26 Settembre 2022

L’ultima meraviglia di Pompei, dagli scavi emerge una casa della classe media

La scoperta nella Casa del Larario, dietro il dipinto scoperto nel 2018

Cinque stanze, bagno e cucina, un armadio rimasto chiuso per duemila anni con tutto il suo corredo di stoviglie. E poi un letto, un tavolino, un baule svuotato e lasciato aperto nella fretta degli ultimi istanti

Si tratta di una casa della classe media della città, l’ultima meraviglia venuta alla luce dagli scavi di Pompei. Si trova nella Casa del Larario, dietro lo spazio dipinto con il grande larario che fu riportato alla luce nel 2018, e il direttore degli Scavi, Gabriel Zuchtriegel, non esita a definirlo “Uno scenario quasi cinematografico”, con il baule svuotato e lasciato aperto dai proprietari scappati, le travi del solaio “congelati” dal flusso piroclastico mentre crollano sui mobili, l’armadio con i vasi sul ripiano spezzato. È una casa di 5 piccole stanze più bagno e cucina affacciate su uno splendido giardino dipinto. In una stanza è stato trovato un armadio rimasto chiuso per duemila anni con tutto il suo corredo di stoviglie all’interno, piattini di vetro, ciotole di ceramica, vasi. In un’altra un tavolino ancora apparecchiato con le sue suppellettili, un letto, una cassapanca, abbandonati di corsa nel disperato tentativo di salvarsi dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Un ambiente modesto ma pieno di dignità, dove non mancano oggetti raffinati e persino un fascio di documenti che il calco in gesso ha fatto incredibilmente riapparire. Come spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, all’Ansa, si tratta della casa di “persone che tante volte vivevano in affitto e comunque ai margini delle classi più benestanti”. Nella città campana che dall’80 avanti Cristo era diventata una colonia romana, questa era una situazione molto diffusa, sottolinea, “una realtà che riguardava una gran parte della popolazione, eppure fino ad oggi poco documentata e raccontata”. A fronte della meraviglia dell’esterno con i grandi e sinuosi serpenti e le bestie feroci che fanno bella mostra di sé nel raffinato larario, le pareti di queste stanze sono intonacate ma nude, senza traccia di pittura. Come nudo è il pavimento, in semplice terra battuta. Non mancano i servizi però, una cucina e una latrina, quasi come quelle che si trovano nelle abitazioni più importanti. “Si riuscì a far adornare il cortile con il larario e con la vasca per la cisterna con pitture eccezionali, ma evidentemente i mezzi non bastavano per decorare le cinque stanze della casa”, commenta il direttore.

“Pompei davvero non finisce di stupire ed è una bellissima storia di riscatto, la dimostrazione che quando in Italia si lavora in squadra, si investe sui giovani, sulla ricerca e sull’innovazione si raggiungono risultati straordinari”. Così il ministro per la Cultura, Dario Franceschini, ha commentato la nuova importante scoperta archeologica.

“Pompei è una scoperta continua – ha sottolineato Massimo Osanna, Direttore generale dei Musei – ma soprattutto si conferma essere un inesauribile laboratorio di studio e ricerca, che consente di non mettere mai un punto finale, ma al contrario di aggiungere nuovi dati alla storia della città. Il Grande progetto Pompei, con il quale attraverso superiori esigenze di tutela si sono determinati altri scavi, ha consegnato al Parco archeologico un’esperienza e una metodologia che oggi viene perseguita in un regime ordinario, nell’ambito del quale continuano ad emergere eccezionale risultati”.