domenica4 Dicembre 2022
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Corruzione: Morra, ‘Sistema Montante sottosistema di relazioni di potere’

Corruzione: riunificati processo Montante bis ordinario, diventa ‘processone’ con 30 imputati. “Domani dovrà essere approvata la relazione conclusiva che, al...

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Corruzione: riunificati processo Montante bis ordinario, diventa ‘processone’ con 30 imputati.

“Domani dovrà essere approvata la relazione conclusiva che, al proprio interno, contempla tante singole relazioni tra cui quella dedicata al ‘Sistema Montante'”. Ad annunciarlo, a margine del processo Montante ‘bis’, in corso a Caltanissetta, è il Presidente della Commissione Nazionale antimafia Nicola Morra, arrivato prima dell’udienza. “Il Sistema Montante è un sottosistema di un agglomerato di relazioni di potere che, inficiando il dettato costituzionale, impone non il rispetto della legge, ma la conoscenza personale. Sappiamo tutti che, ad esempio, essendo intercettato, Antonello Montante, con l’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano, dava indicazioni su chi dovesse diventare prefetto in qualche provincia italiana”. “A noi questa è sembrata non solo una indebita ingerenza ma sono sembrate anche scelte finalizzate a depotenziare l’azione di contrasto di alcune procure e di parecchie prefetture al fine di impedire che l’azione antimafia fosse forte. Ho detto anche di alcune procure perché è stato assodato che Montante ha avuto anche rapporti, non occasionali, con una decina di magistrato, tra cui nomi importanti. Su quello si è deciso di investire il C.s.m. che però ha sostenuto che non ci fossero gli elementi per procedere a una sanzione disciplinare, ma terzietà e indipendenza di magistratura devono essere garantite attraverso la distanza da certi soggetti”.

L’accusa del Presidente della Commissione nazionale antimafia a Caltanissetta

“Non era cosa buona avere rapporti con Antonello Montante, soprattutto dopo che si era saputo che era sotto indagine, ma molti magistrati hanno continuato a farlo. Di questo, a mio avviso, dovrebbero rispondere, perché lo Stato va tutelato anche in termini immagine”. Lo ha detto il Presidente della Commissione nazionale antimafia, Nicola Morra, parlando a margine del processo Montante bis all’aula bunker del carcere di Caltanissetta. “Non si può avere a che fare con qualcuno che è accusato di ipotesi di reato gravissime, e non parlo di reati di opinione – dice – Montante è riuscito a costruire un sistema di relazioni chiamiamole tossiche e perverse, che ha permesso allo stesso di potere indebolire sostanzialmente le istituzioni statali e non, soprattutto qui in Sicilia”.

“Spero che nell’economia processuale che si sta sviluppando oggi si possa avviare un percorso celere, perché credo che gli italiani abbiano il diritto a sapere cosa sia stata questa storia, di cui, aggiungo, ben poche testate stanno dando correttamente resoconto. Quindi, sono qui anche a sottolineare l’importanza di queste vicende che non hanno una portata esclusivamente siciliana”. Lo ha detto il Presidente della Commissione nazionale antimafia Nicola Morra, al bunker di Caltanissetta, per assistere al processo al cosiddetto ‘Sistema Montante’.

Accusa e difesa contro la riunificazione del processo Montante ‘bis’ con la tranche del processo ordinario. L’ipotesi di riunire il processo cosiddetto ‘bis’, che vede alla sbarra oltre all’ex paladino dell’antimafia Antonello Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia, ci sono l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta, gli ex assessori Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, l’ex commissario Irsap Maria Grazia Brandara, gli imprenditori Giuseppe Catanzaro, Rosario Amarù e Carmelo Turco, Vincenzo Savastano vice questore aggiunto all’epoca dei fatti della Polizia presso l’ufficio di frontiera di Fiumicino, Gaetano Scillia capocentro Dia di Caltanissetta dal 2010 al 2014, Arturo De Felice, direttore della Dia dal 2012 al 2014, Giuseppe D’Agata, colonnello dei carabinieri, e Diego Di Simone Perricone, ex capo della security di Confindustria, con quello ordinario, viene dibattuto in questo minuti in aula, al bunker del carcere di Caltanissetta. Anche i pm, Claudia Pasciuti e Davide Spina, dicono di no, così come la difesa degli imputati del bis.

Questi, invece, gli imputati del processo ordinario: L’ex presidente del Senato Renato Schifani, oggi candidato alla Presidenza della Regione siciliana per il centrodestra, accusato di concorso in associazione a delinquere semplice e rivelazione di notizie riservate, ma anche l’ex direttore dell’Aisi Arturo Esposito, il caporeparto dell’Aisi Andrea Cavacece, il “re dei supermercati” Massimo Romano, il tributarista Massimo Cuva, il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata, il sindacalista Maurizio Bernava, gli imprenditori del settore sicurezza Andrea e Salvatore Calì, Rosetta Cangialosi, Carmela Giardina e Vincenzo Mistretta (tre dipendenti di Montante), il poliziotto Salvatore Graceffa; il dirigente di Confindustria Carlo La Rotonda; il maggiore della Guardia di Finanza Ettore Orfanello; il luogotenente Mario Sanfilippo e il colonnello dei carabinieri Letterio Romeo.

