giovedì2 Febbraio 2023
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Cuba: il nuovo codice penale sotto accusa degli attivisti dei diritti umani

Attivisti e organizzazioni per i diritti umani stanno contestando a Cuba il testo del nuovo codice penale che, sostengono, potrebbe...

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Attivisti e organizzazioni per i diritti umani stanno contestando a Cuba il testo del nuovo codice penale che, sostengono, potrebbe limitare ulteriormente la libertà di espressione e soffocare le proteste in un momento di crescente malcontento sull’isola. Gli effetti delle nuove norme contenute nel codice (che modifica quello del 1987) potrebbero colpire, secondo chi lo contesta, giornalisti, attivisti per i diritti umani, manifestanti, utenti dei social media e figure dell’opposizione. Il nuovo testo arriva in un momento in cui l’Isola vive un crescente malcontento per l’aggravarsi della crisi economica e mentre il governo continua a infliggere dure condanne ai partecipanti, compresi minorenni, alle  proteste dell’isola del 2021. Tra alcuni dei cambiamenti del codice ci sono aumenti delle pene minime previste  per reati come “disordine pubblico”, “resistenza” e “insulti ai simboli nazionali”. Il nuovo codice stabilisce anche categorie penali per i reati informatici, affermando che le persone che diffondono online informazioni ritenute false rischiano fino a due anni di carcere. Il codice, inoltre, impone il divieto di ricevere (e quindi utilizzare) fondi destinati a finanziare attività “contro lo Stato cubano e il suo ordine costituzionale”. Una formulazione che, secondo i gruppi per i diritti umani, amplierebbe i potenziali effetti di condanne – fino a dieci anni di reclusione – anche a giornalisti indipendenti e gruppi non governativi. Da parte sua, per il regime il nuovo codice è “moderno” e “inclusivo”, come testimoniato dall’innalzamento delle pene previste per la violenza di genere e la discriminazione razziale. Per Rubén Remigio Ferro, presidente della Corte Suprema cubana, il codice ha lo scopo di proteggere “la pace sociale e la stabilità della nostra nazione”. Tutto il contrario di quello che sostiene Human Right Watch, secondo cui il codice è solo ”una via legale per la repressione e la censura e uno sforzo da parte delle autorità cubane per ridurre il poco spazio civico che esiste nell’isola e impedire la possibilità che i cubani scendano di nuovo in piazza”. Secondo i dati del Procuratore generale di Cuba, 790 persone sono sotto procedimento per avere partecipato a proteste popolari.

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