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Iran: attivisti diritti, decine di manifestanti condannati a morte

Sarebbero almeno cento le persone condannate a morte o accusate di reati che prevedono la pena capitale capitali in relazione...

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Sarebbero almeno cento le persone condannate a morte o accusate di reati che prevedono la pena capitale capitali in relazione alle proteste in Iran. A sostenerlo è Iran Human Right , il gruppo di difesa dei diritti, secondo cui tra i condannati a rischio di esecuzione ci sono anche cinque donne. Ma, ad avviso dell’organizzazione, che ha la sua sede in Norvegia, il numero reale di manifestanti che rischiano la pena di morte è molto più alto perché le famiglie sono state sottoposte a pressioni per rimanere in silenzio. Due uomini sono stati già giustiziati dopo quelli che gli attivisti definiscono processi farsa, peraltro celebrati a porte chiuse. I due, Mohsen Shekari e Majidreza Rahnavard, entrambi ventitreenni, sono stati giudicati colpevoli dai tribunali rivoluzionari con l’accusa, abbastanza vaga, di “inimicizia contro Dio”.
A nulla sono valse le proteste internazionali, l’ultima delle quali ha visto protagonista oggi il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, che ha convocato oggi l’ambasciatore di Teheran al quale ha espresso la preoccupazione del nostro governo per la durezza della repressione delle proteste, chiedendo la sospensione delle condanna capitali. ” Nell’incontro – ha spiegato il ministro Tajani – ho chiesto la sospensione delle condanne a morte, il blocco immediato delle esecuzioni, la sospensione della repressione violenta delle manifestazioni e ho chiesto anche che le autorità politiche aprano il dialogo con i manifestanti ricordando che non è questione di ordine pubblico uccidere bambini di 12, 14 e 17 anni. L’ambasciatore ha detto che riferirà al suo governo”. Secondo IHR finora nel corso delle proteste, scoppiate dopo la morte della ventiduenne Mahsa Amini, dopo l’arresto da parte della polizia morale, sono stati uccisi 476 manifestanti, tra cui 64 bambini e 34 donne.
Tutti gli imputati, secondo il rapporto degli attivisti per i diritti tutti sottoposti a torture prima di comparire davanni ai giudici, , sono stati “privati ​​del diritto di accedere al proprio avvocato e a un giusto ed equo processo”.
Uno di quelli a rischio imminente di esecuzione è Mohammad Ghobadlou, 22 anni, la cui condanna a morte è stata confermata sabato dalla Corte Suprema. È stato condannato per “inimicizia contro Dio” dopo essere stato accusato di aver investito un gruppo di poliziotti durante una protesta a Teheran a settembre, uccidendone uno. Sua madre ha detto che soffre di disturbo bipolare e che è stato condannato a morte frettolosamente nella prima udienza del processo, senza la presenza degli avvocati che aveva nominato. Tra le cinque donne accusate di pena di morte c’é Mojgan Kavousi, un’insegnante di lingua curda e attivista dei diritti umani che IHR ha affermato di essere stata accusata di “corruzione sulla Terra”.
Nel frattempo, le autorità francesi stanno indagando sul presunto suicidio di un iraniano, il cui cadavere è stato ripescato nel  fiume Rodano a Lione nella tarda serata di lunedì.
Mohammad Moradi, 38 anni, aveva dichiarato sui social media che si sarebbe suicidato per attirare l’attenzione sulla repressione in Iran.
Nel frattempo, la migliore giocatrice di scacchi iraniana Sara Khadem ha preso parte a un torneo in Kazakistan senza hijab per il secondo giorno consecutivo, in un apparente gesto di solidarietà con il movimento di protesta guidato dalle donne.

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