“A nostro avviso mancano i presupposti” per unificare i due processi, “è una riunione e comporterebbe un allungamento dei tempi del dibattimento”. A dirlo, in aula, è l’avvocato Marcello Montalbano, nel corso dell’udienza del processo Montante ‘bis’, all’aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta, opponendosi così fermamente alla riunificazione del processo Montante Bis con quello ordinario. Anche l’accusa si è opposta all’ipotesi. Montalbano difende l’ex assessore regionale Mariella Lo Bello, Maria Grazia Brandara e l’ex poliziotto Diego De Simone.

La riunificazione del processo Montante ‘bis’ al processo ordinario, che vedrebbe alla sbarra oltre 30 imputati “pregiudica notevolmente la rapida definizione di entrambi i processi”. Lo ha detto il pm Maurizio Bonaccorso, nel corso del processo Montante, spiegando la sua opposizione alla riunificazione con il processo ‘bis’, che vede alla sbarra, tra gli altri, l’ex Presidente del Senato, Renato Schifani. “Sarebbe un grave errore riunirli anche se fossero in una fase iniziale del dibattimento – dice – a parte le legittime richieste dei difensori, aumenterebbero in maniera esponenziale i legittimi impedimenti. Qui abbiamo avvocati che arrivano da tutta Italia. Sarebbe problematico procedere con una frequenza tale da consentire di definire entrambi i procedimenti”. “Ma la cosa più grave è che abbiamo al processo ordinario una attività istruttoria iniziata 4 anni fa, ora siamo a buon punto – aggiunge – perché la maggior parte dei testi del pm sono già stati sentiti e potremmo arrivare presto alla definizione del processo. Si vanificherebbe tutto il lavoro fatto fino ad ora”.

Nel dicembre del 2019 la Procura di Caltanissetta ha dato mandato alla Dia nissena di trasmettere copia dei documenti delle indagini svolte dalla Direzione Investigativa Antimafia su Pietro Di Vincenzo, Pasquale Tornatore, Umberto Cortese e Tullio Giarratana”. Lo ha detto il generale della Guardia di finanza, in pensione, Emanuele Licari, all’epoca capocentro della Dia di Caltanissetta, deponendo al processo “Montante bis”, ripreso questa mattina, dopo la pausa estiva, nell’aula bunker del carcere di Caltanissetta. “Noi non sapevamo l’oggetto delle indagini – dice – Alla Dia poi abbiamo trasmesso tutti gli atti e i documenti in nostro possesso”. Alla sbarra, oltre all’ex paladino dell’antimafia Antonello Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia, ci sono l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta, gli ex assessori Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, l’ex commissario Irsap Maria Grazia Brandara, gli imprenditori Giuseppe Catanzaro, Rosario Amarù e Carmelo Turco, Vincenzo Savastano vice questore aggiunto all’epoca dei fatti della Polizia presso l’ufficio di frontiera di Fiumicino, Gaetano Scillia capocentro Dia di Caltanissetta dal 2010 al 2014, Arturo De Felice, direttore della Dia dal 2012 al 2014, Giuseppe D’Agata, colonnello dei carabinieri, e Diego Di Simone Perricone, ex capo della security di Confindustria.

“Nell’ambito della prima tranche” dell’inchiesta sul ‘Sistema Montante’, “sono emersi elementi di una vicenda, altrettanto complessa, che è quella politica”. “E, siccome la Procura di Caltanissetta operava controcorrente, perché mentre indagava era spiata, accerchiata da apparati istituzionali, come lo Sco e l’Aisi, e qualche senatore della Repubblica, si è deciso di mettere quantomeno un punto su quello che poteva già essere definito”. E’ l’accusa del pm Maurizio Bonaccorso nell’udienza del cosiddetto ‘processo ‘Montante bis’, spiegando la sua opposizione alla riunificazione con il processo ordinario. “C’è la netta opposizione a riunire i due procedimenti che sono certamente connessi, è evidente”, dice Bonaccorso. Che poi spiega il perché il primo procedimento era stato chiuso, rispondendo all’avvocato dell’imputata Maria Grazia Brandara che in aula aveva parlato di processo ‘spezzatino’, dal momento che sono stati aperti tre processi sul ‘Sistema Montante’.

