripercussioni delle tensioni sino-statunitensi nel settore tecnologico, invece, il direttore della TSMC (che fabbrica processori per l’industria americana, soprattutto per Apple e Qualcomm) Mark Liu ha dichiarato all’emittente Usa Cnn che un’eventuale invasione cinese di Taiwan, principale produttore mondiale di chip, ne bloccherebbe l’operatività. Di conseguenza, un’eventuale guerra «non avrebbe vincitori, ma tutti sarebbero sconfitti», poiché anche la filiera tecnologica cinese dipende da Taiwan, al pari di quelle occidentali. Frattanto, Washington cerca di correre ai ripari, varando il CHIPS and Science Act, un piano di investimenti da miliardi di dollari nella produzione locale di semiconduttori. In precedenza, peraltro, aveva lanciato l’alleanza Chip 4 con Taiwan, Giappone e Corea del Sud, anche se l’adesione di Seoul appare tutt’altro che scontata. Intanto, dagli Usa, il generale a riposo Ben Hodges, analista del Center for European Policy Analysis, definendosi «fiero» del tour asiatico di Nancy Pelosi, lo ha definito un successo, che «incoraggerà altri a schierarsi apertamente a fianco di Taiwan», poiché avrebbe svelato «il bluff di Pechino». Hodges, pertanto, esclude la possibilità di invasioni o atti di guerra intenzionali, pur non negando il rischio di incidenti, mentre ritiene «ordinarie» le incursioni dei caccia cinesi nello spazio aereo taiwanese. Questo tipo di «provocazioni», ha commentato, è stato utilizzato anche dalla Russia nel mar Baltico e nel mar Nero, ma la Cina è consapevole di avere scarse probabilità di prevalere in un conflitto armato con gli Usa. Diversi analisti, peraltro, hanno sottolineato che l’inasprimento dei rapporti sino-statunitensi sarebbe riconducibile più a esigenze interne dei rispettivi presidenti, entrambi alle prese con gli appuntamenti elettorali del prossimo autunno: per Biden ci sono le elezioni di metà mandato di novembre, mentre per il suo omologo cinese Xi Jinping c’è il XX congresso del Partito comunista, previsto per il 18 ottobre.