sabato28 Gennaio 2023
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Gli egiziani reclamano la restituzione delle Stele di Rosetta

Migliaia di egiziani hanno reclamato ufficialmente la restituzione della Stele di Rosetta, uno dei reperti di maggiore pregio esposti nel...

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Migliaia di egiziani hanno reclamato ufficialmente la restituzione della Stele di Rosetta, uno dei reperti di maggiore pregio esposti nel British Museum. La scoperta in Egitto della Stele – una lastra di granito grigio scuro – divenne lo strumento fondamentale per la decifrazione degli antichi geroglifici egizi. Ora, negli stessi giorni in cui il British Museum, il più grande e importante del Regno Unito ricorda il 200° anniversario della decifrazione dei geroglifici, migliaia di egiziani chiedono la restituzione della pietra. Chiare la parole con cui Monica Hanna, preside dell’Accademia araba per la scienza, definisce il fatto che la Stele sia esposta nel museo britannico: ”un simbolo della violenza culturale occidentale contro l’Egitto”. La restituzione della Stele è stata sollecitata, per l’ennesima volta, da petizioni. La Stele fu scoperta da scienziati transalpini nel 1799 (nel periodo delle guerre anglo-francesi) , durante l’occupazione dell’Egitto da parte dell’esercito imperiale di Napoleone, nella città di Rashid, conosciuta dai francesi come Rosetta. Con la sconfitta in Egitto dei francesi, come parte degli accordi della resa la pietra e oltre una dozzina di altre antichità furono consegnate agli inglesi. E’ appunto dal 1801 che la Stele si trova al British Museum. In una delle due ultime petizioni, si afferma che la lastra è stata sequestrata illegalmente e costituisce un “bottino di guerra”. Una tesi che British Museum respinge, affermando che in calce al trattato del 1801 c’è anche la firma di un rappresentante dell’Egitto, riferendosi a un ammiraglio ottomano che combatté al fianco degli inglesi contro i francesi. Scolpita nel II secolo a.C., la lastra contiene tre traduzioni di un decreto relativo a un accordo tra gli allora regnanti Tolomei e una setta di sacerdoti egiziani. La prima iscrizione è in geroglifici classici, la successiva è in una scrittura geroglifica semplificata nota come demotico e la terza è in greco antico. Fu appunto grazie alla conoscenza del greco antico che, grazie ad un processo di comparazione dei testi, che l’egittologo francese Jean-Francois Champollion, nel 1822,  ha decifrato la lingua. Il Metropolitan Museum di New York ha restituito 16 antichità all’Egitto a settembre dopo che un’indagine statunitense ha concluso che si trattava di traffico illegale.

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