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Covid: anche la Gran Bretagna ha le sue ”mascherine d’oro”

Il Regno Unito si sta appassionando ad una storia che vede al centro una componente della Camera dei Lord sospettata...

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Il Regno Unito si sta appassionando ad una storia che vede al centro una componente della Camera dei Lord sospettata di avere messo a segno un lucroso affare da decine di milioni di sterline quando, in piena emergenza da coronavirus, fornì al Servizio sanitario nazionale delle mascherine, risultate poi inutilizzabili. Una vicenda che oggi grava sul governo di  Rishi Sunak a quasi tre anni dai fatti. Al centro della vicenda c’é  Michelle Mone, 51 anni, membro della Camera dei Lord, nota, oltre che per essere una imprenditrice di origini molto modeste, per la sua estrema schiettezza. Secondo una inchiesta che il quotidiano The Guardia conduce ormai da mesi, Mone, esponente dei  conservatori, sarebbe sospettata di aver intascato 29 milioni di sterline di denaro pubblico, grazie a un contratto aggiudicato dallo Stato britannico all’inizio della pandemia per la consegna di mascherine e camici protettivi, che si sono poi rivelati inutilizzabili. La signora Mone e il suo secondo marito, Douglas Barrowman, negano qualsiasi legame con la società che ha beneficiato degli appalti pubblici, MedPro. A fine marzo 2020, il personale del Servizio sanitario era era pressoché sprovvisto di mascherine e camici protettivi, tanto da dovere razionare le dotazioni a disposizione. Al punto che alcuni membri del personale arrivò al punto di usare i sacchi della spazzatura come camici. In emergenza, il governo conservatore di Boris Johnson snellì notevolmente le condizioni per l’affidamento dei bandi e, per reclutare più rapidamente i fornitori, il Ministero della Salute istituì un “VIP line” , una lista prioritaria di aziende raccomandate da ministri, parlamentari o membri della Camera dei Lord.
L’8 maggio 2020, Michelle Mone utilizzò la sua e-mail personale per contattare il conservatore Theodore Agnew, un collega della Camera dei Lord, e il ministro Michael Gove, membro del gabinetto di Boris Johnson, spiegando loro che era nella possibilità di fornire i dispositivi di protezione, grazie, ha scritto The Guardian,  ai suoi ”team a Hong Kong”. L’interessamento andò a buon fine e, grazie all’iniziativa di Michelle Mone,   una società ”misteriosa”, MedPro, fu aggiunta alla lista dei VIP. Poche settimane dopo, questa società vinse due importanti appalti pubblici. Uno da 80,85 milioni di sterline per la fornitura di 210 milioni di mascherine e l’altro da 122 milioni di sterline per 25 milioni di camici sterili. Materiale mai utilizzato perché non superò i test di sicurezza del Ministero della Salute. Nonostante ciò, la MedPro, ha realizzato profitto impressionante, in gran parte andato a Barrowman, marito dell’esponente dei conservatori, almeno in base ai documenti cui The Guardian e il Financial Times hanno avuto accesso presso la banca HSBC. Il marito della signora Mone ha ricevuto almeno 65 milioni di sterline da MedPro nel settembre 2020, attraverso il Warren Trust, di cui è beneficiario. Secondo i documenti di HSBC, parte dei profitti di MedPro – 29 milioni – sono versati a un trust offshore, i cui beneficiari sono la signora Mone  ei suoi tre figli.
Il primo ministro, Rishi Sunak, si è detto “assolutamente scioccato” dalla lettura dell’inchiesta di The Guardian, anche perché alla Camera è stato votato un documento per costringere il governo a rendere noti  documenti relativi alla Medpro. Lo stesso quotidiana ha poi rivelato che Michelle Mone aveva “aggressivamente” esercitato pressioni sui ministri per conto di una seconda società, LFI Diagnostics, che era un’altra entità segreta del family office di suo marito nell’Isola di Man.

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