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Israele: giura Netanyahu e le sue promesse scuotono il Paese

Da ieri Israele, con il giuramento prestato da Benjamin Netanyahu, ha un nuovo governo, a detta di tutti il più...

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Da ieri Israele, con il giuramento prestato da Benjamin Netanyahu, ha un nuovo governo, a detta di tutti il più a destra e religiosamente conservatore della storia del Paese. Il primo ministro, al suo sesto mandato, ora dovrà mantenere promesse politiche che si teme possano aumentare la tensione interna, oltre a creare problemi con alleati tradizionali, come gli Stati Uniti, preoccupati per la deriva reazionaria del governo. Il nuovo esecutivo, tra gli impegni che ha assunto, intende dare priorità all’espansione degli insediamenti nella Cisgiordania occupata , estendere massicci sussidi ai suoi alleati ultraortodossi e spingere per una riforma radicale del sistema giudiziario che, secondo gli analisti, potrebbe mettere in pericolo le istituzioni democratiche. Piani che hanno generato dure proteste che hanno scosso trasversalmente  la società di Israele, dagli imprenditori, alle forze armate, ai gruppi LGBTQ. Netanyahu è il primo ministro più longevo del Paese, avendo ricoperto l’incarico dal 2009 al 2021 e un periodo negli anni ’90. Nonostante il suo ritorno politico, rimane sotto processo per frode , abuso di fiducia e tangenti in tre diversi casi di corruzione. Accuse che ha sempre respinto, dicendosi oggetto di una persecuzione messa in atto da media, polizia e pubblici ministeri ostili.                                                                                           “Sento le continue grida dell’opposizione sulla fine del Paese e della democrazia”, ​​ha detto Netanyahu, parlando alla Knesset prima del giuramento formale, in un discorso ripetutamente interrotto dalla minoranza in parlamento.  ”Membri dell’opposizione: perdere alle elezioni non è la fine della democrazia, questa è l’essenza della democrazia”, ​​ha detto. Netanyahu, che è capo del partito nazionalista Likud e guida una coalizione di cui fanno parte un partito ultranazionalista religioso dominato dai coloni della Cisgiordania e due formazioni politiche espressione degli  ultraortodossi.  La piattaforma del governo di Netanyahu afferma che “il popolo ebraico ha diritti esclusivi e indiscutibili” sull’intero territorio israeliano e sui territori palestinesi e promette di promuovere la costruzione di insediamenti nella Cisgiordania occupata. Ciò include la legalizzazione di dozzine di avamposti costruiti illegalmente  e l’impegno ad annettere l’intero territorio della Cisgiordania occupata, un passo che attirerebbe una forte opposizione internazionale distruggendo ogni speranza residua per uno Stato palestinese. La maggior parte della comunità internazionale considera gli insediamenti israeliani in Cisgiordania illegali e un ostacolo alla pace con i palestinesi. Gli Stati Uniti hanno già messo in guardia il nuovo governo dall’intraprendere misure che potrebbero minare ulteriormente le speranze di uno stato palestinese indipendente. Il Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca ha dichiarato giovedì che non “sostiene politiche che mettono in pericolo la fattibilità di una soluzione a due stati o contraddicono i nostri interessi e valori reciproci”. “Sosteniamo politiche che promuovano la sicurezza e l’integrazione regionale di Israele, sosteniamo una soluzione a due Stati e conducano a misure uguali di sicurezza, prosperità e libertà per israeliani e palestinesi”, ha aggiunto.                                                                                                                Yair Lapid , il primo ministro uscente che ora riassumerà il titolo di leader dell’opposizione, ha dichiarato al parlamento di consegnare al nuovo governo “un Paese in ottime condizioni, con un’economia forte, con migliorate capacità difensive e forte deterrenza, con uno dei migliori classifiche internazionali di sempre”. “Cerca di non distruggerlo – ha detto rivolto a Netanyahu – . Torneremo presto”.

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