Corruzione: riunificato processo Montante bis e ordinario, diventa ‘processone’ con 30 imputati

C’è già chi lo chiama il ‘Maxiprocesso’ di Caltanissetta sul ‘Sistema Montante’, che vede alla sbarra politici, imprenditori, forze dell’ordine, ma soprattutto lui, l’ex potente Presidente degli industriali siciliani Antonello Montante. Dopo una breve Camera di coniglio il Presidente del Tribunale di Caltanissetta Francesco D’Arrigo ha deciso di riunificare il processo Montante bis con quello ordinario, che vede alla sbarra 17 imputati, nonostante i pareri contrari, anzi contrarissimi, di pm e difesa. Nel processo bis sono alla sbarra, oltre all’ex paladino dell’antimafia Antonello Montante, ex presidente di Confindustria Sicilia, l’ex presidente della Regione Rosario Crocetta, gli ex assessori Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, l’ex commissario Irsap Maria Grazia Brandara, gli imprenditori Giuseppe Catanzaro, Rosario Amarù e Carmelo Turco, Vincenzo Savastano vice questore aggiunto all’epoca dei fatti della Polizia presso l’ufficio di frontiera di Fiumicino, Gaetano Scillia capocentro Dia di Caltanissetta dal 2010 al 2014, Arturo De Felice, direttore della Dia dal 2012 al 2014, Giuseppe D’Agata, colonnello dei carabinieri, e Diego Di Simone Perricone, ex capo della security di Confindustria.

Mentre nell’ordinario, sono imputati l’ex Presidente del Senato renato Schifani, oggi candidato alla Presidenza della Regione siciliana per il centrodestra, accusato di concorso in associazione a delinquere semplice e rivelazione di notizie riservate. Sotto processo anche l’ex direttore dell’Aisi Arturo Esposito, il caporeparto dell’Aisi Andrea Cavacece, il “re dei supermercati” Massimo Romano, il tributarista Massimo Cuva, il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata, il sindacalista Maurizio Bernava, gli imprenditori del settore sicurezza Andrea e Salvatore Calì, Rosetta Cangialosi, Carmela Giardina e Vincenzo Mistretta (tre dipendenti di Montante), il poliziotto Salvatore Graceffa; il dirigente di Confindustria Carlo La Rotonda; il maggiore della Guardia di Finanza Ettore Orfanello; il luogotenente Mario Sanfilippo e il colonnello dei carabinieri Letterio Romeo. La prossima udienza sarà il 26 settembre.

La decisione del Presidente D’Arrigo dopo breve Camera di consiglio, alla sbarra anche Schifani

L’ex paladino dell’antimafia, secondo gli inquirenti, avrebbe messo in piedi un vero e proprio ‘sistema’ di potere, ideato e attuato “grazie a una ramificata rete di relazioni e complicità intessuta con vari personaggi inseriti ai vertici dei vari settori delle istituzioni”. Inoltre sarebbe stato al centro di una attività di dossieraggio realizzata, anche grazie a complicità eccellenti, attraverso l’accesso alla banca dati delle forze dell’ordine e finalizzata a ricattare “nemici”, condizionare attività politiche e amministrative e acquisire informazioni su indagini a suo carico.

Grazie ai suoi contatti e all’influenza che esercitava in alcuni ambienti istituzionali, l’imprenditore avrebbe creato una sorta di rete spionistica: in cambio di favori, esponenti delle forze dell’ordine gli avrebbero dato informazioni su inchieste a suo carico, dritte sui “nemici”, consentito di avere pile di dossier su personaggi influenti. Secondo gli inquirenti Montante sarebbe stato la testa di una sorta di “governo parallelo” in Sicilia, e avrebbe “diretto” la vita politica e amministrativa dell’isola, piazzando suoi uomini in posti strategici. “E’ stato accertato con sufficiente chiarezza – aveva scritto la procura nissena nella richiesta di arresto – che Montante, oltre a promettere e a far ottenere occupazioni lavorative, si prodigasse per soddisfare aspettative di carriera o trasferimenti di sede”.

Nel processo abbreviato, lo scorso 8 luglio, la Corte d’appello di Caltanissetta dopo 8 ore di Camera di consiglio aveva condannato l’ex presidente di Sicindustria, Antonello Montante, a 8 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo al sistema informatico. La corte d’appello di Caltanissetta presieduta da Andreina Occhipinti (a latere Giovanbattista Tona e Alessandra Giunta) aveva condannato a luglio anche i componenti del “cerchio magico”: 5 anni per Diego Di Simone, l’ex ispettore della squadra mobile di Palermo diventato il capo della security di Confindustria. In primo grado aveva avuto 6 anni e 4 mesi. Un’altra condanna anche per Marco De Angelis, sostituto commissario della questura di Palermo: 3 anni e 3 mesi anni, mentre in primo grado ne aveva avuto 4. Anche lui avrebbe avuto un ruolo determinante nell’attività di ‘spionaggio’ . Assolto invece il questore Andrea Grassi, che in primo grado aveva avuto 1 anno e 4 mesi. L’ex funzionario del Servizio centrale operativo della polizia, era stato ritenuto responsabile di una fuga di notizie, ma già la gup l’aveva assolto dall’accusa più pesante, non faceva parte della catena delle talpe di Montante. In estate era arrivata un’assoluzione piena. Assolto, infine, da due capi d’imputazione il generale Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Caltanissetta. Per un altro capo d’accusa, relativo all’assunzione della figlia, è scattata la prescrizione. Adesso si attendono le motivazioni della sentenza d’appello.

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