mercoledì1 Febbraio 2023
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Covid: nuova ondata di contagi in Cina, aumentano strutture di terapia intensiva

Di fronte la politica ‘zero-Covid’, portata avanti anche tra le proteste della gente, la Cina sta registrando una nuova ondata...

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Di fronte la politica ‘zero-Covid’, portata avanti anche tra le proteste della gente, la Cina sta registrando una nuova ondata di contagi. Da qui la decisione di allestire più strutture di terapia intensiva. Il nuovo indirizzo arriva quando le autorità centrali hanno deciso di allentare in qualche modo le rigide misure in vigore da anni, annullando i controlli antivirus che hanno confinato milioni di persone nelle loro case, rallentando la crescita economica. Una riunione tenutasi nelle scorse ore a Pechino, alla presenza dei massimi responsabili della politica sanitaria del Paese, ha deciso la  “piena mobilitazione” degli ospedali, incluso il ricorso a personale aggiuntivo (per garantire maggiore efficacia alla lotta al virus)  e l’aumento delle forniture di farmaci. Raccomandato anche il tracciamento  dello stato di salute degli ultrasessantacinquenni. Non ci sono numeri ufficiali sullo stato dei contagi, ma sui social circolano notizie di focolai in aziende e scuole, mentre alcuni esercizi commerciali (inclusi ristoranti) hanno sospeso l’attività perché troppi dipendenti sono malati.                                                                                                Oggi il governo ha segnalato 10.815 nuovi casi, di cui 8.477 senza sintomi. Cioè circa un quarto del picco giornaliero della settimana scorsa, quanto era sopra i 40.000 casi, ma il dato riguarda solo le persone che vengono sottoposte a test dopo essere state ricoverate in ospedale o perché lavorano in  siti ad alto rischio. Secondo quanto pubblicato da alcuni quotidiani locali, si stanno preparando migliaia di posti letto aggiuntivi in ospedale, aumentando del 20 % la capacità di terapia intensiva del 20%.  La Cina ha 138.000 letti di terapia intensiva, secondo l’Ufficio di amministrazione medica della Commissione sanitaria nazionale, cioè meno di uno ogni 10.000 persone. La politica ‘zero-Covid’, se ha mantenuto bassi i numeri della pandemia (il dato ufficiale delle vittime è di 5,235, contro il milione e centomila degli Stati Uniti) ha danneggiato la già debole crescita economica.

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