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Meloni: ci mancano orgoglio e ottimismo

(nostro servizio) – E’ forse stata la prima volta che la conferenza stampa di fine anno, tradizionale appuntamento del presidente...

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(nostro servizio) – E’ forse stata la prima volta che la conferenza stampa di fine anno, tradizionale appuntamento del presidente del Consiglio con i giornalisti, si è svolta a così poco tempo dall’insediamento dell’esecutivo. Quindi, quello che a rigore di logica (secondo la prassi del passato) doveva essere un modo per fare il punto delle cose fatte e per gettare un occhio anche a quelle da fare, nei fatti è diventata un’occasione per Giorgia Meloni di ribadire come intenda cambiare il Paese nell’arco della legislatura. Che, visti i numeri sui quali può contare la maggioranza, potrebbe andare spedita sino al 2027. Ma si sa che, se il mondo si nutre di speranze, nulla si può mai dare per scontato. In ogni caso, il primo ministro non ha perso l’occasione per ribadire la saldezza della coalizione, forse un modo anche per richiamare all’ordine qualche ministro che invece sembra preferire iniziative solitarie o sostenere tesi strettamente personali. In ogni caso, dalla conferenza stampa di oggi, Meloni esce più forte perché ha utilizzato le domande dei giornalisti, mai realmente insidiose, visto il pochissimo tempo trascorso da quando il governo ha cominciato a lavorare, per ribadire come vuole cambiare il volto del Paese, per affrancarlo dai condizionamenti del passato che ne hanno ostacolato il cammino in molti campi. Per questo ha ribadito la sua posizione su alcuni argomenti cruciali, quali, ad esempio, la futura forma di governo, rilanciando l’idea di un presidenzialismo, su cui – al di là di una simpatia per il modello francese – ha detto di essere disposta al confronto con l’opposizione.                                                                           A patto che esso – il confronto – non venga sfruttato per tattiche dilatorie che non accetterebbe. Insomma, il presidente del consiglio ha fatto capire di volere dialogare con tutti, ma, se dovesse capire che i suoi interlocutori non hanno la volontà di cambiare le cose, potrebbe anche fare da sola. E’ apparso abbastanza chiaro, quindi, che la volontà del premier di varare il presidenzialismo, che darebbe quella garanzia di continuità dell’esecutivo che oggi manca, non sarà sacrificata sull’altare della concertazione che, visti i numeri in parlamento,  potrebbe anche non rendersi necessaria per mettere mano alla Costituzione. Il poco tempo passato da quando c’è stata la cerimonia della campanella, che segna il passaggio dal vecchio al nuovo presidente del Consiglio, ha poi evitato a Giorgia Meloni confronti con Mario Draghi, verso il quale ha avuto parole di apprezzamento: ” Sento il peso del mio predecessore, e mi fa piacere. Misurarmi con persone capaci ed autorevoli è stata la sfida di tutta la mia vita. A me non è mai piaciuto vincere facile. Mario Draghi è una persona di grande autorevolezza a livello internazionale e trovo affascinante il paragone. Questo deve spingere me e tutto il governo a fare bene”.                          La conferenza stampa, durata oltre tre ore, ha avuto anche momenti politicamente molto delicati, ma non su temi scontati (giustizia, Covid, tasse, lavoro, condoni, armamenti),  ma essenzialmente politici.                Il primo ha riguardato le recenti esternazioni del presidente del Senato, Ignazio La Russa, e del sottosegretario Isabella Rauti, che hanno celebrato l’anniversario della fondazione del Movimento Sociale. Alla domanda su quale fosse il suo pensiero, Giorgia Meloni non ha cercato di annacquare la risposta: ”é un dibattito che mi ha molto colpito. Il Movimento sociale italiano ha avuto un ruolo importante verso la democrazia milioni di italiani sconfitti” dalla guerra, “è stato un partito presente nelle dinamiche parlamentari, della destra, democratico. È stato un partito che ha avuto un ruolo molto importante nel combattere la violenza politica, il terrorismo”.                                                                                                  Il secondo, rispondendo alla domanda di una giornalista russa, è stato quello dello stato dei rapporti tra l’Italia e Mosca, anche dal punto di vista culturale:  ”Confermo che storicamente i rapporti culturali con la Russia sono antichi e solidi, infatti ho difeso la scelta della Scala di dedicare la sua ‘prima’ a un’ opera russa. Le scelte del governo russo non devono ricadere sul suo popolo e sui suoi cittadini, voglio distinguere le due cose, ma quelle scelte ci sono, sono di violazione del diritto internazionale che se fossero accettare farebbero crollare la costruzione della legalità internazionale’. Aggiungendo poi: ”Il principio che sta facendo passare la Russia per cui chi è militarmente più forte può invadere il suo vicino è inaccettabile, spero che prima o poi il governo russo si renda conto dell’enorme errore che sta facendo e decida si fermare questa inaccettabile guerra di aggressione all’Ucraina”.                                                      Quindi, in conclusione, per cosa Giorgia Meloni vorrebbe essere ricordata? ””Mi piacerebbe lasciare una nazione orgogliosa, ottimista, tutte cose che ci mancano. Quando si va all’estero ci si rende conto di quanto ci sia grande voglia di Italia, di quanto siamo stimati. L’unico posto dove non c’è stima per l’Italia è all’interno dei nostri confini. L’ottimismo è l’altra cosa. Bisogna dare la ragione per non mollare e si riesce se sai che il governo sta facendo quello che fa perché è giusto”

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